Marino Parenti - BAGUTTA

Stampa PDF

Marino Parenti - BAGUTTA, con un Invito di Orio Vergani, una Prefazione di Riccardo Bacchelli e un Commiato di Marco Ramperti, disegni e caricature n. t., pp. 1-291, Milano, Casa Editrice Ceschina, 1928, L. 18



<Terzo capitolo: i protagonisti del premio Bagutta>


“.. Marco Ramperti confessa di esser nato la notte di Natale di un anno che non ricorda, ma che per questo non si deve credere esageratamente lontano.
Non ebbe affatto la vocazione dello scrittore.
Subì - dice - questo mestiere dopo averne provati, con scarsissimo frutto, altri dieci, dal maestro di collegio al venditore di bretelle e dall’osservatore meteorologico al sonatore di violoncello nei cinematografi; non escluso un noviziato di quindici giorni in qualità di cameriere in un bar di Sampierdarena.
Cacciato da tutt’e dieci questi impieghi, tentò finalmente le belle lettere e in tale onorata carriera gli riuscì di raggiungere dopo vent’anni di fatiche una camera ammobiliata al quinto piano con bellissima veduta sui dintorni della città..
Marco Ramperti suol dire d’aver battuto nella propria vita due records: quello degli spropositi e quello dei fallimenti. Senza sua colpa però.
Anzi un’indovina, a undici anni, gli aveva predetto degli alti destini, certamente più alti del quinto piano; ed egli è del parere che qualche angelo archivista, lassù nel limbo delle sorti, abbia imbrogliato le carte assegnando a lui la sorte che doveva ragionevolmente toccare a Virgilio Brocchi o ad Arnaldo Fraccaroli [due scrittori ripetutamente sotto la sferza di Ramperti, ndc].
E’un idealista e un romantico. I soli beni che possiede sono alcuni denti d’oro; e per ciò egli è solito dire che le ricchezze non bastano a fare l’uomo felice.
Scriverà, dice, un libro sugli amori degli animali, il giorno in cui non potrà più adibire ai propri. La durata dei quali è normalmente dimostrata da un paio di scandali all’anno.
Un terzo record stabilito dal Ramperti è il numero dei licenziamenti impostigli dagli alberghi e dalle pensions meublées in cui ha successivamente preso dimora: licenziamenti tutti dovuti ad offese al buon costume, o in altre parole all’orrore della solitudine.
E’campione di ‘scassa quindici’ [gioco simile alla morra, ndc] e gli attribuiscono delle bonnes fortunes: le sole della sua vita; e le sole - a parer suo - ch’egli non meritava.
Essendo nato nella notte di Natale, che si dice fatidica di grandi riuscite, Marco Ramperti spera sempre di ottenere pei suoi giorni futuri quel posto di spolveratore in una pinacoteca o di cocchiere-becchino, che l’esperienza gli va suggerendo indispensabili alla conquista del bene supremo, cioè della ferma serenità..
All’irrequietezza e alla vivacità del Ramperti rispondono esattamente un fisico nervoso e snello ed una leggera e voluta eccentricità nel vestire, moderata da una velatura di trascuratezza ben comprensibile in chi, fra un telescopio e una bretella, un violoncello e una penna, ben poco tempo ha potuto avere nella sua vita per interessarsi di sapere se sia meglio acquistare le scarpe a Torino, piuttosto che farsi un soprabito a Firenze..
Lo vogliono giocatore, libertino, fantastico, collerico, zoofilo e bevitore d’acqua e limone..
Un solco, sui principi di governo della tavola baguttiana, incolmabile.
Mentre lo statuto bacchelliano, tutto un inno di dedizione a Bacco e ai suoi legittimi discendenti, ha trovato l’appoggio e il conforto unanime di tutti i commensali, quello rampertiano all’acido citrico e al vegetarianismo non ha raccolto finora alcuna adesione.
Povero Ramperti!..
Neppure i macabri ricorsi tolstoiani e shakespiriani [vegetariani entrambi, ndc], geniale trovata dell’inesauribile strategia rampertiana, hanno avuto successo.
E i brandelli di cadavere senza nome (com’egli osa chiamare gli intingoli profumati che rallegrano la nostra tavola) continuano ancora a rimpinguare i letterati del manducatorio milanese, vivificati dall’amabil sangue delle non meno amabili vigne della Dianella [zona di produzione del Chianti, ndc]. ”: pp. 38-47.




<Commiato>


“Come nelle processioni delle fetes des fous medievali veniva sempre ultimo il Diavolo, oppure la Morte, così la sfilata dei pazzi baguttiani sarà onorevolmente chiusa da Me, che rappresento tra loro una ben diversa e ben più salutare opposizione: la Saggezza.
La Saggezza macra, appartata, consigliera, profetica, sempre contraddicente, spesso crudele, malvenuta e necessaria; la Saggezza astemia e vegetariana, che non canta, non grida, non esulta, non delira; che fa della tavola un casto e duro sacrificio; che s’appaga della briciola, che si nutre della stilla.
Che, mistica volontaria, non ha serbato alla propria rinunzia, unico bene, che la concupiscenza: ma, come sant’Agostino e Santa Teresa, come il Mormone e come Rasputin, sempre nel nome e nel timore di Dio.
Che si confessa e confessa ad alta voce: (o Maddalene, o Marie Egiziache, o penitenti: a me!) come gli apostoli del deserto.
Che assiste alla nuova mensa di Cana, ma solo per apparire ai ghiottoni e ai beoni, agli obliati e ai dissoluti, con la severa contraddizione del Verbo.
Del Verbo, e dell’acqua e limone.
Ho un limone per mano: ognuno come un fulgido pomo di sovranità.
E’ in essi il liquore puro e bruciante della pura e infiammata anima mia.
Attenti: io spezzo il mio frutto illibato come l’ospite di Epulone già fece del suo pane, per ammonire e per comunicare..
Quattro mezzi limoni innanzi a me! Splendente, ognuno, dello stesso splendore gelido e fermo che han le nevi sulle vette, che ha la Saggezza nel cuore dell’uomo..
Largo a me, l’Incontaminato.
E sia pace ai miei pazzi, ai miei profanati fratelli.
E sia pace al lettore, ricondotto finalmente fuor di Bagutta, dalla taverna alle stelle, traverso un’orgia di canti fescennini [alla “Trattoria Toscana” le cene letterarie si concludevano con l’esecuzione, da parte dei convitati, di cori e, da parte di “suonatori ambulanti”, di canzoni e trii, ndc] e di sbornie lutulenti. Con due agre gocciole lustrali io gli do il viatico sulla soglia..
Questo è il commiato ed è l’assoluzione.
Ite: missa nigra est. ”: pp. 261-262.

 

Vedi fotografie