Ettore Petrolini - GASTONE

Stampa PDF

Ettore Petrolini - GASTONE - Due atti e tre quadri, copertina di Onorato, prefazione di Marco Ramperti, pp. 1-169, Bologna, Cappelli, 1932


Una pensione romana per artisti di varietà, abitata da: Gastone d’Urville, divo del varietà; Bice Duval, canzonettista, ‘fiamma’ del Commendatore; Viola, marchesa decaduta e locatrice; Gemma d’Orient, autrice di testi, ‘fiamma’ del Barone; Mignonnette, ballerina; il Commendator Pompa; l Maestro di musica leggera Ingemiti; il parrucchiere delle pensionanti, Floro; il Barone Chissà; la Stiratrice; la Burdigia, sarta; Lucia Sabbatini; e Natalina, cameriera.

MAESTRO


“Piglia! Qui pigliano tutti qualche cosa. Chi piglia le donne, chi piglia lezioni, chi piglia quattrini, chi piglia la cocaina…Mò mi piglio qualcosa pure io…

si guarda intorno, poi prende nel
vassoio dei biscotti, il portazuc-
chero e lo mette in tasca


Nell’ultimo quadro, Gastone, rubato, nella camera della Duval, un braccialetto di brillanti, è arrestato.
Gastone è l’uomo amorale e cocainomane, però convinto che la sua sola apparizione sulla scena basti a stupire gli spettatori e a sconvolgere le spettatrici; e “spensante”.

LUCIA


Io nun sò adatta per quello che tu pensi.

GASTONE


Ma io non penso nulla! E’ la mia grande facoltà, quella di non pensare…Sono il divo dello spensiero!...

Altro tema, infatti, è quello dell’aspirazione, sostenuta da Gastone, ma presto rientrata, della pensionante Lucia, alla ribalta.

Dalla prefazione di Marco Ramperti:
“Gastone! Già bisognerà tornare a godercela questa satira efferata, inesorabile, del bell’attore fotogenico, affranto, pallido di cipria, di vizio, e anche un po’d’orrore di se stesso, del proprio vuoto senza fondo. Ecco in verità, una delle più spietate incisioni Petroliniane. Perché non si decideranno, finalmente, a indicare questo nostro attore formidabile con la sua vera definizione d’attore tragico? Per mio conto, se le sue sono caricature, lo sono al modo di Brueghel o di Leonardo..
Ma la comicità, dunque? La comicità non nasce dalle varianti, ma, a chi ben guardi, soltanto dalle “interruzioni” di questa arte tutta drammatica: dagli strappi che l’attore vi dà, a quando a quando, per far ridere: per questo appunto, il singhiozzo è comico, pel grottesco della sua discontinuità, delle sue fratture. ”

Concordo con Ramperti sul transeunte “singultio” della comicità:

LUCIA


“.. C’era el corrispondente ufficiale del Caffè Concerto e pure lui m’ha detto: Al vostro debutto avrete l’élite del pubblico e diverrete l’’enfant
gaté’. Zi’ Vincè, che vordì l’’enfant gaté’?

VINCENZO


So’ porcherie che non conosco. Vorà di che t’infanghi te. (p. 29)..
------

LUCIA


Diventerò come Anna Fougez?

GASTONE


Ma che Fougez? Tutto deve fuggire innanzi a voi. Di più…(p. 43)
------

GASTONE


Un brano del mio repertorio…Se l’ipotiposi del sentimento personale postergando i prolegomeni della mia subcoscienza, fosse capace di reintegrare il proprio subiettivismo, alla genesi delle concomitanze, allora io rappresenterei l’autofrasi della sintomatica contemporanea, che non sarebbe altro che la trasmificazione esopolomaniaca…E’ chiaro, mi sembra. (p. 46)
------

GASTONE


Eh! a me m’ha rovinato la guerra! Quante scoperte ho fatto…Io, modestamente, ho scoperto il sapore dell’acqua di Seltz. Che sapore ha l’acqua di Seltz? Sentiamo: non lo sapete? Ebbene, ve lo dico io: l’acqua di Seltz ha il sapore di formicolio ai piedi!... (pp. 58-59).

 

 

 

 

Vedi fotografie