Luigi Gianoli - SAVOYE BONNES NOUVELLES - L’ultima epopea della cavalleria italiana

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Luigi Gianoli - SAVOYE BONNES NOUVELLES - L’ultima epopea della cavalleria italiana, pp. 1-157, Milano, Edizioni Equestri, 1988



Nel 1988 il grande Gianoli ha affidato alla pagina scritta la propria testimonianza, non dai velo-ippo-autodromi, dagli stadi, o dalla ribalta della lirica, ma dai foschi scenari della Campagna di Russia.



“.. Era Mussolini ad aver bisogno di successi sia pur parziali, anche di piccola portata, da opporre alla prepotenza tedesca. Correva voce che non avesse nascosto certa soddisfazione ai primi rovesci dei nostri alleati nella zona di Rostov, tante le umiliazioni che Hitler gli aveva fatto patire. E così Poccetti inviò uno, due, tre squadroni ‘per rompere il fronte sovietico’, quando un bambino avrebbe capito che si trattava di operazioni assurde, stolte, com’era folle partire su un terreno scoperto in forte salita per andare all’attacco del terrapieno che si ergeva lassù contro il cielo, e sul quale si erano attestate truppe fresche e bene armate, pazzesco pensare di far breccia in quel baluardo, impossibile varcarlo per raggiungere gli ardui labirinti delle città devastate senza l’appoggio dell’aviazione, del tutto assente.
Eppure proprio in quei giorni sulla moghila immensa, inespugnabile, teso ad un confronto ineguale, ‘Savoia’ compì imprese arditissime, sovrumane, leggendarie, impegnandosi dall’albeggiare al tramonto e sfidando il nemico da una posizione di assoluta inferiorità. E proprio là rinacque il genio antico della santa cavalleria, virtù militari e umane ereditate da antenati sdegnosi e alteri, da cavalieri leali e gentili, da quella simbiosi, quasi un patto magico, stabilitosi da sempre tra il cavallo e il cavaliere in una lunga epopea d’armi e d’onore, di coraggio e di disciplina sostenuta da una fede incollabile nello splendore dell’Arma..
Fu un glorioso inferno di fuoco e di gelo che vide la cavalleria prodigarsi con tale audacia da mettere in difficoltà il nemico e preparare la strada alla divisione Pasubio rinforzata da reparti di artiglieria ma, inspiegabilmente, non dall’aviazione. ”: p. 91 e sg.