Carlos Drummond de Andrade - QUANDO E’ GIORNO DI PARTITA

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Carlos Drummond de Andrade - QUANDO E’ GIORNO DI PARTITA - Cronache [tit.or. Quando è dia de Futebol], traduzione e Introduzione all’edizione italiana di Giulia Lanciani, Prefazione di Pelé, pp.1-207, Roma, Cavallo di Ferro Editore, 2005

 

Drummond de Andrade (Itabira, 1902 - Rio de Janeiro, 1987), poeta brasiliano. Figlio di ricchi proprietari terrieri, studiò per un certo tempo farmacia, poi divenne insegnante. Nel 1930 fu pubblicata la sua prima raccolta, Alguna poesia, cui seguì nel 1951 Claro enigma. Le raccolte successive, tra cui Boitempo (1968) impiegano il verso libero modernista, in chiave satirica. Nel 1985 pubblicò le proprie memorie.

Nel 2002, due nipoti, Luis Mauricio e Pedro Augusto Grana Drummond, nel preparare una base dati dell’opera dell’avo, scoperto che, sul Correio da Mana (1954-1969) e sul Jornal do Brasil (1969-1984), le cronache, le poesie e i frammenti sul calcio occupavano una posizione di rilievo, consegnano all’Editrice  Record il materiale di cui sono venuti in possesso, suddiviso in sezioni, coincidenti con le Coppe del Mondo dal 1954 al 1986, più due dedicate a Pelé e a Garrincha.

‘Coppa del Mondo del 70’ sono tra le più belle poesie sul calcio scritte, dopo le Cinque poesie per il gioco del calcio di Saba.

 

COPPA DEL MONDO DEL 70

1/ IL MIO CUORE IN MESSICO

Il mio cuore non gioca né conosce
le arti del gioco. Batte lontano
dal pallone negli stadi, che offusca
il tifoso, schiavo del suo club.
Vive con me, e in me, le mie pene.
Oggi, però, mi sveglio e mi stupisco:
Che ne è del mio cuore? È in Messico,
è volato dritto, senza consultarmi,
si è installato, discreto, in un cantuccio
qualunque, tra bandiere ondeggianti,
microfoni, fanfare, ovazioni,
e di colpo, senza che io stesso sappia
come è andata, esso si esalta
e diventa un cuore di tifoso,
tifa, si torce e si distorce tutto,
grida: Brasile! Con furia e con amore!

Jornal do Brasil, 09/06/70





2/ IL MOMENTO FELICE

Con lo slancio delle fiere
e il calcolo delle formiche
la Nazionale avanza
finge
arretra
stringe.
È lontana e in me.
Sono lo stadio di Jalisco, triturato
da scarpette, l'erba che sopporta
il pallone chiazzato e capriccioso.
Assistere? Non assisto. Sto giocando.
Nel groviglio di gesti, nel marasma
nella confusione della coscia
nel dolore della rete mancata
nel giro delle lancette e nella linea d'ombra
che va crescendo e questo gol non viene
o viene ma è contrario... e si rinnova
nella lenta lumaca del replay.
Non meritavo d'essere colpito
da questo tiro moscio senza meta.
I miei undici atleti
sono undici ragazzi fustigati
da un dio futile che governa la sorte.
Occorre lottare contro il dio futile,
fare tutto daccapo: formichina
che si scava la via nello spessore
del cemento del muro.

Crescono allora gli uomini. Ciascuno
è tutto lotta, seriamente. È arte.
Una geometria sagace
aerea, musicale, di sapienti corpi
che s'intendono, membra polifoniche
d'un solo corpo, bello e sudato. Fiume,
fiume di felice dolore, ricompensato
da Tostão che crea e Jair che conclude
la feconda partita.
È gooooooooool nella gola fiorita
roca esausta, gol nel mio petto aperto
gol nella mia strada nei terrazzi
nei bar nelle bandiere nei petardi
gol
nella girandoleria delle girandole
gol
nella pioggia di coriandoli colorati
che nell'aria gioiscono; ognuno,
riso di danza distribuito
per l'intero paese in tripudio d'abbracci
e baci e canti
è gol regolare è gol natale è gol di miele e sole.

Nessuno mi ferma più, gioco per mille
gioco da Pelé il repubblicano sempre re
il popolo fatto atleta nella poesia
del gioco magico.
Sono Rivelino, la lama del nome che sottile
riscuote il fallo.
Sono Clodoaldo rima di Everaldo.
Sono Brito e il suo tiro di testa,
con Gérson e Piazza mi tonifico
di nuove forze. Con sicuro orgoglio
mi faccio capitano, Carlos Alberto.
Félix, difendo e afferro nel mio abbraccio
il pallone e metto in salvo la porta.

Com'è che si è scaldata a tal punto la partita?
Che raddoppiate energie sono affiorate
dalla panchina di riserve interiori?
Un fiume mi attraversa o sono il mare atlantico
che passa per il campo e si diffonde
su tutta la mia gente riunita
in un sol video, infinito, in un sol essere?

D'improvviso il Brasile si è trovato unito
contento d'esistere, ha scambiato la morte,
l'odio, povertà, la malattia, la triste arretratezza
con un puro momento di grandezza
e di affermazione nello sport.
Vincere con onore e grazia
con bellezza e umiltà
è essere maturi e meritare la vita,
atto di creazione, atto d'amore.
A Zagalo, pastore prudente
ai suoi uomini in campo e tra le quinte
la mia gente deve
questo minuto di felicità.

Jornal do Brasil, 20/06/70