Cosimo Argentina - CUORE DI CUOIO

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Cosimo Argentina - CUORE DI CUOIO - romanzo, pp. 1-206, Milano, Sironi Editore, 2009 (prima edizione: 2004)

Cosimo Argentina (Taranto, 1963) è uno scrittore italiano.

Si è laureato in Giurisprudenza all'Università di Bari con una tesi sul Diritto del commercio internazionale ed una specializzazione in criminologia.

Dopo aver praticato l'attività di procuratore legale e giornalista a Taranto, nel 1990 si è trasferito in Brianza dove vive ed insegna Diritto nelle Superiori.

Ha esordito nel 1999 con il romanzo Il cadetto edito da Marsilio, vincitore del Premio Letterario Edoardo Kihlgren Opera Prima e del Premio Oplonti. Nel 2002 con lo stesso editore ha pubblicato Bar Blu Seves e nel 2004 Cuore di cuoio, selezionato per il Premio Bancarella Sport.

A seguire ha pubblicato nel 2005 Viaggiatori a sangue caldo, Avagliano, e nel 2006

Brianza vigila Bolivia spera, (NoReply) e Nud'e cruda. Taranto mon amour, (Effigie).
Il suo romanzo Maschio adulto solitario, Manni 2008, è stato finalista al Premio Letterario Castiglioncello-Costa degli Etruschi, al Premio Bergamo, al Premio La Magna Capitana di Foggia ed al Premio Letterario Città di Bari.

Nel 2008 ha pubblicato con Fandango il pamphlet Beata Ignoranza.

La sua narrativa è citata nel volume curato da Ettore Catalano Letteratura del Novecento in Puglia 1970-2008, Progedit 2009.

Fandango, nel 2010, ha ripubblicato nei tascabili Cuore di cuoio; nello stesso anno è uscito per Manni la raccolta di racconti dal titolo Messi a 90, libro scritto a quattro mani con l’esperto di storia dell’arte Fiorenzo Baini.

Siamo nel rione Italia Montegranaro, Città Nuova, Taranto, nell’anno scolastico e nella stagione calcistica 1977-78. Nel romanzo di Argentina si narrano le vicende di un gruppo di ragazzi del quartiere, una formazione che compone l’ultima fila della prima A dell’Istituto tecnico industriale “Righi”, narrate dalla voce di Camillo Marlo, classe 1963, difensore di fascia degli Allievi del Taranto, per tutti Krol, come Ruud Krol.

Sullo sfondo la storia dell’Italia di quel periodo: il rapimento di Moro, la crisi dell’Italsider, gli attacchi delle BR, Montanelli che viene gambizzato
Uno dei pilastri della vita del gruppo è il calcio.

Il secondo pilastro è la compagnia, gli amici per la pelle. Un legame forte e senza compromessi che lega i cumpari in quella forma di solidarietà tipicamente maschile che li porta a condividere ogni esperienza.

Al terzo posto le ragazze. “Le categorie sono dieci: 1. scorfan’alati 2. cess’immonde 3. da cuscin’ mbaccia 4.’a doch na bott’ 5. rattabili 6.’na cosa ggiust’ 7. bone 8. bonazze 9.’a uerra 10. se ne va la luce.”

Altra protagonista, infatti: la lingua locale, del quartiere, miscelata con ironia al codice calcistico.
Per biogiannozzi.splinder.com

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“è l’ennesimo esempio di come si preferisca il facile narrare alla letteratura. Appurato che non siamo di fronte a qualcosa che si possa dire Letteratura, “Cuore di Cuoio” è il capitolo d’una storia, quello di alcuni ragazzini che macinano le loro giornate dietro a un pallone da calcio. Si tenta, indarno, un’ironia linguistica e caratteriale che potrebbe essere vagamente paragonata a quella di Stefano Benni, ma i personaggi disegnati da Cosimo Argentina emergono ipervivaci, troppo perché possano risultare (in) credibili e divertenti; riescono invece a emergere come stereotipi d’un’adolescenza infarcita di dialetto (e slang) e scelte su o questo o quello. Per l’autore l’adolescenza è questo o quello, non è mai “qualcos’altro”.
biogiannozzi.splinder.com si riferisce probabilmente a passi come questo: “All’intervallo compriamo le focaccine col pomodoro. A questo proposito c’è uno in classe che mi fa girare i santissimi: Paolo Prussia detto Fettina perché gli manca una fetta d’orecchio. Fettina mangia la sua focaccia lentissimamente..
‘Oh,’ faccio ‘com’è che tu mangi così piano?’
‘Perché mia madre mi dice sempre che bisogna masticare trentasei volte ogni boccone e poi perché mi va così’..
Gli colpisco il dorso della mano sinistra, il pezzo di focaccina finisce sul marciapiedi del cortile e Sepp lo calcia al volo che poi tiene la punta destra inzivata d’olio.
Fettina valuta se scatenare ‘na rufola o starsi zitto.
‘Mo’ solo perché vai alla Juve fai lo sbruffone!’ fa.”
Non “questo”, “quello”, o “qualcos’altro’, ma le certezze dell’adolescenza, che ingenerano sfacciataggine.
biogiannozzi.splinder.com sotto, rincara:
“E’ un’umanità esasperata, enfatizzata, pesante che tracima oltre il gusto trash: l’Italia che è in Taranto è confusione di sogni e lingue, e anche di malelingue, troppo irreale e ipervivace perché la fantasia del lettore possa ingollarla senza batter ciglio. Così, la fantasia è costretta a interrogarsi sul perché proprio lei, la fantasia, sia stata violentata attraverso cliché così tanto abusati. Essenzialmente siamo di fronte a una raccolta di “luoghi comuni” oltremodo gonfiati col furore dei calci: dimentichiamoci dunque lo slang amaro e veritiero di Pasolini, o la perfezione icastica d’una curva del latte [del rio Latte, nel romanzo omonimo, ndc] à la Nico Orengo, e tutti gli anni Settanta pure, perché qui il calcio è la droga, l’unica che i quattordicenni tarantini assumono.”
Quale “abuso di clichè” nel resoconto dell’ora d’Italiano? :
“Io e Sepp ci passiamo un foglietto sul quale scriviamo il nome di un calciatore del passato di cui bisogna indovinare il luogo di nascita..
Percassi-Clusone (BG), Mondonico-Rivolta d’Adda (CR), Silipo-Catanzaro. Poi Sepp sbaglia Maddè scrivendo Milano. ‘Stuè! E’ Dresano, in provincia di Milano’..
‘Mario, si può sapere cosa combini là dietro?’ fa la ‘ssoressa. ‘Niente, ‘ssorè, niente’..
‘Qualcuno’ riprende lei ‘ha un’idea propria di bellezza?’..
‘Bello è il grappolo di note che formano l’attacco di Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd.. Albertosi che la va a prendere all’incrocio dei pali.. Chinellato che entra in spaccata; Claudio Sala che chiede l’uno-due a Eraldo P…’.
‘Ho capito, ho capito!’ urla la ‘ssoressa.
Io la vedo così: la scuola esiste per essere detestata. L’inzivuso di Carlo Magno doveva spararsi un altro paio di guerre piuttosto che mettersi in testa ‘sta storia della scuola.”;
o nel personaggio del poeta-dottore?
“Davanti al portone, seduto a una poltrona di velluto che ogni mattina trascina sul marciapiede, c’è il poeta-dottore. Si tratta di uno di sessant’anni che se ne sta tutto il giorno seduto fuori del palazzo con al braccio destro il bracciale della pressione e nelle orecchie quella tenaglietta sempre per la pressione. E’un filosofo pazzo che però dice cose bellissime che a volte mi segno sul quaderno. Cose come: i colori sono fratelli che si abbandonano durante la notte e tornano insieme all’alba.”;
o nel fatto che ad ogni ragazza venga affibbiato un nome di squadra europea, prestigiosa per ragazze attraenti (es. : Ajax o Victoria Guimaraes), anonima senza blasone per le altre (es. :Slavia Praga o Sturm Graz)?
E le ‘ssoresse non sono “Erinni violentate nello stereotipo dell’inadeguatezza” (Iannozzi), ma semplicemente un elemento del mix compositivo.