Carlo Linati, PASSEGGIATE LARIANE

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Carlo Linati, PASSEGGIATE LARIANE @ Milano, Garzanti, 1939, Omaggio a Carlo Linati, pp.5-12, di Carlo Cordiè. In copertina: George Grosz, Alberi, Wellfleet, Cape Cod, 1946. (carboncino, inchiostro di China e acquerello). Bologna, Massimiliano Boni editore, 1999, pp.1-207

 


p.13  Passeggiando per Como

p.43  La stradetta di Blevio

p..52  Appiano degli usignoli

p.67  Soglie di Brianza

p.76  Amenità lariane

p.88  Poggio Cardina

p.100 Tra poggi e coltivi

p.113  La Badia di Vertemate

p.128  Ultima tule Lariana

p.139  A Occidente

p.154  La Villa di Plinio

p.161  Valsolda di confine

p.168  Tra due rami di lago

p.172  La vallata aerea

p.179  Alpi ed alpeggi

p.189  Tremezzina

p.194  Pian di Spagna e Alto Lago


"..Non credo che molti comaschi conoscano questa stradetta remota la quale arrivata a una certa altezza si biforca e si chiama la Peltrera..E' la vecchia stradetta di Brunate..Qualche volta m'è piaciuto farmela su a passo a passo..

Penso però a quelli che abitano sulla Peltrera. Certo questo bel sole che essi godono da quassù e questa bellezza di viste e il poco prezzo che pagano dell'affitto lo debbono scontar in tante scomodità. Poveretti, farsi tutti i giorni a piedi questa litania di scale e questi selciati!

Intanto ch'io scendevo l'altro giorno dalla Peltrera, dietro di me scendevano due donne. Udivo che ragionavano fra loro d'un appartamento che una di esse voleva affittare all'altra, la quale pareva appunto impensierita da tutte quelle scomodità.

- L'è question de abituass - incalzava la affittante. - Del rest el pan gh'el porten su in cà. E ven su el macelar tutt i matin a toeu i ordin.

L'altra ch'era una magruzzia in ghingheri, con scarpette scamosciate:

- Ma minga vessich [non esserci, ndc.] nanca on strascc de cinema! - sospirava." [Passeggiando per Como]


"..Ma alle prime case di Blevio la stradetta si fa più umana..

E' questo il paese dove vive un'umanità aggrappata e sospesa. Lo spazio dello scrimolo di monte su cui è fabbricato Blevio Alta è così stretto e lesinato che per poco uno voglia dar aria alle cose sue, le mette in strada. Qui hanno sciorinato sul terrazzino, a portata di mano, tutte le masserizie: poltrone e vestiario, scendiletto e casseruole: tutti lì a prender il fresco, in buona compagnia. E tutto minuscolo, frammentario, rimescolato. Par di passeggiare in una prosa di Carlo Dossi." [La stradetta di Blevio]


"Poiché in nessun altro luogo ho udito cantare fitti e inebriati gli usignoli come pei suoi giardini e per la sua grande pineta, così ho voluto intitolare dal garrulo seratante [attore a cui viene dedicato uno spettacolo - a cui talora prende parte - in suo onore, ndc.] delle notti primaverili questo mio discorso su Appiano: bella borgata comasca che non si sa perché le toccò quel nome di pianura, mentre, al contrario, è posta su di un bel colle, alberato e ridentissimo..

Il colle è veramente un incanto d'aria pura e vibrata. Pare il Colle dell'Infinito, dell'Infinito lombardo. Ad ovest ed a est tutta la Lombardia settentrionale si dispiega allo sguardo con le sue campagne galoppanti a perdifiato, mentre dall'altro versante del colle v'affacciate sulla vista dell'immenso pineto, la più vasta cantata d'alberi di tutta la Lombardia..

E' in quella pineta che ho sentito cantare i più gagliardi usignoli della terra..

Un meriggio passato nel pineto, che lezione di purezza!..

Ma la parola giusta di tutto questo, la sua vera espressione canora è lasciata, evidentemente, all'usignolo..

Quanto s'è scritto sul canto dell'usignolo! Si potrebbe metter insieme un'intera antologia.


L'usignolo cantò. La cobbola [strofe o stanza di una canzone, ndc.] giuliva

parve un picchierellar trito di stelle

pel ciel di sera che ne tintinniva

ha cantato il Pascoli nelle Myricae..


Il qual canto non è che un provare e riprovare di continuo;..Mai un canto a gola spiegata come quello della capiflera, o dell'allodola, o del merlo..Par insomma  ch'egli altro non si proponga che di migliorare di volta in volta la sua cantata, raffinarla, dar fuori un'edizione sempre più corretta del suo motivo: ma senza pur giungere all'ideale agognato. Ed è questo, vedete, è questo il suo anelito e questa sua pena segreta ch'egli vuol esprimere in quel suo intestarsi a fare e rifare, continuo e disperato, attraverso i secoli.." [Appiano degli usignoli]


"..Confesso che provo sempre un gran piacere ogni volta che m'imbatto in uno di questi roccoli [appostamenti fissi d'uccellagione, ndc.] abbandonati. Penso: ecco che una almeno di queste vecchie trappole è stata messa fuori d'uso! Quanto alla caccia sono sempre stato un indifferente, un evasivo. Come Montaigne che riguardo al viaggiare si lasciava sempre trascinare dove gli altri volessero condurlo senza mai sollevare obiezioni o rimostranze poiché per lui qualunque luogo al mondo era buono purché vi fosse gente da studiare e da osservare, così anch'io mi son lasciato condurre in qualche riserva, a cacciar in palude, a star in agguato in un paretaio: ma l'ho sempre fatto di malavoglia e senza gusto.." [Ad Occidente].