Marco Ramperti - L’APPUNTAMENTO e altre ultime storie d’amore

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Marco Ramperti - L’APPUNTAMENTO e altre ultime storie d’amore (con una prefazione polemica in forma di lettera), pp.1-371, Milano, Casa Editrice Sonzogno, 1939 Lire 10




Veggo il loro ghigno, o Lucio, mentre mi leggono. Non me ne dolgo.
Non me ne curo. Io non scrivo, tu lo sai, che per gli uomini leali e per
il tempo galantuomo.
(prefazione, a Lucio d’Ambra, p.20)






<Idillio atesino>

Ad Adolfo Franci





La giovane Else “o non capisce o non gli crede e guarda altrove”, quando l’autore le fa professione di probità, scrupolosità e disciplina; “sorride indulgente”, all’allusione maliziosa che “troppo si rimprovera agli Italiani di star con le mani inoperose.”: pp.45-46




<Gli occhi come i suoi>

Ad Andrea Birabeau





Abbandonato per “un pretendente facoltoso e quarantenne” dall’amante, cui “piaceva la stanza, ex-camera d’archivio, a terreno d’un cortile mezzo parato di glicine, l’ultimo di quattro d’una dimora signorile milanese, solitamente occupato dai giochi di due fanciulli” rissosi: un “bambino qualunque” e “il figlio del padrone di casa”, l’autore inizia a prendere le parti del primo, conscio della “parzialità delittuosa” cui l’avevano indotto gli occhi del secondo, “del tutto simili” a quelli della donna.: pp.63-71.




<Ersilia fra i cimeli>

A Enrico Cavacchioli





Infatuazione dell’autore per Ersilia, commessa del ‘Reparto Antiquaria’ dei Magazzini Riuniti di Samuele Podrecca, “che dà sul vicolo buio, mentre l’altro, separato da un cortiletto, s’affaccia in pieno sul Corso, essendo adibito al ‘Reparto Novità’”.
“Ma tu eri l’ordine, nella confusione, così com’eri la giovinezza nello sfacelo, la pulizia nel putridume.”: p.90.



<La Fortuna>

A S. E. Aldo Rossini




Ridottosi al verde, l’autore ottiene, da una giocatrice baciata dalla fortuna, che sia la posta in gioco contro un anello da poche lire; e vince.





<L’allieva del padre>

Al Senatore Enrico Scalini





Una violinista ventunenne, che risiede in un’altra città e che in otto anni gli ha mandato una trentina di lettere d’amore, alla faccia dice, che lo “ha amato”, perché era il figlio del suo maestro di musica.
“..Fu quasi per essere commessa quella notte una colpa; ma la colpa non sarebbe stata d’aver ottenuto una donna, bensì d’averla ottenuta senza amore.”: p.149.




<La nebbia>

A Fernando Palmieri





Nella nebbia dell’alto Lario, sul battello, l’autore, in una coppia, riconosce una donna amata tre anni prima.
“..Ora soffrivo. Solo quei due ora mi parevano vivi, a mio dispetto, a mia vergogna, sulla nave delle ombre.”: p.180.




<L’aquila sul castello>

A S.E. Italo Balbo





“L’ultima notte di signoria dell’ultimo degli Alderstein”, nobile in rovina, che nel suo stemma ne ha una nera in campo rosso, un’aquila perduta, “negra nel cielo rosso”, vola sopra il castello.



<An Italian adventure>

Alla duchessa Xenia Visconti di Modrone





Non solo, in modo inaspettato, non si rivela galante - “..Mille dubbi m’assalgono. E s’io non fossi che un riflesso delle sue fantasie turistiche?” - l’appuntamento serale richiesto all’autore da una giovane straniera, ma, penetrati contro i regolamenti nei giardini chiusi, scatena l’inseguimento agli intrusi da parte dei cani dei guardiani.




<La casa dei fiori di cera>

A Giovanni Papini





Diretto a Los Angeles, per saperne di più sulle dive hollywoodiane, in Ohio, l’autore fa sosta nella casa d’un reverendo quacchero, il cui figlio tisico ha un’infatuazione per una di loro: Lilian Gish.




<Passeggiata con l’angelo>

A Berta Bruers





La vigilia della rappresentazione del “mistero” di sant’Uliva (con Memo Benassi, Rina Morelli, Andreina Pagnani..) in Santa Croce, nell’autore, che, accompagnando Berta Bruers, sedici anni, di Anversa (una delle due ragazze scelte per fare da angeli custodi) per le chiese fiorentine, a scegliere, fra tutti i quadri di soggetto elisio, le ali che preferisce, “tratto tratto” le ha detto “cose stolte, cose vane, obbligandola ad arrossire”, la tentazione va spegnendosi.
“..Certo il desiderio, in me, è ancora desto; e ben me lo dice il viso sconvolto riflesso dentro un’acquasantiera; e tuttavia anche l’anima s’è specchiata in tutte quelle immagini etèsie e ha finito per sentirsi un’altra: promossa, riscossa, balzata in aria come da un impeto di penne.”: pp.300-301.