HASAN-EL-TARAS [ALBERTO DENTI DI PIRAJNO], Il minareto incantato

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HASAN-EL-TARAS [ALBERTO DENTI DI PIRAJNO], Il minareto incantato, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1972, pp. 96, L. 2.000.

Da questo raffinato volumetto, che pro-       confronti di un essere che ci illudiamo
voca a epigrammatiche rese di lettura,         soltanto di conoscere (XXXV) e l'ap-
si riconferma che l'essere approdati al          pagamento fisico, già inadeguato in sé
porto della vecchiaia non riveste un             rispetto all'esigenza spirituale che lo
uguale significato per tutti gli uomini:          sottende (LX), crolla. come un castello
gli uni, persuasi fin dalla giovinezza              di carte, ad un suono di voce (VI);
della vanità delle cose terrene, la af-            un destino imperscrutabile (XXXVIII,
frontano con serenità, vedendovi la              XLVI) innalza uomini oscuri (XXIII) e  
naturale conferma di tale verità; gli aI-         attraversa i sogni della gioventu (XI);
tri, che intensamente vissero e godet-          la morte sola, che tutti livella (XXXIV),
tero, registrano un senso di vuoto e di          liberandoci dalle pene (XXXII, LXI),
gelo, che solo il rimpianto in parte                schiude, simile in tanto all'infanzIa
mitiga, in parte inacerbisce. Pur richia-         (XLIII), la verità (XII); rimpianti e
mandosi tutti all'indifferenza, alla sag-          rimorsi (lo si è visto) sono postille  
gezza, alla pace interiore, l'« asettico »         oziose, che è d'uopo cancellare.
stoicismo dei primi, affatto ignaro di che       Hasân è poeta apparentemente gno-
significhino ideali, rimpianti e rimorsi,           mico, di fatto visionario, introflesso,
appare, ai secondi, un peso (XVII), tan-        schivo d'uditorio: il minareto non è la
to più grave, quanto maggiore  la fe-            tribuna da cui proferire sia pur deserte
licità che essi provano da ultimo nel-            verità o stanche formule rituali, ma il
l'« uccicere », nel calpestare e ripu-             rifugio da cui catturare, nella loro pu-
diare, il rimpianto stesso (XL, LIX).              rezza, il «canto dell'usignolo» e gli
L'amore, sIa esso brutale conquista             effluvî di «tutti i gelsomini in fiore»
(IV, V, XXVI) o umiliato servaggio               LXIV).
(XXX), è combattimento, ove rischioso        
è perseguire la sincerità (XXVII) nei

 

Tratto da Italianistica, maggio-agosto 1974, p. 493