Conrad novelliere

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La ripartizione: chiaro/scuro, bianco/nero¹, in Cuore di tenebra², “immagini della conoscenza”, che si rivela impossibile, si riscontra, altrove, nelle varianti: conservazione/innovazione³, ordine/disordine⁴, verità/intolleranza⁵ e definizione/descrizione⁶: blande offe concesse all'irrisorietà della conoscenza.


La “definizione”: “misteriosa applicazione di una logica spietata a destini così futili”, che “funziona perfettamente, ma a vuoto”⁷; la “descrizione”: gli effetti di superficie del testo, preoccupazione somma di Conrad: lo stile.


Ora, Conrad “pone”⁸ e “leva” ⁹ in modi ampollosi, ribaditi: oppure, nella chiusa di Domani, è il nodo poetico, che crea l'intreccio fra ritorno del figlio a lungo atteso, che il padre non sa più ravvisare e ideale ravvisamento di Bessie fra le disilluse donne dei Gambucinos, con la sovrapposizione del Messico delle canzoni alle “due tane da coniglio” nel porticciolo della Vecchia Inghilterra.


“... Non era l'oro ad attirarli; era il girare per ricercarlo nel paese di pietra quello che si era impossessato di loro e non li lasciava riposare: cosicché non è ancora nata la donna che abbia potuto tenere avvinto un Gambucino per più di una settimana, questo è quel che dice la canzone. -
... Non v'era suono -- non bisbiglio di vita, come se fosse sola, e sperduta in quel paese roccioso del quale le avevano parlato, ove certi pazzi cercano l'oro e poi lo sdegnano.
... Una finestra si aprì; e nel silenzio del paese roccioso una voce parlò sopra la sua testa, su nell'aria oscura -- la voce della demenza, della menzogna e della disperazione -- la voce della speranza inestinguibile.”¹⁰


Stimolo dell'ispirazione è la visione: “Con rapida occhiata la percorsi, l'avvolsi, mi appropriai della forma in cui si concretava il significato astratto del mio comando. Peraltro, la vidi come svincolata dalle materiali condizioni della sua esistenza. La riva alla quale si trovava ormeggiata era come se non esistesse. All'infuori di ciò, qualsiasi scena e qualsiasi episodio sarebbe stato uno spettacolo puramente effimero. La stessa squadra di coolies affaccendati intorno al gran boccaporto erano meno consistenti della materia di cui son fatti i sogni. Poiché chi mai andrebbe a sognarsi di cinesi? “; “La bianca esangue luce dell'alba gli mostrò una testa di statua. Mentre stava a fissarla intensamente, la testa cominciò a farsi leggera tra le sue dita, a rimpicciolire e sgretolarsi, infine si tramutò in una manciata di polvere che fu soffiata via da una raffica tanto gelida che egli si destò con un disperato brivido e balzò precipitosamente dalla cuccetta.”¹¹


E suadente riesce il richiamo alla fralezza dell'uomo¹²; donde la nobiltà d'una vita spesa, disinteressatamente, al servizio d'un ideale.¹³


Lo scriveva Forster, in un contesto che Todorov rivisita abilmente: “Il fatto che il processo di conoscenza si svolga in modo impeccabile non prova affatto che si possa raggiungere l'oggetto di tale conoscenza. È ciò che non riusciva a comprendere E. M. Forster, il quale osservava perplesso, a proposito di Conrad: 'Ciò che vi è di particolarmente sfuggente, nel suo caso, è che egli ci promette sempre una qualche dichiarazione filosofica, di carattere generale, sul mondo, per poi rifugiarsi in una brusca enfasi. Vi è in lui un'oscurità di fondo - qualcosa di nobile, eroico, ispiratore, una mezza dozzina di grandi libri, ma oscuri! Oscuri! -'. Sappiamo già a che cosa riferirci per ciò che concerne l'oscurità.”¹⁴
L'oscurità, infatti, è pervia a chi osi calarvisi.




1) T. Todorov, “Conoscenza del vuoto. Cuore di tenebra”, in: Poetica della prosa, Roma-Napoli, Theoria, 1989, p.175.

2) J. Conrad, Tutti i racconti e i romanzi brevi, Milano, Mursia, 1983, pp.1268.

3) “Il segreto dei cuori, troppo terribile per gli occhi timidi degli uomini, tornerà, velato per sempre, all'imperscrutabile Creatore del bene e del male, al Signore dei dubbi e degli impulsi. La sua coscienza era nata - ne udiva la voce, e rimase esitante, ignorando la forza interiore, la potenza fatale, il segreto del proprio cuore!”; J. Conrad, op. cit., p.272.

4) “Era una di quelle esperienze che strappano l'uomo alla consuetudine dell'ordine stabilito per la sua natura e ne fanno una creatura preda di oscuri influssi.”: ivi, p.1068.

5) “La verità che gli vibrava nella voce la fece indietreggiare leggermente, perché ella non era fatta per udirla - nemmeno un poco - nemmeno per una volta in vita sua. Per lei era rivoltante; e nel suo turbamento, forse obbedendo alla suggestione del nome di Renouard oppure allo scopo di attenuare la durezza dell'espressione, poiché era segretamente scossa, ella gli parlò in francese. - Assez! J'ai horreur de tout cela, - disse.”: ivi, p.1096 e sg.

6) “Lei... Sembrò, in una pausa, che stesse frugando nella mente alla ricerca di una frase descrittiva. Ma le mie speranze andarono deluse. Non tirò fuori altro che la sua stereotipa definizione. - Lei è una persona assolutamente diversa. -”: ivi, p.868.

7) T. Todorov, op. cit., p.182 e sg.

8) “Egli mi raccontava questa storia della sua avventura... con quella sua intonazione dolce, melodiosa e vibrante che infondeva un potere strano e penetrante nel suono delle più familiari parole inglesi, come se fossero le parole di una lingua soprannaturale.” ; “Seguì un momento di silenzio profondo, quasi fosse avvenuto qualcosa di straordinario.” ; “Generosità. Sì. Si trattava in lei di generosità. Ma una generosità di uno splendore assolutamente regale, di una prodigalità quasi assurda - o, forse, divina.” J. Conrad, op. cit., p.504, p.475 e p.1062.

9) “Le labbra gli si disegnavano con fermezza sotto i baffi gialli. Però si contrassero. Si erano contratte davvero?”; “Sì, gli ho dato io quella rotta. Mi sembrò una prova estrema. Io credo - no, non credo niente.”: p.1210 e p.1212.

10) Ivi, p.538 e p.541.

11) Ivi, p.1131 e p.1067 e sg.

12) “Sentivo nel profondo del cuore che più ci si avventura meglio si comprende come tutto nella nostra esistenza sia banale, breve, vuoto; che proprio nella ricerca dell'ignoto nelle nostre sensazioni si scopre quanto siano mediocri i nostri tentativi e quanto presto delusi!”; “Non mi venne affatto in mente allora che non sapevo con esattezza in che cosa consisteva l'equilibrio mentale né quanto tale questione fosse difficile e, tutto sommato, poco importante.”: ivi, p.897 e p.1113.

13) “- Non governa? - chiesi con irritazione al marinaio le cui forti mani scure, che impugnavano le caviglie della ruota, spiccavano illuminate nel buio; simili a un simbolo dell'umanità che rivendica il governo della propria sorte.” ; “Scambiavamo brevi parole; lo udivo che ansimava vicino a me ed evitavo di volgere gli occhi dalla sua parte nel timore di vederlo cadere e spirare nell'atto di spremere le sue forze - per che cosa? In realtà solo per un consapevole ideale.”: ivi, p.1146 e p.1177.

14) T. Todorov, op. cit., p.183.