Eugenio Barisoni - BELLA VITA VAGABONDA

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Eugenio Barisoni - BELLA VITA VAGABONDA, pp. 1-158, @ Milano, Bompiani, 1934, Sesto Fiorentino, Editrice Olimpia, 2007

Eugenio Barisoni (Novara, 1886) fin dalla fanciullezza imparò a conoscere e a prediligere l’ambiente della campagna novarese, anche come appassionato di caccia e di pesca. Proprio sostituendo la doppietta e la lenza con la penna, diventò scrittore a quarantasei anni con un libro di successo, Cacciatore si nasce, del 1932, intriso di amore per la natura. A rivelare il nuovo autore fu l’editore Valentino Bompiani, che aveva notato alcune sue pagine, scritte per gioco, su “Diana”. Divenuto autore di successo ed elzevirista di prestigiose terze pagine e riviste (tra cui “Vita e pensiero”), ottenne il Premio St. Vincent pochi anni prima della scomparsa, avvenuta a Sanremo nel 1951.

Bibliografia:
Cacciatore si nasce, Milano, Bompiani, 1932
Bella vita vagabonda, Milano, Bompiani, 1934
Uomini semplici, Milano, Bompiani, 1934
I camminanti, Firenze, Vallecchi, 1939
Poi tornò il sole, Milano, Steli, 1943
Cacciatora di fustagno, Firenze, Olimpia, 1944
Animali del Paradiso, Siena, Olimpia, 1947

Al di là del tema cino-venatorio, Barisoni è un trappista della parola, l’austero purismo linguistico rende i suoi, ai miei occhi, veri livres de chevet.
“.. Le donne si soffermano attentamente davanti alle vetrine, ma non vedono niente di quello che è esposto, ammiranp sé e il loro abbigliamento. ”: pp. 80-81.
“.. In un praticello Dorina custodiva il suo gregge pascolante..
Poi, vedendo Argo, si rannuvolò nel bel volto intorno i cui capelli ondeggiavano. ”: p. 131.
“.. Attraverso un campo arato a zolle grosse leggermente barbate di stoppia voltata sotto. ”: p. 137.
“.. Mi sdigiuno strameggiando in pugno un boccone (il pane è ancora fresco da questa mattina).
Contadini lavorano in maniche di camicia ad arroncare le vigne, a concimare i campi, a fare il bosco. Altri mangiano con la loro donna seduta accanto sul mucchio delle foglie secche. Bevono a doccia reggendo in alto un piccolo carratello, chiudendo come i polli gli occhi e guardando il cielo. Stanno le grandi mucche attaccate ai carri, quali in piedi quali sdraiate. C’è nell’aria odore caldo e umido di stalla e di funghi, leggermente tinto di nebbia. ”: p. 138.
“.. Purissimo quale gemma, un quarto di luna sostenuta da un tenue anello luminoso dondolava in una lagrima [una punta, ndc] d’azzurro.
Accanto una piccola ultima stella.
Cacciandomi giù per la strada [sommersa dalla nebbia, ndc] inghiottita dalla valle, mi parve di scendere in una voragine mortale senza speranza. ”: p. 140.