Thomas de Quincey, GLI ULTIMI GIORNI DI IMMANEUEL KANT

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Thomas de Quincey, GLI ULTIMI GIORNI DI IMMANEUEL KANT, a c. di Fleur Jaeggy, Milano, Adelphi, 1983, pp.1-114

 


p.9  Gli ultimi giorni di Immanuel Kant

p.81  Note

p.105  Breve biografia congetturale, di Fleur Jaeggy


pp.49-79 “..Nella primavera di quell’anno 1802 consigliai a Kant di prender un po’ d’aria. Da molto tempo egli non usciva più, e passeggiare era per lui ormai fuori questione. Ma pensai che il movimento d’una carrozza e l’aria avrebbero potuto forse ravvivarlo. - Sprofonderò nella carrozza - diceva - e mi accascerò come un mucchio di stracci vecchi -. Ma io insistetti con gentile invadenza per spingerlo a provare, assicurandolo che saremmo immediatamente tornati se egli avesse trovato eccessivo lo sforzo..

Nelle ultime settimane della sua vita, Kant s’occupava incessantemente di qualcosa che sembrava non soltanto senza scopo, ma in se stesso contraddittorio..Nessuna descrizione può dare un’impressione adeguata della spossata agitazione con cui dal mattino alla sera egli perseguiva quelle fatiche di Sisifo - quel fare e disfare -, con l’assillo di non riuscire a compiere un gesto, con l’assillo d’averlo appena compiuto..

In tale stato, muto o farfugliante in modo puerile, tutto assorto in se stesso e torpidamente remoto dal circostante, o altrimenti concentrato nell’inseguire fantasmi e deliri da lui stesso creati,..quale contrasto egli offriva con quel Kant che un tempo era stato il brillante centro delle compagnie più brillanti per rango, spirito o dottrina che la Prussia offrisse!..Una volta l’avevo sentito dire che parecchi suoi amici, che soffrivano di marasma senile, nella fase ultima della loro malattia avevano passato quattro o cinque giorni di totale liberazione dal dolore, ma senza avere alcun appetito, e poi s’erano assopiti quietamente nel sonno estremo. Temevo ora che egli stesso si trovasse in quello stato..Tutto quello che gli si offriva di liquido passava nell’esofago con un rantolo, come spesso succede con i moribondi; e tutti i segni dell’approssimarsi della morte erano presenti..Il 28 febbraio, alle due del pomeriggio, tutti i dignitari della Chiesa e dello Stato, non solo quelli residenti a Konisberg ma anche coloro che erano accorsi dalle parti più remote della Prussia, si raccolsero nella chiesa del castello. A partire da lì essi furono scortati dall’intero corpo accademico dell’Università, vestito splendidamente per l’occasione, e da numerosi ufficiali superiori dell’esercito, i quali sempre avevano dimostrato una grande predilezione per Kant, sino alla casa del defunto professore; e da lì la salma fu trasportata, alla luce delle torce, - mentre le campane di tutte le chiese di Konisberg suonavano a morto - alla cattedrale, illuminata da innumerevoli ceri. Una fila interminabile di persone la seguiva a piedi. Nella cattedrale, dopo la cerimonia funebre, accompagnata da ogni possibile espressione che testimoniasse la venerazione nazionale per il defunto, ci fu una grandiosa funzione con musica eseguita in modo mirabile, alla fine della quale le spoglie mortali di Kant furono tumulate nella cripta accademica: e là egli riposa ora fra i patriarchi dell’Università. PACE ALLE SUE CENERI; E ONORE ETERNO ALLA SUA MEMORIA!”