GIANNI BRERA, Il calcio veneto

Stampa PDF

GIANNI BRERA, Il calcio veneto, presentazione di Paolo Brera, Vicenza, Neri Pozza editore, pp.1-102 Appendice: Verona, di Adalberto Scemma; Rovigo, di Maurizio Romanato; Belluno, di Roberto Bona, pp.125-178

La Fiera: proprio lì, sul piazzale dove ogni mercoledi e venerdi gli ambulanti ripongono la loro merce sulle bancarelle, ottantacinque anni fa i "Giovani Calciatori Vigevanesi" esibivano le loro prodezze. Era già sorta prima della grande guerra una società calcistica locale: la "Pro Vigevano", squadra dello "Sport Club", un'associazione privata nata nel 1898 che si occupava soprattutto di organizzare competizioni ginniche. Disputava partite a livello amatoriale e senza continuità. Con lo scoppio della guerra, questa squadra si sciolse, ma la passione rimase intatta. Così, terminato il conflitto, alcuni appassionati si unirono per dar vita ad una nuova società: quella dei "Giovani Calciatori Vigevanesi", che partiva dalla quarta categoria. Scrive il Corriere di Vigevano del 10.7.1921: 'Il Comune, con alto senso sportivo, ha concesso alla società parte della piazza della Fiera, perchè venga adibita a campo sportivo, previa cintatura di detto campo'. La raccolta di fondi diede buoni frutti: con 15000 lire fu eretta ai bordi del campo una staccionata in legno. [v.: DENIS ARTIOLI, Giovani da settant'anni, Storia e leggenda del Vigevano dalle origini ad oggi, Edizione fuori commercio a tiratura limitata (1000), Como, Primi,1992, pp.15-20].

Attenuazione della primordialità iniziale dello spazio ludico e gemmazione dei "calcisti" dalle società di ginnastica le riporta anche Brera, relativamente a Venezia, Treviso e Padova.

A Venezia nel 1907 i "calcisti" della società Ginnastica Reyer e della palestra Marziale si riunirono e decisero di fondare il Venezia Football Club ("Luogo di allenamento, prima dell'approdo al Campo di Marte in Sant'Elena, lo spiazzo erboso delle Chiovere a san Giuliano, dove le buche facevano aggio sulle pietre assassine che spuntavano fra i cespi di gramigna": p.31); seguito nel 1914 da un "misterioso" Popolari Venezia.

A Treviso, nel 1904, muore la Società Ginnastica e Velocipedistica ("Si giocava a pallone sul terreno incolto della Raffineria, nei pressi della palestra Canterane": p.64); sorge l'Associazione Calcio Treviso, divenuta Football Club nel 1909 ("Il campo di gioco venne trasferito dalla Raffineria alla Piazza d'Armi": p.65); successivamente sciolto e rifondato nel 1913 ("Il campo da gioco, appositamente tracciato a Santa Maria del Rovere, fu nel 1920 rinnovato e abbellito": p.68)

A Padova il campo dei Tre Pini merita citazione fra i luoghi sacri allo sport nazionale. "All'estremità del terreno vi era un padule autentico. Ripulito di canne e falaschi, si trasformò in laghetto idoneo a gare di canottaggio e nuoto. Il terreno più sodo venne spianato e affidato alle preziose radici della gramigna" (p.84). Era il terreno di svago annesso al Collegio Antonianum dei gesuiti in via Donatello, che dà sul Prato della Valle, articolato in Pensionato, dove i genitori abbienti allogavano i figli iscritti all'Università e Scuola di religione per studenti medi, la cui ambizione era metter sotto gli universitari. Nei primi anni del secolo XX dal Gruppo sportivo del Petrarca (ginnastica e pallone) nasce qui il Petrarca calcio: per due anni limitatosi ad incontri amichevoli ai Tre Pini con Mestre, Venezia e Volontari Venezia, il 16.1.1912 è affiliato alla Federazione; preceduto (solo dal punto di vista anagrafico) dal Padova Football Club il 29.1.1910: pp.83-88.

Brera trae queste notizie da "certe note amarcord di Carlo Vianello, terzo capitano del Venezia": p.40; dallo storico patavino Paolino Lion; e da don Leone Rosa, dell'Archivio dell'Antonianum ("Don Leone è buono come uina pecorella di Dio: però se tocchi una sua scheda sei morto"): p.90. "Ho lavorato fin qui di statistica, trascurando le vicende abbastanza comuni dei pedatori veneziani": p.47.

Altra è l'attenzione che dedica a personaggi quali Viani, Rocco, Cappello e Paolo Rossi: questi ritratti si ritrovano identici in altri testi: 'L'Arcimatto 1960-1966', 'Il più bel gioco del mondo', o 'Incontri e invettive'. E' solo una sbavatura di tipo editoriale, inevitabile per un tale polemista.