Marco Ramperti - STORIE STRANE E TERRIBILI

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Marco Ramperti - STORIE STRANE E TERRIBILI, pp. 1-271, Milano, Ceschina, 1955


A chi gli domanda circa l’età e il luogo di battesimo, Marco Ramperti risponde sempre evasivo. Sono nato - dice - quindici anni dopo Churchill, quindici anni prima di Wanda Osiris: fate il conto. - Già, ma dove? - - Dove non ha importanza. Foscolo è nato a Zante, Chénier a Costantinopoli. Non per questo l’uno è greco o l’altro turco. Un altro emerito personaggio - ciò accadeva circa venti secoli fa - ebbe a nascere in una stalla, senza per ciò essere un vitello. Di me posso far sapere, a chi interessa, essere milanese da cinque generazioni, e che l’arcibisnonno paterno veniva dalla Savoja. Ho cercato negli archivi di Chambéry tracce dei ‘Rambert’ miei antenati: uno, di mestiere, era carnefice, e di due discendenti suoi collaterali, l’uno tiene bottega di giocattoli, l’altro cerca la carità! Figlio di un violinista di nome e allevato da un padrino facoltoso, essendo in sui venti anni il Ramperti scappò di casa per fare non sapeva ancora bene se l’esploratore o il domatore. Fu invece costretto a una dozzina di altre professioni meno brillanti, fra cui il violoncellista nei cinematografi e il contabile d’un proprietario di giostra. Girava insieme al castello di legno, e insieme al libro mastro, tenendo i conti nello sgabuzzino impiccato in cima ai cavalli di legno! In tale posizione altolocata, avendo innamorato la figlia dell’esercente, avrebbe anzi dovuto sposarla per continuare l’esercizio. Ma fu questo il primo di sei fidanzamenti, fra cui uno con una principessa bavarese, tutti interrotti da sopravvenute altre avventure. Più tardi, durante il trentennio di critico drammatico, farà sei duelli e subirà sei processi su querela di commediografi maltrattati. La cifra sei è fatale nella sua vita. Sei, fino ad oggi, erano i libri da lui pubblicati; sei ne ha in progetto di pubblicare, vedendo intanto la luce queste Storie strane e terribili. Di fare lo scrittore non aveva pensato mai, nella sua gioventù dartagnanesca e randagia, durante la quale gli capitò talvolta di dormire nei fienili e di mangiare con gli zingari, se una mattina, saltando giù dal letto (che quella notte era stato il biliardo d’un bar) non avesse dato nell’occhio al signor Pace, il quale era a quel tempo il barbiere di Gerolamo Rovetta. Il buon barbitonsore, che del senzatetto conosceva soltanto alcuni versi libertini pubblicati alla macchia, ne parlò all’uomo famoso, che volle conoscere il ragazzaccio. Fu appunto il Rovetta che lo indusse a vivere di penna, presentandolo al direttore del Piccolo di Trieste. Il quale a sua volta fu stupitissimo della presentazione. Signore solitario, e quanto mai diffidente dei giovani, l’autore del Barbarò non gli aveva mai raccomandato nessuno! <segue> [dal risvolto di copertina]