Marco Ramperti - GLI USIGNOLI VENDICATI

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Marco Ramperti, GLI USIGNOLI VENDICATI E ALTRI RACCONTI, pp. 1-235, Torino, Edizioni Palatine, 1946


<Gli usignoli vendicati>
Che, in una colazione conviviale, un “usignolo delle scene”, un tenore di fama, si sia cibato, tra l’altra selvaggina, d’un usignolo, porta, nel dopo-cena, a una sua ‘esecuzione simulata’, da parte d’un commensale vegetariano.

<Le rughe>
Una contessa milanese parte per l’Ungheria, non, come dice ai familiari, per ottenere una grazia da Santa Elisabetta, ma per avvalersi d’un chirurgo plastico.

<La veste a tre balzane>
Una devotissima nobildonna ottantenne, sorda e semicieca, eredita dal fratello un albergo, divenuto un raduno galante di tutti gli innamorati di passaggio. La sera in cui vi prende dimora, percepiti gli sguardi, le tenerezze e i baci nella veranda all’aperto, fa la sua apparizione tra i clienti.

<Una crociera pericolosa>
L’innamorato d’una Contessa, proprietaria d’immobili, finto, per mostrarle il suo coraggio, un viaggio per nave nel Mediterraneo in guerra e consegnato a un amico lì diretto venti sue lettere “turistiche” da spedirle, prende in affitto un villino, per il quale, “al termine presunto della sua crociera”, si sente chiedere l’affitto dall’amministratore della Contessa.

<La gatta>
Come “si sa bene che i gatti, invecchiando, non possono tollerare che i vecchi”, nelle effusioni d’una gatta, prima riluttante, il primo amoroso d’una Compagnia intravede i sintomi del declino.

<Romanticismo>
Una marchesina, prossima a sposarsi e a trasferirsi in Inghilterra, capisce che un vicino, il quale abita in una bicocca “tra alcuni orologi savoiardi a suoneria”, l’ama segretamente.

<Una buona azione>
Un conferenziere itinerante, rubate in un albergo, la notte, le scarpe del N. 39, vi trova un bigliettino d’appuntamento della giovane moglie del N. 35.

<La mamma ritrovata>
Una prima attrice instrada alla ribalta, senza fortuna per entrambe, la figlia quattordicenne affidatale in punto di morte dal marito.

<Villa Igea>
Una detective in incognito svela al narratore che la Casa di cura tirolese, cui s’è rivolto per “bisogno di riposo”, è in realtà una bisca.

<Stasera, debutto>
A un’inezia dall’alzata del telone, male incoglie, a un’’attrice giovane’ al suo primo debutto importante, d’interpellare una chiromante.

<L’attesa> e <La stessa età>
Stessa idea-guida.
“ - Prima ho scherzato. - “: è la frase-spia che il narratore pronuncia, in seguito al verificarsi d’una circostanza imprevista: nel primo, dopo aver, nel resort dolomitico, insinuato dubbi venati di misoginia in un marito troppo tollerante (“.. - Le piante nascondono il danzatoio.. Forse qualcuna che vi è cara si perde, in questo momento, nei flutti della musica galeotta, della freschezza notturna, della tentazione vogliosa. -“), all’estinguersi, per l’insperato arrivo dell’amante, dell’interno malumore; nel secondo, tra Michele (maturo convivente di Maddalena) e Franco (giovane spasimante) perorato alla giovane le ragioni del secondo, alla scoperta che Michele non ha che un giorno meno di lui.

<L’Impeccabile>
“.. - Da quel giorno - concluse il nostro anfitrione - i puristi sono usciti definitivamente dal cerchio della mia vita. Non ch’io neghi l’importanza delle loro lezioni. Soltanto, come ho da dirvi? L’impeccabilità mi atterrisce. E non appena torni marzo, con delle belle giornate come questa, preferisco aprire le finestre; ascoltare, soli insegnanti, gli uccelli sgrammaticati del mio giardino. -”

<Il pettirosso sulla spalla>
Un novello uxoricida, al riparo d’un giardino privato, familiarizza, fino al momento della cattura, con un pettirosso.

<Venti minuti al buio>
Un possidente, noto come “il Vecchio del fazzoletto”, dato col consueto richiamo ricetto, durante un temporale, a due innamorati, rivede in loro figlio e nuora annegati vent’anni prima.

<La mia finzione, la sua sincerità>
Avendo, “per donare a lei almeno un motivo d’ammirazione pietosa”, detto alla ragazza come una ferita al polso fosse stata causata, non “dallo scarto d’un temperino”, ma dal morso d’un cane randagio - in cui, di fatto, si è solo imbattuto e, rivelatosi idrofobo, eliminato - ed essendo stato da lei creduto, Giulio sconta con un distacco l’’impostura’ dell’uno e la ‘sincerità’ dell’altra.

<Sibilla>
Incuriositi da un avviso di quarta pagina, in cui si vanta di saper leggere il destino nelle “linee segrete”, vanno dall’indovina due amici (“Ci andammo insieme per ragioni di cautela: ancora quattro anni fa, la Vetra [quartiere del centro di Milano, ndc] era malsicura. ”), uno dei quali vi riconosce “Tiburia Capurro, trent’anni innanzi compagna di ‘corso misto’ al Ginnasio Parini", già allora istruita nell’occultismo dal padre spiritista.

<Una tragedia da impedire>
Il proprietario della “Locanda della Pace” convoca il Commissario N. 15 dell’Agenzia investigativa “Lince”, in seguito alla scoperta, nel mucchio della spazzatura, d’ un dattiloscritto di tredici parole - alludente a un suicidio imminente - ‘.. ormai la vita è impossibile. Quando avrai ricevuto questa mia, non sarò più…”, che, al di là delle ambizioni del detective, a seguito del ritrovamento nella pattumiera di altri due frammenti originali, diventerà: “A Bellano, causa la temperatura, ormai la vita è impossibile.. Quando avrai ricevuto questa mia, non sarò più qui, ma a Brunate, dove il caldo e le mosche si fanno meno sentire. ”

<Il regalo dello zio>
Una ragazza originaria d’un paesino della Riviera s’innamora d’un attore cinematografico alla sua prima e unica performance.

<Due baci>
Durante un’escursione a tre, Ada riceve sul braccio due baci: quello “lungo, cupido, anelante”, osato da Roberto “nel tunnel, scuro e pauroso e stillante gocce di gelido umidore. ”; e quello, morsicata Ada da un rettile sul Pian delle Vipere, “risoluto, violento, imperativo, per assorbire il succo della ferita mortale” impresso da Giacomo, che in modo inatteso sarà il prescelto (e poco importa che il rettile si fosse rivelato “una comune serpe delle more, i cui morsi non bruciano la pelle intaccata più di cinque minuti. ”).