Marco Ramperti, CASANOVA RIABILITATO

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Marco Ramperti, CASANOVA RIABILITATO, pp. 1-322, Milano, Cino del Duca Editore, 1963


Tornate all’antico e sarà un progresso
Giuseppe Verdi


Marco Ramperti (Novara, 1887 - Roma, 1964) fu tra i giornalisti e scrittori che vissero l'esperienza della R. S.I.

Pubblicato in francese, col titolo: Casanova réhabilitè. prima che in italiano, Casanova riabilitato prende in considerazione, oltre alla Vita, i contributi critici di studiosi casanoviani (come Salvatore di Giacomo) e dei biografi Gugitz (Gustav Gugitz, Giacomo Casanova und sein Lebensroman, Vienna, 1921) e Kesten (Hermann Kesten, Casanova, pp. XX-564, Milano, Garzanti, 1955).

L’ opera più importante del veneziano: Histoire de ma vie (Storia della mia vita) descrive, con la massima franchezza, le sue avventure, i suoi viaggi e i suoi innumerevoli incontri galanti.
E’stata scritta in francese e dovrebbe quindi far parte della letteratura in questa lingua, sebbene la scelta linguistica sia stata dettata soltanto da motivi di diffusione dell'opera, in quanto all'epoca il francese era la lingua più conosciuta e parlata in Europa come è attualmente l'inglese. Casanova stesso, facendo riferimento alla maggiore diffusione di questa lingua, nella prefazione dell'Histoire, scrisse infatti: “J’ai écrit en francais et non pas en Italien parce que la langue francaise est plus répandue que la mienne. ”.

Un altro celebre veneziano, coevo al Casanova, Carlo Goldoni, scelse allo stesso modo di scrivere la propria autobiografia in francese.

“.. Ed ecco il seno ‘indimenticabile’, a poco a poco, cede i veli che lo ricoprono, intanto che gli occhi ‘assorbitori’ (bellissimo aggettivo: qualche volta Casanova ne trova di stupendi!) gareggiano ‘con la voracità delle labbra nei baci sempre più prepotenti, sempre più struggenti’. E qui sospendiamo.. il racconto delle seguite intimità. Peccati di tal genere, diceva don Lisander, se ne fanno già abbastanza sulla terra, perché gli scrittori ne aumentino la diffusione descrivendoli. Direte voi che ormai, da parte degli uomini di penna, il costume è assai diverso dato il costume pasoliniano. Ma in sostanza noi restiamo dell’opinione di Manzoni a proposito della Monaca di Monza. Per raccontarci dei proibiti amori della sua réigieuse, Diderot aveva scritto un intero romanzo. Manzoni, raggiungendo la stessa potenza evocativa, s’è limitato a tre parole: ‘La sciagurata rispose. ’! Se per dare conto delle malefatte di Casanova, qualche volta, noi abbiamo usato qualche vocabolo in più, è stato soltanto perché c’è mancata, non già la continenza, ma la concisione che fa immortali I Promessi sposi! ”: pp. 237-238.

<”J’ai deux amours”>

Venezia e - nel 1750, 1757 e 1762 - Parigi, l’unico paese al mondo “dove l’esprit possa egualmente aver fortuna, spacciando tanto il vero quanto il falso. ”: p. 141.

<Casanova è il Settecento>

“Il “bel secolo” è a volte polito, a volte infetto, ma colui che lo riassume è sostanzialmente sano, essendo totalmente vitale.. Il Settecento è così fatto. Esso sta tutto in Crébillon, narratore d’incesti in una prosa da pubblico lupanare, quanto in Marivaux, creatore d’idilli in un linguaggio da giardino arcadico. Vi s’incontrano i più strani, i più imprevisti contrasti ad ogni passo.. E’ il tempo in cui Buffon scrive le sue Storie naturali, indagando il mondo selvaggio dei vampiri e dei serpenti, infilandosi ai polsi dei manichini di merletto;.. Rousseau, pedagogo intransigente, si lascia appendere delle ciliegie agli orecchi da due monelle incontrate in un boschetto;.. i canonici di Nostra Donna, tra due salmi per armonio, compongono madrigali birichini;.. i lebbrosi sequestrati in quarantena s’incipriano le piaghe; e un abate Pellegrin, rifacendo la Passione di Gesù su dei motivi da vaudeville, non si perita d’avvertire che ‘il nostro secolo ha bisogno d’essere tinto in rosa’..

E’ la stessa, stessissima antitesi che si ritrova in Casanova, quando il libertino si sente ‘costretto’ ad abusare d’un’adolescente, però a fatto compiuto scoppia in un dirotto, dirottissimo pianto, tanto inutile quanto sincero!..

Insomma questo Settecento rappresenta, insieme, il trionfo della crapula e della filosofia: due recapiti un po’ distanti, direte voi, però alla lunga insieme raggiunti da quell’instancabile camminatore che si chiama Giacomo Casanova. ”: pp. 251-259.

<Quarantun inverni (1758-1798): il salto è avvenuto all’improvviso>

“.. Casanova è nella miseria.. Le pensa tutte: costruire dei canali, salire in pallone, finanziare delle agenzie funebri, emigrare nel Madagascar..

Il seguito è noto. Sarà un calmo ufficio di bibliotecario che gli offrirà per diciassette anni, sino all’ultimo dei suoi giorni, il conte Waldstein nel suo castello di Dux, l’odierna Duchov in Boemia, contornato da un vastissimo parco..

Egli ha appeso il rosso tabarro dell’avventura a uno spigolo di libreria, così come l’anacoreta Saint Ivar aveva appeso la tonaca a un raggio di luna. Inveni portum: spes et fortuna valete..

Dalla finestra aperta entrano i puri aliti della terra, escono i puri pensieri della saggezza. Prigioniero volontario e felice, o quasi felice, della torre d’un castello, colui che non restava fedele ventiquattr’ore nè a una donna nè a un’abitudine, dal suo cinquantesimo anno in poi è soltanto l’uomo che contempla, che ricorda, che scrive..

A Dux il castellano, quasi sempre assente, lo ignora. E i domestici lo trattano male.. E’ un ignoto, un estraneo. Un maniaco, forse, che scrive dodici ore al giorno e va spiando gli amori delle cetonie nel cuore delle rose bianche..

Porta la sua firma, fra le opere dell’ultimo ventennio, una curiosa dissertazione sui diversi umori segreti dei vegetali: fetidi nell’assenzio, fragranti nella giunchiglia, tossici nell’aconito, anti-venefici nel rabarbaro..

Il sipario cala la notte del 19 giugno 1798. ”: pp. 312-322.