Erich Auerbach, MIMESIS

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Erich Auerbach, MIMESIS - Il realismo nella letteratura occidentale, @ 1956, traduzione di Alberto Romagnoli e Hans Hinterhauser, Introduzione, pp.IX-XXXV, di Aurelio Roncaglia, Einaudi, 1956, pp.1-597

 


Saggi di Erich Auerbach (1892-1957)


p.1  La cicatrice d’Ulisse

p.28  Fortunata

p.55  L’arresto di Pietro Valvomeres

p.82  Sicario e Cramnesindo

p.101  La nomina d’Orlando a capo della retroguardia nell’esercito franco

p.129  La partenza del cavaliere cortese

p.150  Adamo ed Eva

p.181  Farinata e Cavalcanti

p.212  Frate Alberto

p.241  Madame du Chastel

p.271  Il mondo nella bocca di Pantagruele

p.294  L’humaine condition

p.327  Il principe stanco

p.351  Dulcinea incantata

p.378  L’ipocrita

p.415  La cena interrotta

p.456  Miller il musicista

p.476  All’hotel de La Mole

p.522  Germinie Lacerteux

p.555  Il calzerotto marrone

p.586  Conclusione

p.591  Indice dei nomi, delle opere e dei concetti principali


<Frate Alberto>

“In una famosa novella del Decamerone (IV, 2 ) il Boccaccio narra d’un tale d’Imola che, per la sua vita corrotta e scellerata, essendogli divenuto impossibile vivere nella città natale, decise di lasciarla. Si recò a Venezia, vi diventò monaco francescano e addirittura prete, prese il nome di frate Alberto, e seppe così bene darla a intendere con atti d’umiltà e di pietà da esser tenuto per uomo santo e degno d’ogni fiducia. Un giorno costui narra a una delle sue penitenti, ‘una giovane bamba e sciocca’, moglie d’un mercante andato a commerciare in Fiandra, che l’arcangelo Gabriello è innamorato della sua bellezza e desidera visitarla di notte; egli stesso la visita sotto la veste dell’arcangelo Gabriello, e gode di lei. La cosa continua per un bel pezzo, ma poi ha una brutta fine..

Mentre il romanzo antico è un genere tardo, che si attua in lingue che già da gran tempo hanno dato il meglio di sé, la ricerca stilistica del Boccaccio trova a sua disposizione una lingua letteraria appena nata e quasi ancora informe..”


<Il mondo nella bocca di Pantagruele>

“..Una fertile ironia, che confonde gli aspetti e le proporzioni abituali, che fa apparire la realtà nella trascendenza, la saggezza nella pazzia, l’indignazione nella piacevole e saporita gioia di vivere e fa risplendere nel giuoco delle possibilità la possibilità della libertà..

Questo per quanto riguarda il quotidiano. La serietà consiste invece in quella gioia di scoprire, gravida di tutte le possibilità e pronta a osare ogni esperienza reale e trascendentale, che era propria del suo tempo, la prima metà del secolo del Rinascimento, e che nessuno ha tradotto in termini sensibili come egli ha fatto con la sua lingua. Perciò la sua mescolanza degli stili, la sua buffoneria socratica, si può chiamare stile sublime..”


<L’humaine condition>

“ Il principio del II capitolo del III libro degli Essais è uno dei numerosi passi in cui Montaigne parla dell’oggetto dei suoi saggi e del suo intento di rappresentare se stesso. In primo luogo egli mette in rilievo il vacillamento, l’instabilità ,la mutabilità del suo oggetto; indi descrive il procedimento a cui s’è attenuto nel trattare un oggetto così ondeggiante, infine discute la questione dell’utilità della sua impresa..

Per quanto il contenuto del passo sia pensato e rigorosamente logico, per quanto si tratti di riflessioni penetranti che approfondiscono singolarmente il problema dell’introspezione, tuttavia tanta è la vivacità dell’espressione, che lo stile spezza la cornice della trattazione teoretica.

Montaigne, che è solo con se stesso, trova nel suo pensiero abbastanza vita e, per così dire, calore corporeo, per scrivere come se parlasse..

Fa parte del suo metodo il partito preso dell’ignoranza e dell’indifferenza nei riguardi delle cose; in questo senso egli non cerca che se stesso..

E la vita propria, quella che si deve ascoltare; è poi sempre una vita qualunque, essendo ogni vita nient’altro in sostanza che una fra i milioni di varianti possibili di vita umana. L’indispensabile condimento del metodo di Montaigne è la propria vita d’uomo qualunque..

Per lui il ‘conosci te stesso’ è un’esigenza non soltanto pratica e morale, ma anche gnoseologica..

Parla di mille cose, e l’una trapassa agevolmente nell’altra; se racconta un aneddoto o parla delle sue occupazioni giornaliere o riflette su un’antica dottrina morale o assaggia il presentimento della propria morte, tutto è per lui lo stesso, il suo tono non cambia..”


<All’hotel de La Mole>

“Julien Sorel, l’eroe del romanzo di Stendhal Le Rouge et le Noir (1830), un giovane ambizioso e appassionato, figlio d’un piccolo possidente della Franche Comté, per una concatenazione di circostanze, lasciati gli studi di teologia nel seminario di Besancon, era diventato a Parigi segretario d’un grande signore, il marchese de La Mole, conquistandone la fiducia. La diciannovenne Matilde, figlia del marchese, è intelligente, viziata, fantastica e tanto altezzosa che incomincia a sentir la noia della sua condizione e del suo ambiente. Il sorgere della sua passione per il ‘domestico’ di suo padre costituisce un ammiratissimo capolavoro  di Stendhal..

Stendhal è il fondatore di quel moderno realismo serio che non può rappresentare l’uomo se non incluso entro una realtà politica, sociale ed economica continuamente evolventesi, come accade oggi in un qualunque romanzo o film..”


<Germinie Lacerteux>

“Nel 1864 i fratelli Edmond e Jules de Goncourt pubblicarono il romanzo Germinie Lacerteux, che narra le esperienze sessuali e la graduale perdizione d’una donna di servizio..

Da questo punto di vista li attraeva il popolo minuto come oggetto d’arte; lo stesso Edmond de Goncourt l’ha espresso in modo eccellente in un’annotazione del Journal del 3 dicembre 1871:

Ma perché scegliere questi ambienti? Perché, nello sparire d’una civiltà, è in basso che si conservano i caratteri delle cose, delle persone, della lingua, di tutto. E perché ancora? Forse perché sono un letterato di buona nascita, e il popolo, la canaglia, se così vi piace, ha per me l’attrattiva di popolazioni sconosciute e non esplorate, qualche cosa di quell’eroico che è cercato dai viaggiatori..

Non appena s’esamini attentamente, ci si accorge che si tratta, non d’un impulso sociale, bensì estetico, e che si descrive non un soggetto che metta in evidenza il nocciolo della struttura sociale, ma un singolare fenomeno isolato al margine di essa. Per i Goncourt si tratta dell’attrazione estetica per il brutto e il patologico..

Circa in quest’epoca, vale a dire fin dal 1880, si rivelano al pubblico europeo con opere realistiche i paesi scandinavi e soprattutto  la Russia. Fra gli scandinavi la personalità più influente è il drammaturgo norvegese Enrico Ibsen. I suoi drammi sociali hanno una mira, si dirigono contro la rigidezza, la mancanza di libertà e di sincerità della vita dell’alta borghesia. Quantunque essi si svolgano in Norvegia, e anzi si riferiscano proprio all’ambiente norvegese, tuttavia i loro problemi toccarono la borghesia dell’europa centrale in genere. La sua magistrale tecnica drammatica, la mèta sicura dell’azione e l’acuto disegno dei caratteri, specialmente di alcune donne, trascinarono il pubblico..

Più durevole e rilevante è l’influenza dei Russi..

Nei riguardi del realismo russo, giunto però a fioritura soltanto nel secolo XIX, anzi nella seconda metà di questo, s’impone l’osservazione che esso riposa sopra l’idea cristiano-patriarcale della dignità creaturale insita in ogni uomo, di qualunque ceto e di qualunque condizione; che esso dunque è nelle sue basi piuttosto imparentato con l’antico realismo cristiano che con quello moderno europeo. La borghesia illuminata, attiva, ascendente al dominio economico e spirituale, che ovunque altrove sta alla base della cultura moderna in generale e del realismo moderno in particolare, si direbbe che sia stata in Russia quasi inesistente; per lo meno non la s’incontra nei romanzi, nemmeno in Tolstoj e nemmeno in Dostojevskij. Nei romanzi realisti vi sono personaggi dell’alta aristocrazia, nobili proprietari di terre di differente grado e ricchezza, vi sono gerarchie d’impiegati e di preti, e inoltre piccoli borghesi e contadini, e cioè popolo negli aspetti più vivaci; ma il ceto di mezzo, la borghesia ricca, i mercanti, è ancora diviso e suddiviso in gilde e in ogni caso è di costumi e di sentimenti  del tutto patriarcali..

Dentro a questa famiglia grande e unitaria, che si distingue dalla contemporanea società europea per l’assenza quasi totale d’una borghesia illuminata,

cosciente di sé e al lavoro secondo un suo piano, domina ora, durante il secolo XIX, una violentissima agitazione interna, come si desume in modo certo dalla letteratura. La nota più essenziale di questo moto interno, quale è documentato nel realismo russo, consiste nella mancanza di presupposti storici, nell’illimitatezza e nella veemenza del senso vitale degli uomini rappresentati. Questa è l’impressione più forte, che precede ogni altra, per il lettore occidentale, più forte con Dostojevskij, ma anche con Tolstoj e con altri. Si direbbe che i Russi abbiano conservato un’immediatezza di vita, quale raramente si poteva allora incontrare nella civiltà occidentale del secolo XIX: una forte vibrazione morale o spirituale scuote subito i loro istinti più profondi, e in un istante essi cadono da una condizione relativamente tranquilla, talvolta quasi vegetativa, negli eccessi più mostruosi sia nel campo pratico, sia in quello spirituale..

Oltremodo caratteristica è la tesi esposta da Ivan Karamazov e che costituisce il tema fondamentale del grande romanzo, che il delitto deve considerarsi come l’inevitabile e razionale via d’uscita d’ogni ateo: una tesi in cui la passione radicale del ’tutto o niente’ pervade il pensiero in modo dilettantesco e al tempo stesso con una grandezza terribile..”


<Il calzerotto marrone>

“..Nel romanzo di Virginia Woolf Gita al faro, la signora Ramsey è la bellissima ma non più giovane moglie d’un apprezzato professore di filosofia di Londra; essa si trova col figlio minore James, di sei anni, alla finestra d’un’ampia casa al mare, che da anni il professore prende in affitto in un’isola delle Ebridi. Oltre ai coniugi Ramsey, ai loro otto figli e al personale di servizio, la casa è abitata e frequentata da numerosi amici, fra i quali un noto botanico, William Banks, anziano, vedovo, e la pittrice Lily Briscoe, i quali in quel momento passano sotto la finestra. James, seduto sul pavimento, è occupato a ritagliare figure da un catalogo illustrato. Sua madre poco prima gli ha promesso che domani faranno una gita in barca a vela fino al faro, se il tempo sarà bello. Da molto tempo James desidera fare questa gita. Per gli abitanti del faro sono stati preparati diversi regali; fra questi un paio di calzerotti per il figlio del guardiano del faro. L’intensa gioia provata da James all’annuncio della gita è stata però subito distrutta dalla brusca osservazione del padre che domani il tempo non sarà bello; uno degli ospiti lo conferma con una certa cattiveria in base a osservazioni meteorologiche..

La tecnica particolare di Virginia Woolf consiste in ciò, che la realtà esteriore obiettiva, rappresentata direttamente dall’autore, e che appare come un fatto sicuro, il misurare il calzerotto, non è che un momento, anche se non del tutto occasionale; importante è solo quanto da esso è provocato, che non è visto direttamente, ma di riflesso, e che non è legato al filo dell’azione esteriore.

A questo punto si presenta alla memoria l’opera di Marcel Proust. Egli fu il primo a seguire con coerenza un procedimento simile, il quale consiste nel ritrovare nel ricordo la realtà perduta, il quale ricordo è provocato da un fatto insignificante e apparentemente casuale..

Questo spostamento del centro di gravità esprime quasi uno spostamento di fiducia: si attribuisce meno importanza alle grandi svolte esteriori e ai colpi del destino, come se da essi non possa scaturire nulla di decisivo per l’oggetto; si ha fiducia invece che un qualunque fatto della vita scelto casualmente contenga in ogni momento e possa rappresentare la somma dei destini; si ha fiducia maggiore nelle sintesi, ottenute con l’esaurire un fatto quotidiano, piuttosto che nella trattazione completa in ordine cronologico. Il procedimento seguito dagli autori moderni può paragonarsi a quello di alcuni filologi moderni, secondo i quali un’interpretazione di pochi passi della Fedra, dell’Amleto o del Faust dice molto di più e di essenziale su Racine, Shakespeare e Goethe e le loro epoche, che non corsi monografici che trattino in ordine sistematico la loro vita e le loro opere; anzi in proposito si può citare il presente studio. Non avrei potuto scrivere una storia del realismo europeo, sarei annegato nella quantità dei fatti; avrei dovuto discutere disperatamente sulla delimitazione delle varie epoche, la posizione dei singoli autori in esse, ma soprattutto sulla definizione del concetto di realismo. Inoltre, per amore di completezza, sarei stato obbligato a occuparmi di fenomeni a me noti soltanto superficialmente, cosicché avrei dovuto acquistare con letture apposite le cognizioni necessarie, il che mi sembra un metodo poco raccomandabile; e i motivi che ispirano la mia ricerca e per i quali essa è scritta sarebbero scomparsi completamente nella massa d’indicazioni materiali già note e reperibili in manuali. In compenso mi sembra fruttuoso e realizzabile il metodo di lasciarmi guidare da alcuni motivi presentatisi alla mia mente a poco a poco e disinteressatamente, e di esaminarli in una serie di testi, diventatimi familiari e vivi nel corso della mia attività filologica; poiché sono convinto che quei motivi fondamentali della storia del realismo letterario, se non ho errato nell’individuarli, si devono riscontrare necessariamente in un qualunque testo realistico..”