Marco Ramperti - OMBRE DEL PASSATO PROSSIMO

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Marco Ramperti - OMBRE DEL PASSATO PROSSIMO, foto in b. n.n. t., (in copertina: Ramperti con Jean Harlow, Beverly Hills, 1934), pp. 1-302, Milano, Ceschina, 1964

Jean Rostand, Réné Clair, Sem Benelli, Ettore Petrolini, Ida Rubinstein, Umberto Giordano, Sacha Guitry, Filippo Tommaso Marinetti, Edmonde Guy, Carmen Mialet e altri, rivisitati da Ramperti con l’urticante levità d’un Arbasino del Ventennio.

<A cena con Ugo Valeri>
“Ignoro se Diego Valeri - il dolce poeta che, al contrario dell’estinto fratello Ugo, à avuto assai più fortuna che non gli spetti - ricordi l’invito a pranzo di cui ebbe a onorarmi tanti anni fa, essendo lui giovane ed io giovanissimo.
Avevo ottenuto tanta cortesia solo per essermi lamentato, in uno dei miei primi articoli, di quanto avessero avuto torto alcuni giornalisti nell’attribuire a suicidio, anziché a disgrazia, la caduta mortale del fratello pittore da un balcone di Palazzo Pesaro..
Avevo ricordato, sedendo a tavola col poeta, come già avessi desinato una sera d’inverno in compagnia di suo fratello. Fu in via della Croce Rossa, a Milano, dove le cucine del Grand Hotel tramandano dagli spiracoli dell’interrato tante fragranze vaporose, vertiginose d’umidi, di lessi, di fritti, d’arrostini. Ugo era venuto là, digiuno, a inghiottire quei fumi e cibarsi di quei vapori. Io no. Non essendo bisognoso come lui, forse per non essere altrettanto geniale, dopo essermi regalato alla bettola della ‘Regina di Picche’ - una tavola calda di quel tempo - un minestrone e un cavolo farcito, ero passato da quelle profumate cucine solo per respirare gli effluvi d’una crema che era mancata al mio dessert..
Preso da una subita simpatia, forse solo da una sorta d’intenerimento per la mia inesperienza di novizio della miseria, m’invitò a fargli visita per l’indomani. Aveva affittato una camera a Porta Volta, nei pressi del Famedio.
Ma l’amico non c’era, avendo dimenticato l’appuntamento. Ugo era distrattissimo. Di lui i due decrepiti coniugi che gli avevano affidato la stanzaccia non fecero che raccontarmi, con espressione quanto mai disgustata, cose da non credere..
-…Ma poi veda cosa à fatto, cos’è stato capace di fare, dei muri di casa nostra, el so amis pittur! -.
Mi guardai intorno. Le pareti della stamberga apparivano interamente, mirabilmente affrescate di tante scene della vita goliardica padovana, di cui Ugo Valeri, con munificenza milionaria, aveva fatto dono ai due orridi vecchi in compenso di qualche pigione arretrata..
- Ancora un’informazione - feci io - Come mai, oggi che fa un tempo magnifico, vedo qua dentro un termometro che segna tempo cattivo?
- Già: lo strumento è guasto. Ma l’è el pittur che lo vuole in quello stato. Dice che il tempo buono non esiste, non può esistere per gli artisti come lui. Più matto di così! Eh, eh, caro signore: bisognerà che ci decidiamo a metterlo fuori di casa... Resta inteso che quegli spegasc, quegli sgorbi - e indicarono le pitture delle pareti - non appena libera la stanza, li puliremo subito via. -“: pp. 121-127

 

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