Eugenio Barisoni - ANIMALI DEL PARADISO

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tra queste selvagge montagne, nella dimora
degli animali, che stanno rivelandomi i
segreti della loro vita





Eugenio Barisoni - ANIMALI DEL PARADISO, pp. 1-301, @ I. ed., Firenze, Editoriale Olimpia, 1947 [ristampato dallo stesso Editore, col titolo: UOMINI E BESTIE NELLA TORMENTA, illustrazioni di Dino Perco, 1969]



Lo stambecco - L’avvoltoio degli agnelli - Il camoscio - Il gracchio - Marmotte - L’astore e l’ermellino - Il picchio muraiolo - La lontra e la trota - Rondoni alpini - Il gufo reale - Scoiattoli - Il fagiano di monte - La donnola monticola - La lince - Coturnici - Il tasso e la volpe - Lo scricciolo - L’aquila del Brèzière - La baita


<La trota>
“.. Un giorno si sentì più snella e districata. Il corpo ubbidiva a occulti sensi che indicavano alla piccola trota la condotta da tenere secondo le circostanze..
Tutto era purità e limpidezza intorno. L’acqua trasparente scaturiva dalla più intima essenza del ghiaccio.. La coppia, presa da un inconscio affanno, si diede a strofinare la rena col ventre e con le pinne sollevando un effervescente pulviscolo. I loro corpi affaccendati apparivano come sotto il cannello in una vasca d’acquario. Poi la femmina si adagiò sfinita nel talamo. Il maschio invasato dalla passione amorosa ebbe a un tratto nelle fibre del corpo, agitato da un dolce e tormentoso orgasmo, l’avvertimento che era giunto all’atto supremo..
Il tesoro delle uova splendide e rare quali gocce di ambra ricevette il lattice fecondatore. Il pulviscolo effervescente si stese come un fluttuante velo nel talamo. La coppia, trepida della sorte del loro tesoro, si diede d’attorno con affettuosi sinuosi atti, affinché la rena gelosamente covasse le uova. Il compito della femmina era terminato..
I poveri trovatelli, già abbandonati prima di venire al mondo, avrebbero fatto senza le cure e le carezze dei genitori. Non avrebbero conosciuto le gioie dell’infanzia e le tenerezze familiari, allo stesso modo che i coniugi, per modo di dire, non avevano conosciuto i vincoli e i doveri del matrimonio, non solo, ma i loro corpi stessi erano rimasti estranei l’uno all’altro. ”: pp. 93-106.

<Scoiattoli>
“.. E’ una razza intelligente e astuta quanto è leggiadra e vivace. Possiede buona memoria, non si scorda dei pericoli che hanno minacciata la sua vita, che è una vita agile e felice. ”

<Il tasso>

“.. Quella casa l’aveva costruita per sé, esclusivamente per sè, con ogni minuzioso precetto d’arte. E lui non lo sapeva, sempre scontento della sua opera, sempre spinto a cercare vie nuove, scoprire altri passaggi, approfondire gli scavi. Ma era un costruttore perfetto. ”

<La donnola monticola>
“L’aveva spinta lassù, sotto la punta Bianca, una strana curiosità. Ma alla fine non si era trovata a disagio. Il freddo era talvolta estremo, l’autunno precoce, le vernate interminabili. Ma quando splendeva il sole, tanto era da presso e puro da indurre a cercar riparo all’ombra di una valanga. Arvicole e nitele non facevano difetto. ”: p. 161.

<La volpe>
“Tutti conoscono l’astuzia della volpe, un’astuzia non paragonabile a quella dell’uomo sebbene, sia l'uno sia l'altra, l'usino quasi sempre a danno altrui. Ma nella volpe l’astuzia è più feroce, a volte prudente a volte temeraria, raffinata nel continuo esercizio di vincere la difesa degli animali destinati ai suoi banchetti. La volpe del Gran Clapei era un individuo straordinario, chiamato dal destino a compiere imprese che, nella cronaca della società umana, sarebbero rimaste memorabili. Una specie di eroe bizzarro e beffardo pronto a mettere sempre nel sacco l’avversario. ”: p. 213.

<L’aquila del Brèzière>
“.. Si direbbe che l’aquila è fornita di saggezza e di prudenza pari alla forza dei suoi artigli capaci di sollevare e portare in lungo volo un agnello o un capretto. E “pensando” alle occasioni che potrebbero tenerla lontano dal nido, la madre lo rifornisce di tanta carne quanta è sufficiente a nutrire i figli lautamente durante la settimana. ”: p. 234.

<Il camoscio>
“.. Investiti dall’immensa luce del sole e della neve, le delicate nari pulsanti, il muso eretto, i muscoli del corpo tesi a subitaneo scatto, splendido il pelo dell’albino, fulvo dorato quello della femmina, erano nella sfolgorante vastità del paesaggio il simbolo della bellezza plastica, della vigile timidezza, dell’armoniosa rapidità di moto. ”

<La baita>
“.. Pastorale è nell’estate la tinnula voce dei campani, quando le bestie sono al pascolo sui greppi o tornano in fila alle stalle. Le bestie guardano questa natura primitiva dove l’uomo vive pochi mesi dell’anno che rappresentano un giorno o un’eternità. Poi viene l’autunno con le nebbie le nevi le tormente. Gli uomini caricano i muli, radunano le mandrie, scendono a valle. Le baite rimangono deserte. Nevica: le baite affondano nella neve..
Le nevi levigate o ondulate dalle vicende della bufera lustrarono quali superfici smaltate da un sottile cristallo, o si ombreggiarono nelle sinuosità di un tenerissimo azzurro, assumendo l’apparenza di un’epidermide viva di un caldo pallore, reso più smagliante dalla venatura. ”: pp. 253-263.