Giuliana Olivero - IL CALCIO DI GRAZIA

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Giuliana Olivero - IL CALCIO DI GRAZIA, - romanzo, pp. 1-188, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2003

Giuliana Olivero vive a Torino.
Ha scritto il libretto dell’opera lirica Zaide o la chiave dell’illusione (musica di Carlo Galante, 2006); ha corealizzato un video documentario sulla storia dei manicomi in Italia, Come si fa a ricordarsi (2002) e conduce laboratori nelle scuole secondarie sul tema della devianza. E' redattrice della rivista letteraria L’Indice dei libri del mese e svolge attività di traduzione e redazione per varie case editrici.

E’un romanzo sul mondo del calcio visto attraverso gli occhi di una trentenne colf e badante ferita dalla vita (lo stupro subito da bambina, padre costantemente ubriaco e fuori e dentro della galera, madre prostituta a domicilio) che cerca negli eroi del pallone i segni di un possibile riscatto. Si innamora di calciatori e allenatori: Michel Platini, Sergio Brio, Pasquale Bruno, Francesco Guidolin. Si tiene informatissima sulla loro vita privata: sa se sono sposati, quanti figli hanno. Li insegue, va agli allenamenti, nei ritiri, vede le partite allo stadio, gli scrive, li fotografa, li filma, gli fa degli appostamenti, compra loro dei regali, spende tutto quello che guadagna per biglietti del treno e per soggiorni in albergo, pur di essere vicina ai propri beniamini.

La storia è vera: Grazia esiste realmente, è una persona che l’autrice ha conosciuto per caso, la cui vicenda l’ha folgorata. I calciatori personaggi del romanzo sono quelli di cui la protagonista si è veramente innamorata, e anche molti dei fatti sono veri, mentre altri li ha inventati.

“Lo stile è colloquiale e mimetico del linguaggio parlato e dell’indole ‘argomentativa’ della protagonista. Una mimesi però mai fine a se stessa o compiacente, bensì sostenuta da un’ironia costante che annulla il patetismo in cui il personaggio potrebbe, per sua stessa natura di vittima, ricadere.

E’ presente nel romanzo la riproduzione attenta del linguaggio popolare: frasi brevi, spezzate, paratattiche, anacoluti, inversioni, termini logori dall’uso e banali, frasi fatte. ”: Claudia Peirone, “I vincitori non sanno quello che si perdono”: scrittori torinesi di oggi intorno allo sport, in: AA. VV., CAMPIONI DI PAROLE: LETTERATURA E SPORT - Teoria e storia dei generi letterari, a cura di Giorgio Barberi Squarotti, Soveria Mannelli, Rubbettino editore, 2005, pp. 252-255.

“.. Una morte un pezzo al giorno - un pezzo dentro di me che se ne andava, mi dicevo, un piccolo pezzetto della mia vita, solo che gli altri pezzi non c’erano e quello era tutta la mia vita, però pazienza, l’importante era saperlo, così nel dubbio era peggio di qualsiasi cosa, troppo da cani mi faceva stare. ”;

“.. E’ un tipo speciale, lo devo dire, sempre coi guanti mi ha trattata. Non come gli altri, per loro ero la pagliaccia o la cretina e non mi dicevano mai niente, io ne studiavo di cotte e di crude, per avere una parola, loro mai niente, non mi dicevano mai se gli andava bene o male quello che io facevo. Invece lui è diverso. Lui, se qualcosa non gli va di quello che faccio, me lo dice. Io preferisco, è mica vero che io sono così, che uno mi dice ‘non lo fare’ e lo faccio lo stesso. Come quando mi ha detto di non andare sotto l’albergo prima della partita perché vuole starsene tranquillo…io lo sapevo in che albergo erano, qui a Genova, ma sono stata di parola e non ci sono andata.

L’ho aspettato allo stadio. Come sempre. ”: p. 158 e p. 188.