Marco Ramperti, BENITO I IMPERATORE

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Marco Ramperti, BENITO I° IMPERATORE - romanzo, pp. 1-238, Roma, Scirè, 1950



Benvenuti (ma vengono usate anche definizioni quali “storia alternativa”, “contro-storia”, “storia virtuale”, “storia controfattuale”) in Ucronìa (deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo”, da ou - non e kronos - tempo, per analogia con utopia, che significa “nessun luogo”), un particolare filone della letteratura fantastica: l’autore prende un evento storico e lo rovescia, ossia ipotizza cosa sarebbe stato se quel determinato fatto storico si fosse verificato in maniera diversa. Ad es. : se Napoleone avesse vinto la battaglia di Waterloo invece di perderla.

Qui Mussolini, sconfitti gli Alleati grazie a due bombe atomiche sganciate “soltanto ventiquattr’ore prima che le adoperassero gli sconfitti”, entra in Roma, accolto da una folla acclamante.
Col quale ingresso, per Ramperti, giungono al termine le sue fortune - “Sono solo e sono in alto, come Simeone sulla colonna: ma senza la grazia del Signore per cui lo Stilita poteva ancora consegnarsi al supplizio.”: p. 209 -.
E questo, per l’inevitabile scatenamento degli invidiosi, che tuttavia si caratterizza, più che quale vera fronda politica (Parri e Pertini, infatti, si sono adattati al ruolo di accompagnatori del cieco di guerra Borsani e alla banderuola - tale mostratosi nei “venti mesi” decorsi dal 25 luglio - Ungaretti è arrisa la feluca accademica), quale nomignolo (“Urodonal”, il miglior rimedio per le reni, era un palese riferimento alla minaccia mussoliniana di rompere le reni alla Grecia; “Bagnasciuga” un’allusione a un altro discorso famoso) attribuito, nel Teatro dei Pupi allestito a Trastevere in una “Festa de Noantri” per celebrare l’incoronazione, alla marionetta che lo impersona.

Eppure (mentre l’America sconfitta, dopo aver pensato di rimediare al fallimento della democrazia chiamando al potere gli aristocratici, cioè i “Quattrocento” bostoniani, ripiega su un’Assemblea di tutte Reginette di Bellezza) il prossimo Imperatore medita di riaprire il Parlamento e concedere elezioni; di perorare, presso l’alleato, la grazia per Montgomery e Alexander, condannati a Norimberga all’impiccagione da una Corte d’Assise presieduta da Goering; e presso il Presidente francese, il generale Pétain, quella per il generale De Gaulle, condannato alla detenzione; e di non procedere giudizialmente contro oppositori vecchi e nuovi.

"Benito I° Imperatore" è una tonante filippica contro l’antifascismo, frutto bacato del tradimento monarchico dell’8 settembre.”: The edinburgh journal of Gadda studies [www.gadda.ed.ac.uk]: ]:in: Mussolini buonanima, di Sergio Luzzatto - Università di Genova.

Sotto la ferula di Ramperti ricadono, invece - “Io gli uomini li disprezzo: ma a tal punto che arrivo solamente a compatirli. E se ho scelto l’indipendenza, è stato soltanto per essere libero di non occuparmene, di non avere contatti con loro, di schivare quanto più possibile le loro mani sudate, i loro occhi bugiardi, i loro aliti infetti.”: p. 116 - i fascisti come gli antifascisti d’accatto e i comunisti, i dittatori e i mendicanti, la musica negra “sonata con gli strilli”, il poker “giocato col bluff”, il calcio, che  (Gian Paolo Ormezzano docet)  “insegna a ragionare coi piedi”.“E quindi i libri sconci, le pitture matte, le sculture senza senso, le architetture senza respiro: tutto ciò sotto questo cielo a cui prima salirono le melodie di Bellini, l’ottava dell’Ariosto, la preghiera dell’Angelico, il sorriso del Boccaccio…”: p. 100; il ciclismo “che sganghera e ingobbisce”, l’ermetismo, i libri gialli, le parole incrociate e il gioco del ramì; e - “Sono due le ruffiane che occorrono alla cinematografia: la musica e l’oscurità. Provatevi dunque a immaginare un film senza queste due complici; a girarlo, privo di blandizie e malizie melodiche col suo crudo linguaggio zoppicante e in piena luce di sole.”: p. 118 - il cinema, “che avendo trasformato in volti adorabili, in divinissimi miti delle qualunque facce - “creando i divi, ha ucciso gli eroi. Da quando Ettore Fieramosca ha preso sullo schermo la faccia bonacciona di Gino Cervi, e il cavaliere D’Artagnan lo stupido ceffo di Errol Flynn, non c’è più uno spettatore che possa credere all’esistenza dei paladini e dei moschettieri.”: p. 118 - di commedianti, ha creato un’idolatria cento volte più pestifera dell’ateismo di Stalin e del razzismo di Rosenberg.”: p. 213; e salvando solo la musica, “che è l’esaltazione del poco bene che è in loro, della sola armonia di cui sia capace la loro costituzionale dissonanza.”: p. 174.

Ramperti fa esporre queste sue idee dal poeta-vagabondo Supino - personaggio del suo romanzo: La corona di cristallo, pp. 1-396, Milano, Bottega di Poesia, 1926 -, arrestato perché, il giorno dell’ingresso del Vincitore in Roma, camminava, ostentatamente, - essendosi incamminato verso l’Oriente - in senso contrario alla folla che gli veniva incontro, il quale, a Mussolini, che, liberatolo, l’ha ospitato in un sottoscala di Palazzo Venezia, “ha insegnato, in quattro mesi, a non fidarsi di nessuno e a non credere a niente.”: p. 196.

In prigione, Supino fa la conoscenza di Ramperti, arrestato dopo la vittoria dell’Asse: occasione, questa, da parte di Supino-Ramperti, per rivolgere un elogio alla Cina: “.. Perchè amo i Cinesi? Perché sono modesti. Perché sono pazienti. Perché onorano la vecchiaia e non cantano Giovinezza.. Là i mandarini fanno gare di poesia, e non di salti in lungo come i gerarchi ai ludi littori; indossano sete color del sole e non l’orbace colore della notte; bevono caldo quando fa caldo e si coprono, anziché scoprirsi, in segno di saluto: educato accorgimento, quello, per limitare la traspirazione, ed educatissimo quest’altro, per evitare la vista d’un cranio pelato o d’una criniera pidocchiosa.. I giornali, è vero, pubblicano i risultati dei gironi di calcio, però descrivono in primavera anche la fiorita dei peschi, in autunno le forme delle nuvole; oppure insegnano in che maniera s’abbia a conservare un amuleto dentro a un libro, o carezzare sulle guance una giovinetta ammalata. Perché amo la Cina? Perché è il paese dei piccoli piedi e dei gesti misurati: i gesti della grazia, i passi della prudenza. E degli acrobati. E degli astronomi.. In Cina la probità sopporta l’inerzia, l’amore del prossimo la solitudine; e persino è consentito alla saggezza d’accompagnarsi a un po’ di pazzia. Li-Poh andava a pescare i raggi di luna, Yu-Li discorreva coi pettirossi; Fung-Shui convertì i suoi poemi più belli in tanti piccoli ventagli pei piccoli straccioni della strada.”: p. 175.
E, da parte di Ramperti, per un sarcastico memento ai posteri: “.. Destra, sinistra, sono sempre andato per la mia strada. Ma prima ai fascisti, e poi agli antifascisti, essa non è mai parsa la strada giusta. Ho avuto delle legnate dal Regime persino quando ho osato scrivere che Emma Grammatica non mi pareva adatta, avendo sessant’anni, a recitare un personaggio di diciotto; e ancora quando mi sono permesso di dire, nell’anno 1942, che trecentomila lire di sovvenzione per una commedia idiota come la Cenerentola di Bontempelli mi parevano troppe; e di nuovo nel 1944, quando ho avuto la dabbenaggine, o la temerità, di far sapere che facevano male i gerarchi a ubriacarsi a Sresa, intanto che i combattenti si facevano uccidere al fronte. Non me lo perdonarono, per quanto mi fossi messo in linea con loro dimenticando ogni male che mi avevano fatto, e affrontando, per difenderli, miserie, attentati, ogni sorta d’incomodi e di sciagure. Non me lo perdonarono, quei valentuomini e persino m’impedirono di rispondere a radio Londra, che m’aveva condannato a morte, mi troncarono la pubblicazione d’un romanzo, mi minacciarono di confino e di prigione. Però incarcerarmi non era opportuno. VENNE POI LA VITTORIA, DIO SA COME, E ALLORA SI FECERO CORAGGIO.”: pp. 178 e sg.

Per effetto dei colloqui con Supino, Mussolini decide di non presentarsi all’incoronazione per la carica d’Imperatore: “Il Duce decise di scomparire nella notte, per ritornare a suonare il violino come a vent’anni e di confondersi, anonimo, con dei poveri musicanti. Va incontro a degli emigranti, venuti dalla lontana America sino a Roma per acclamare l’Imperatore. Non udranno, però, la voce dell’Imperatore, udranno solo uno sconosciuto evocare sul violino le canzoni d’Italia.”: pp. 223-227.