Roberto Mieville, FASCISTS’ CRIMINAL CAMP

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Roberto Mieville, FASCISTS’ CRIMINAL CAMP, pp. 1-104, Prefazione di Marco Ramperti, Roma, Edizioni Corso, 1948



Per questo reportage su campi di concentramento per collaborazionisti italiani (“un calvario dei prigionieri” da Chuchy in Algeria, a Hereford Camp e Fort Bliss nel Texas, a Florence Camp in Arizona, ai campi delle Hawaii), che, a livello di contenuto, serve “per non dimenticare” qualche uccisione a sangue freddo e le “finte fucilazioni”, i maltrattamenti, le torture fisiche - nove ore di corsa continua senza bere. “Chi cadeva veniva coperto di botte e portato via, all’Ospedale. ” e psicologiche - Ordine di cooperazione forzata emanato dal War Department - subite “da quelli che oggi come ieri si definiscono ‘portatori di civiltà e di democrazia’”, che avrebbero potuto essere evitate con una semplice abiura, è, sul piano letterario, alquanto longanime il parallelo, avanzato da Ramperti nella Prefazione, con Barbusse - “Il Fuoco, Diario di una squadra” - o Remarque.