Il viaggio del Pequod

Stampa PDF



Quiqueg era nativo di Rokovoko,
un'isola lontanissima all'ovest e al sud.
Non è  segnata in nessuna carta.
l luoghi veri non lo sono mai.


Quante cortine s'innalzano, sulla rotta, peraltro implacabile,
del Pequod!¹ Sfiatate di balene, isolate, o raggruppate in "scuole"
e in branchi, frangenti, osservati dal baricentro schiacciato di
lance ammainate e vaghe e caotiche forme di Cetus, che dal liscio
"lago" centrale s'irraggiano, in cerchi concentrici, fino all'estremo
orizzonte. "Nella vita non c'è un fermo progresso continuo, noi non
avanziamo per gradi fissi verso la pausa finale".² Dell'ordito
(l'immagine si trova nel cap. cxiv, pp. 634-637) che tessono veto
"imperscrutabile", "inspiegabile", "innominabili", "indicibili",
"inafferrabile', "irraggiungibili", "inesprimibili", "ininterpretra-
bile", "incomunicabile" [p. 229 e passim] -, trasgressione - "obliqua-
mente", "obliqui, disperati e a fondo", "storta", "serpeggiare e
spiralizzarsi [p. 299 e passim] e simulazione³ - "fantasma",
"immateriali", "fantasmi", "spettri", "ultraterreno", "come in vuoti
profili e scheletri" [p. 34 e passim] è trama "l'anima azzurra,  
[il colore di Novalis!] profonda e sconfinata che pervade l'umanità
e la natura".⁴
Melville scrive a p. 372: "Considerate tutto questo, e poi volgetevi
a questa verde, graziosa e dolcissima terra: considerateli entrambi,
la terra e il mare, e non scoprite una bizzarra analogia con qualcosa  
in voi stessi? Poichè, come questo spaventevole oceano circonda la
terra verdeggiante, così nell'anima dell'uomo c'è un'insulare Tahiti,
piena di pace e di gioia ma circondata da tutti gli orrori della
vita a metà sconosciuta."⁵ E a p. 513 scrive: "Ma allo stesso
modo, nel tempestoso Atlantico del mio essere, io sempre godo di
una muta calma nell'intimo e, mentre pesanti pianeti di dolore inces-
sante mi ruotano intorno, laggiù in fondo continuo a bagnarmi in  
un'eterna soavità di gioia."⁶ E a p. 557: "C'è una saggezza che
è dolore, ma c'è un dolore che è follia. E in certe anime c'è un'aquila
dei Catskill che può ugualmente precipitarsi nei burroni più oscuri
e tornare a librarsi in alto e scomparire negli spazi solari. E anche
ove essa voli per sempre nel burrone, questo burrone è dei monti,
e così, nella sua più bassa discesa, l'aquila montana è sempre più
in alto che gli uccelli della pianura, anche quando questi salgono."⁷

Ne sarà ispirato (la prima edizione di Moby Dick appare nel 1851,
quella di Foglie d'Erba nel 1855) Whitman.

"Spremere! spremere! spremere! per tutta la mattina spremetti
quello spermaceti, finchè mi venne una strana sorta d'insania e mi
accorsi di spremere inconsciamente in esso le mani dei colleghi scam-
biandole per i globuli leggeri. Un così traboccante, affettuoso,
amichevole e appassionato sentimento sorgeva da questa occupazione
che, alla fine, io spremevo loro continuamente le mani e li guardavo
negli occhi commosso, quasi a dire: - Oh! miei diletti compagni di
vita, perchè continueremo ancora a nutrire rancori sociali o a sentire
il più leggero malumore di invidia? Su, spremiamoci le mani in circolo
e, anzi, spremiamoci l'uno nell'altro: spremiamoci universalmente
nel latte e spermaceti del buon volere -."⁸

"Esistere, in qualsiasi forma, che vuol dire?
(Giriamo in cerchio, tutti noi, per ritornare allo stesso
punto,)
se non esistesse altro meglio sviluppato, la vongola nella
sua calcarea conchiglia basterebbe.
La mia non è una conchiglia calcarea,
su tutta la mia persona si spiegano istantanei conduttori,
sia che transiti o mi fermi,
i quali afferrano ogni oggetto e senza danno lo fanno in me
penetrare.
lo mi limito a muovermi, afferrare, sentire con le mie dita e
sono felice,
portar la mia persona a contatto con quella di un altro è
quasi il massimo che riesco a sopportare."⁹

Questa dantesca trasfigurazione dell'umana argilla è l'impressione
più durevole, che lasci la lettura del capolavoro melvilliano.

1 - H. Melville, Moby Dick, traduzione di C. Pavese, in: Opere scelte,  
l, a cura di C. Gorlier, Mondadori, i Meridiani, 1972, pp. 1-736;

2 - Ivi, p. 636;

3 - "Se soltanto il vento avesse un corpo! ma tutte le cose che più of-
fendono ed esasperano i mortali, tutte sono incorporee, benchè sol-
tanto incorporee come oggetti, non come agenti. Ecco la specialissi-
ma, ingegnosissima e perfida differenza! ": ivi, p.722;

4 - Ivi, p. 223;     

5 - Ivi, p. 372 e sg.;

6 - Ivi. p. 513;

7 - Ivi, p. 557;

8 - Ivi, p. 546 e sg.;

9 - W. Whitman, Foglie d'Erba, Versioni e prefazione di E. Giachino, To-
rino, Einaudi, NUE, 1965, p. 74.