Laurence Sterne - VIAGGIO SENTIMENTALE ATTRAVERSO LA FRANCIA E L’ITALIA

Stampa PDF

Laurence Sterne, VIAGGIO SENTIMENTALE ATTRAVERSO LA FRANCIA E L’ITALIA,  testo inglese e traduzione di Ugo Foscolo  pp, 1-235, Introduzione di Giuseppe Sertoli, pp.IX-LVIII, Note al testo, pp.237-292, Milano, Mondadori, 1983


“Thirnothine! je t’adore, toi et ton père, toi et ton chat”.
Sterne? No, è Rimbaud.¹ Le allusioni grassocce, che serpeggiano
nell’opera del primo, sono tanto più notevoli, in quanto “was in
black”, in “black coat”:² si tratta cioè, di un ecclesiastico.³
Gli incontri erotici, in particolare, vi ingenerano, più che ve-
ri sensi di colpa (complice la vocazione alla tolleranza dei La-
titudinarians) trabocchetti e distinguo in abbondanza.

La fertilità del tema, come ho detto, sarà colta da Rimbaud  
nella novella citata; e si manterrà integra fino a un Bernanos,⁴
la cui ternatica catto-esistenzialistica ha qualche affinità con
l’opera sterniana.
Vediamo le corrispondenze fra i testi in questione [trad.
it. inedita di due].

 

"Un particolare restava imprecisato in questo contratto,
vale a dire il punto, che concerneva le inevitabili modalità tecniche, con-
nesse a tutta la delicata materia dello spogliarsi e dell'andare a letto e
siccome certe modalità in uso sono, per così dire, prescrittive, le lascio
sottintendere all'intuizione del lettore, essendo implicito che, se poi la
sullodata materia risultasse men che delicata, la sede a cui imputare tanta
depravazione si troverà esclusivamente nella mente del sullamentato e reci-
divo lettore.

Una volta a letto, vuoi per la romanzesca novità della situazione, vuoi
per chissà qual rodìo interiore, non riuscivo a chiudere occhio; mi giravo
e rigiravo, mulinando e rimuginando ben oltre mezzanotte; esaurita poi ogni
umana risorsa di sopportazione, proruppi in un liberatorio: "Dio mio!".

"Non avete rispettato il contratto, Monsieur," fece subito la signora,
sveglia come me, se non di più. Mi appellai mille volte alla sua clemenza,
sottolineando che quella mia invocazione aveva esteriorizzato un semplice
fenomeno vocale di autocommiserazione, al che lei ribadì trattarsi di tota-
le rottura di contratto, obbligandomi (noblesse oblige) ad obiettarle che
il mio caso era contemplato in una precisa clausola del terzo articolo.

La signora non si spostava di un millimetro dal suo assunto; ma, con-
temporaneamente, trascinata dalla foga della disputa in corso tra noi, era
costretta a sguarnire i contrafforti che la trinceravano contro i miei ri-
petuti assalti: scoccavano scintille, che, a un certo punto, si materializ-
zarono acusticamente nel crepitio di una gragnuola di spilli precipitati
dalla cortina a terra nei suoi paraggi.


"Sul mio onore, Madame, giuro" proclamai e, con gesticolazione, che ten-
deva a corroborare il mio assunto, allungai il braccio al di là dei confini
del mio letto (avrei aggiunto, che mai e poi mai sarebbero stati da me scal-
fiti e men che meno oltrepassati gli infimi lembi di quel decoro così prezio-
so agli occhi del mondo).

Senonchè la fille de chambre, avuto sentore del nostro diverbio e al-
larmata da quell'acceso scambio di vedute, preludio all'apertura dichiarata
di probabili ostilità, era sgusciata fuori così silenziosamente dal suo sga-
buzzino da scivolare, protetta dal buio pesto, di nascosto quasi come una
ladra, fin proprio nel bel mezzo dei nostri letti, cosicché la mia mano,
inoltratasi brancolando avventurosamente in territorio neutro, si trovò tut-
ta tentacolare com'era, a palpeggiare le inequivocabili formosità della fil-
le de chambre".⁵

___________

"Allora, sconvolto al vedermi con quella giovane creatura nella solitu-
dine di quella cucina... alzai la fronte arrossendo e, davanti alla bellez-
za della mia interlocutrice, non potei che balbettare un debole: Mademoisel-
le?...

Thimothine! eri bella! Fossi pittore, riprodurrei sulla tela i tuoi sa-
cri tratti con questo titolo: la Vergine della scodella! Ma non sono che
poeta e la mia lingua può celebrarti solo in modo incompleto...

Le casseruole dagli esili fili di fumo della cucina economica, coi bu-
chi in cui, come rossi occhi, sfavillavano le braci, esalavano un celestia-
le odore di zuppa di cavoli e di fagioli, e davanti ad essa, aspirando l'odo-
re di quei legumi, guardando il gatto coi begli occhi grigi, o Vergine del-
la scodella, asciugavi la tua tazza!...

Non parlavo, ma il mio cuore parlava!... caddi quindi in un dolce ab-
bandono... giacché Thimothina parlava di rado; lanciava sguardi d'amore sul
suo seminarista e, non osando guardarlo in faccia, dirigeva i suoi occhi
chiari verso le mie scarpe tirate a lucido!... Io, dietro il grosso sacre-
stano, mi abbandonai al mio amore...

Compresi che, traviata da quella società malvagia, Thimothina Labinet-
te, Thimothina non avrebbe mai potuto dar libero sfogo alla sua passione!"⁶



"Siamo usciti insieme dalla sacrestia e tutte le sue compagne, che mor-
moravano, han taciuto bruscamente, poi sono scoppiate a ridere. É evidente
che avevano combinato la cosa tra loro... Ma la povera piccina, senza dubbio
incoraggiata dalle altre, mi perseguita con smorfie sornione, raggelanti, con
espressioni da vera donna, e con un certo suo modo d'alzarsi la gonna per an-
nodare il nastro che le serve da giarrettiera... Mentre le parlavo, m'osser-
vava con un'attenzione così imbarazzante che non ho potuto impedirmi di arros-
sire...".⁷

 

“Ahimè, la nostra società è fatta in modo che la felicità
vi sembra sempre sospetta. Credo che un certo cristianesimo,
ben lontano dallo spirito dei Vangeli, entri per qualcosa in questo
pregiudizio comune a tutti, credenti o increduli."⁸ La frase,
attribuita da Bernanos allo spretato Dupréty, è in consonanza
con l’amore (anche) sessuale, che per Sterne “è l’identità pro-
fonda dell’uomo e, come avevano detto i Latitudinari, il rifles-
so di Dio in lui”⁹ e col motivo - la malvagità del prossimo - da
cui il seminarista Léonard inferisce la propria delusione; ma al-
tri punti in comune sono la sottomissione dell’etica alla reIigio-
ne, la tendenza a scaricarsi del proprio fardello interiore (sul-


l’immaginario del lettore in Sterne, sulla malizia delle compa-
gne di Serafita in Bernanos e sulla grossolanità del Superiore,
dei condiscepoli e dell’entourage di Thimothina in Rimbaud) e
il vivere il rapporto con l’altro sesso come commistione di sa-
cro e profano, di attrazione mondana e colloquio col trascenden-
te.¹⁰

Nel Tristram Shandy, dove la “pedalizzazione della forzatu-
ra dello schema abituale d’intreccio”¹¹ (di matrice cervantina,
ma calata in una prosa quanto più brillante e imprevedibile¹²
rispetto a quella, sostenuta ma impoetica, del Don Chisciotte!)
è effetto delle digressioni che, in conformità ad un progetto

“corallino", "giullaresco", vi introduce “tutta una serie di
sottocodici linguistici... (p.e. legale, clinico, storiografi-
co, encomiastico, ecc.),¹³ l’imbarazzo si traduce nell’impiego,
con intercalati illusionistici segni d’interpunzione, dell’a-
sterisco a "corpo di carattere". (Esempio: ...Su mia cara Jenny,
racconta al mondo come mi comportai una voIta, in uno di quei
disastri, il più deprimente nel suo genere che potesse toccar-
mi come uomo, fiero, quale dovrebbe essere, della propria viri-
lità.

Basta, dicesti tu, venendomi vicino, mentre io, con le
giarrettiere in mano, stavo meditando su quello che non era av-
venuto. - Basta così, Tristram, io sono contenta lo stesso, -
tu dicesti bisbigliandomi alI'orecchio queste parole: * * * *
** **** *** ***; **** ** **.).¹⁴ Gli asterischi sono, appunto, il
sottocodice del pudore.


“Una grande passione della sua vita”; “una confessione to-
tale, il cuore e il corpo messi a nudo”; la descrizione d’una
“disintegrazione psichica”; “una tragica storia d’amore e di mor-
te”. Altri, ha ascritto, viceversa, il Journal to Eliza a simu-
lazione sentimentale, facendone una sorta di laboratorio del
patetico, giustificabile con le preoccupazioni stilistiche dell’autore,
alla vigilia della stesura del Sentimental Journey.¹⁵



Tale ipotesi postula un ipografismo, estraneo a chi scrive:
“non mi capita mai di fare un’ invenzione o scoprire un accorgi-
mento che promuova il bello scrivere, senza che io istantaneamen-
le lo renda pubblico, nel desiderio che l’umanità tutta scriva
tanto bene quanto me. Il che le riuscirà quando penserà altret-
tanto poco”.¹⁶ A riprova, si veda come la raffigurazione di per-
sonaggi del milieu aristocratico (cfr. il capitolo “Sui baffi”:
T.S., Vol. V, Cap. i; “La spada. Rennes”: S.J.,II, XLV; “Parigi”:
ivi, II, LXII) si stempri qui in una totale, pungente immediatez-
za;¹⁷ quanto poco simulate siano le invettive contro i nemici o
in genere gli “inumani” testimoni della sua passione;¹⁸ e come,
in un altro brano,¹⁹ l’allocuzione - enfatica - ad Eliza sia pal-
pabilmente sceverabile da “quelle minutiae di pensiero e senti-
mento che sembrano inezie, eppure hanno una certa importanza sul
momento e che quasi tutti avvertono in un modo o nell‘altro”,²⁰
nell’effondere, con nitidezza di pensiero, le quali Coleridge in-
dividuò la precipua caratteristica dello scrittore.

1. A. Rimbaud, Un coeur sous une soutane, “Oeuvres complètes”,
Bibliothèque de la Pléiade, Paris, Gallimard, 1954, p. 152.         

2. L. Sterne, A Sentimental Journey through France and Italy,
traduzione di Didimo Chierico, a cura di G. Sertoli, Milano,
Mondadori, p. 94 e p. 196.

3. “Ma certo non fu lui a conferir decoro all'abito talare: pre-
te frivolo e galante, la sua vita coniugale era turbata dalle
small, quiet attentions che egli non cessava di tributare a
varie signore” (cfr. M. Praz, Storia della letteratura ingle-
se, Firenze, Sansoni, 1958, p. 220).

4. G. Bernanos, Diario di un curato di campagna, Milano, Monda-
dori, 1958.

5. L. Sterne, op. cit. pp. 232-234; l’episodio, con cui il S.
J. si conclude, è preceduto da quelli della signora della
désobligeante: ivi, pp. 30-48, della beautiful Grisset:
ivi, pp. 92-100 e della fille de chambre: ivi, pp.118-120.

6. A. Rimbaud, op. cit., pp. 150-158. Thimothina, per la scel-
ta dei luoghi e per i temi del ritratto e dello smacco fina-
le,è anche sovrapponibile alla Jeanneton del Vol. VII, Cap.
ix del Tristram Shandy, Torino, Einaudi, 1958, pp. 408-409.

7. G. Bernanos, op. cit., pp. 25-27.     

8. Ivi, p. 37.

9. Cfr. G. Sertoli, nota 104 al cap. XXII del Vol. I del S. J . ,
cit., p. 257 e Introduzione al S.J., cit., p. XXXV.

10. Trovo tanto sollievo col tuo ritratto -- l’ho mandato a memo-
ria, cara ragazza, oh! è dolce! è gentile! è riflessiva! è
affezionata! è -- tua mio Bramino -- Gli recito i miei mattuti-
ni e i miei vespri”: L. Sterne, Journal to Eliza, con una
nota di A. Brilli, Palermo, Sellerio, 1981, p. 28;
Vas devotionis
Rosa mystica
"Thimothina    {    Turris Davidica, Ora pro nobis!
Coeli porta
Stella maris": A. Rimbaud, op. cit.,
152; “In quel momento, è successa una cosa slngolare. Non
la spiego, la riferisco tal quale... In poche parole, mentre
fissavo quel buco d’ombra dove, persino in pieno giorno, m’è
difficile riconoscere un viso, quello della signorina Chan-
tal ha cominciato ad apparirvi a poco a poco, gradatamente.
L’immagine era là sotto i miei occhi, in una specie di mera-
vigliosa instabilità, ed io restavo immobile come se il più
piccolo gesto avesse potuto cancellarla. E mi domando: que-
sta specie di visione non era forse legata alla mia preghie-
ra? Non era la mia stessa preghiera, forse? La mia preghiera
era triste, e l’immagine era triste come essa. Potevo appena
reggerla, quella tristezza, e nello stesso tempo m’immagina-
vo di parteciparvi, d’assumerla intiera: mi auguravo che mi
penetrasse, riempisse il mio cuore, la mia anima, le mie os-
sa, il mio essere”: G. Bernanos, op. cit., pp. 113-114.

11. V. Sklovskij, “Il romanzo parodistico. Tristram Shandy di
Sterne (1713-1768)”, in Teoria della prosa, Torino, Einaudi,
1976, p. 242.

12. V. Woolf, “Il viaggio sentimentale” in La signora dell’ angolo
di fronte, Il Saggiatore, Milano, Mondadori, 1979, pp. 134-/135.

13. G. Melchiori, Introduzione a: L. Sterne, La vita e le opi-
nioni di Tristram Shandy gentiluomo, Milano, Mondadori,
1986, p. XXIV e pp. XXVII-XXVIII.     

14. L. Sterne, La vita e le opinioni di Tristram Shandy genti-
luomo, cit., Torino, Einaudi, 1958, Vol. VII, Cap. xxix,
432.

15. Cfr:”  G. Sertoli, Introduzione al S.J., pp. 18-26.

16. L. Sterne, Tristram Shandy, cit., Torino, Einaudi., Vol IX,
Cap. xii, p. 521.

17. “1 Maggio. Uscito oggi nel parco -- lì Saba a cavallo: le so-
no passato due volte accanto senza riconoscerla. La 3^ volta
lei si è fermata per chiedermi come stavo -- Non avrei voluto
chiedertelo, Salomone! ha detto, ma il tuo aspetto mi ha col-
pito, ho paura che tu sia più di là che di qua -- Ho ringra-
ziato Saba, molto civilmente, ma senza alcun sentimento che
non fosse mera gratitudlne. L’affetto, ahimé, è volato via
con te, Eliza! Non avrei creduto che Saba potesse cambiare
tanto in grazia e beltà -- Ti sei rimpicciolita povera Saba
fino a diventare niente, soltanto una ragazza pacioccona, sen-
za poteri né fascino. Temo che tua moglie sia morta, ha fat-
to Saba -- No, Saba, tu non lo temi, ho detto io-- Parola mia,
Salomone! te ne direi quattro se tu non fossi così malandato  
-- Se tu conoscessi la causa della mia malattia, Saba, ho re-
plicato, avresti un motivo di più per trattarmi male -- Sei un
bugiardo, Salomone! ha risposto Saba, perché io la causa la
so già e per tale motivo sei così poco fuori dalle mie grazie,
che ti do il permesso di venire a prendere il tè da me prima
che tu lasci la città -- Sei una brava e cara creatura, Saba-
- No! furfante che non sei altro, -- ma ti sono affezionata, al-
meno quanto tu puoi esserlo alla tua vita -- Ciò mi fa piacere
Saba! ho detto -- Sei un bugiardo, ha detto Saba; e se n’è an-
data al piccolo galoppo”: Journal to Eliza, cit., pp.31-32.


18. “17 Aprile. -- per quale farabutto fu, tu metti ora a repenta-
glio la tua vita, mia cara amica, e quali ringraziamentl sa-
prà formulare la sua natura? Tu sarai ripagata con ingurie ed
insulti!”: ivi, p. 14; “22 Ap. Nemmeno una parola da parte
dei Newnhams! ...Ho chiuso con loro.” ivi, p. 19; “17. A cor-
te -- ogni cosa a questo mondo sembra in maschera, eccetto te
donna gentile”: ivi, p. 39; “25 Giugno. Qui è tutto un succe-
dersi di visite e di inviti. Bombay-Lascelles ha pranzato con
noi oggi (sua moglie ieri ha partorito), lui è un tipo meschi-
no!...Che accozzaglia di esseri stupidi, egoisti, privi di  
sentimento è l'insieme del nostro sesso!”: ivi, p. 63.

19. “Sono stato con Zumpe e per prima cosa il tuo pianoforte de-
ve essere accordato sulla base della corda mediana in ottone
della tua chitarra, cioè il do. --Ti ho anche procurato un mar-
tello ed un paio di pinze con le quali piegare il filo; possa
così ogni corda, mia cara, vibrare con dolce conforto alle  
tue speranze! Ti ho comprato dieci bei ganci di ottone ai
quali appenderai le tue cose”: ivi, p. 112.

20. Cfr. M. Praz, op. cit., p. 221.