Franco Bernini, LA PRIMA VOLTA

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Franco Bernini, LA PRIMA VOLTA -  romanzo, pp.1-203, Torino, Einaudi, 2005


A Torino, l’8 maggio del 1898, si gioca, tutto in un giorno, il primo Campionato italiano di football, tra il Genoa Cricket and Athletic Club (che vincerà) e tre squadre della Mole: l’International, la Società Ginnastica e il Football Club Torinese. Semifinali al mattino, finale al pomeriggio, mentre arriva notizia dei tumulti milanesi contro l’aumento del prezzo del pane repressi dalle cannonate del “feroce monarchico Bava”, con sullo sfondo la fase “regicida” dell’anarchismo di fine Ottocento e una storia d’amore in cui l’idealismo si scontra, pure, col cinismo politico.

Franco Bernini (Viterbo, 1954) è un soggettista, sceneggiatore e regista italiano. Ha scritto soggetti e sceneggiature per Carlo Mazzacurati (Notte italiana, 1987; Il prete bello, 1989; Un’altra vita, 1992, A cavallo della tigre, 1992), Daniele Luchetti (La settimana della sfinge, 1990, Il portaborse, 1991), Giuseppe Piccioni (Chiedi la luna, 1991; Condannato a nozze, 1993), Gabriele Salvatores (Sud, 1993) e Francesca Comencini (A casa nostra, 2006). Nel 1997 esordisce alla regia con Le mani forti, vincitore della Grolla d’oro per la sceneggiatura a Saint Vincent. Nel 2001 dirige Vivere, mentre per la televisione realizza Il caso Braibanti (1995), il film Sotto la luna (1998) e lo sceneggiato in due puntate L’ultima frontiera (2006).

Alcuni passi, infatti, sembrano la traccia della sceneggiatura di una fiction televisiva.

“..Il colpo è stato feroce. La caviglia duole come se ci avessero affondato una spada. Il ragazzo rotola in terra con un lungo lamento mentre il referee si gira e subito si rammarica di non aver visto come sono andate le cose.

Bénédicte sussulta di raccapriccio, per una strana forma di solidarietà che la lega a chiunque.

Elias si protende inquieto.

Maisto guarda e attende. Non gli sembra il caso di preoccuparsi troppo.

Spensley  si china su David Jason: nei tessuti sottocutanei si sta espandendo un versamento ematico. “: p.142;

***

“Giunto in alto, il razzo esplode con un boato, si apre in una ghirlanda di faville rosse che squarciano la notte.
La luce morbida e sanguigna avvolge per qualche istante l’intero velodromo.

Illumina David Jason che cerca Venaria e ancora non lo trova perché tra lui e il deputato c’è un folto gruppo di spettatori e giocatori, tutti col naso in aria.

Illumina Enrichetta, immobile..

Teodorico la vede, si muove verso di lei.

Il fuoco in cielo si spegne, torna per un istante il buio, solcato dal fischio di un altro razzo che sale.
Stavolta l’esplosione proietta una cascata di lapilli gialli.
Il chiarore diffuso piove su tutti.”: p.192.

***

La finale (“..Thiebaud s’impadronisce della palla, serve Allier, tutti quelli dell’International si spingono in avanti seguendolo e gli avversari retrocedono in gruppo, secondo le consuetudini.
Teodorico no..
Di colpo, non saprebbe nemmeno dire perché, gli sembra tutto sbagliato..Attacco e difesa, offensive e controffensive, non c’è altro?..
Perché correre sempre dietro al pallone, se si può aspettarlo?
Rimane dov’è mentre i suoi arretrano in difesa, incalzati da una controffensiva del Football Club Torino. Anche lui dovrebbe unirsi all’onda in riflusso dei suoi.
Non si muove..
Attende fino a quando il groviglio dei footballers non ritorna a scorrergli addosso, Deve solo spostarsi di pochi metri per intercettare l’ondata..
Lui da solo ha fermato il pendolo, la marea. Ha indirizzato il gioco, senza subirlo. Non si muoverà più da qui.

La novità non sfugge all’acuto Spensley che da scienziato intravede subito i possibili enormi sviluppi. Bella invenzione intervenire soltanto quando il pallone capita a tiro.”: pp.71-72;

“..Uno a uno.
La Società di Ginnastica ha pareggiato.
Teodorico tiene a freno la sua stizza, per colpa di Enrichetta ha perso l’azione. Appena sotto la tettoia chiede com’è andata ai primi spettatori che gli capitano a tiro.
Gli narrano eventi inauditi. Il fornaio è tornato all’attacco, è affondato in area e ha fatto qualcosa che finora non si era mai visto.
Ha finto.
Col suo corpo greve si è mosso contro Spensley e ha fatto cenno con la mano verso il capocommesso che intanto si era lanciato in avanti alla sua sinistra.
Un cenno plateale, netto, e tutti hanno pensato che stesse per passargli il pallone e tutti si sono mossi verso il capocommesso.
Ma il fornaio la palla l’ha tenuta e..ha caricato il destro..
Non è corretto fingere. Ma il gol c’è tutto.
Il referee è furioso, che bassezza ingannare così gli avversari. Però non può annullare: le regole non sono state violate, tranne quelle non scritte.”: pp.35-36) si colloca temporalmente - considerato il gap tra la situazione nostra e quella d’Oltremanica - a cavallo fra il dribbling game inglese (“..Prevede uno schieramento di massima che può essere chiamato 1-1-8. Un difensore davanti al portiere, uno davanti al difensore e otto giocatori sulla stessa linea. A turno si avventano sulla palla e vanno a cercare l’avversario. Il gioco consiste nel superarsi fisicamente e in dribbling e nel cercare il gol. Non ci sono passaggi. Ognuno va per conto proprio passando da una mischia furibonda all’altra..
E’ lì che s’interrompe l’azione. E come la palla spunta dalla mischia, chi ha la fortuna di averla tra i piedi riparte verso un’altra avventura solitaria..I bambini ancora oggi non giocano in modo molto diverso, violenza a parte.”: pp.15-16) e il passing game scozzese, un’idea importante di calcio, “il primo schema che insegnò a posizionare gli uomini sul campo per almeno cinquant’anni, fino alla scoperta dei danni procurati dal fuorigioco a tre”, dividendo la squadra nelle tre linee in cui ancora oggi è diviso il calcio: terzini, mediani, prima linea...
Il passaggio fondamentale in realtà era stato quello degli scozzesi, l’idea di potersi scambiare il pallone..
La tecnica e la tattica sono elementari. La palla è colpita quasi soltanto di punta. Così quando a inizio secolo cominciano ad arrivare in tournée i primi club inglesi, la gente li guarda a bocca aperta..Toccano il pallone come non si è mai visto, con l’interno e l’esterno del piede. E soprattutto fanno le finte e si muovono anche quando non hanno il pallone.”: Mario Sconcerti, STORIA DELLE IDEE DEL CALCIO, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2009, pp.11-22.