Eugenio Barisoni, CACCIATORA DI FUSTAGNO

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Eugenio Barisoni, CACCIATORA DI FUSTAGNO, pp. 1-322, Firenze, Editoriale Olimpia, 1944



Cronache di caccia (tra cui quella d’una settimana trascorsa in Sardegna); profili di cani; pagine d’ornitologia; aneddoti e divagazioni autobiografiche.




<Selvaggiume e selvaggina>
Nel capitolo, libera e originale interpretazione dell’assioma barisoniano secondo cui “i cacciatori, dopo aver abbattuto anche un solo selvatico, vorrebbero ridonargli lo spirito vitale perché tornasse a volar via, a offrirsi domani nuovamente al loro piombo.”: p. 226, dalla selvaggina esposta in un negozio (“gli occhi”) risale (“il cuore”) all’indole e al misterioso istinto delle specie: “Par di vederlo [il gallo cedrone, ndc] rizzarsi dal piano dove è ben accomodato tra ramoscelli di lauro, porsi in guardia contro il rivale, la coda sventagliata, il corpo teso, il collo abbassato gonfio di collera, l’occhio torvo.”; “Uccello solitario la beccaccia, crepuscolare e misteriosa, amica del taciturno bosco, del suolo fracido, delle foglie macere.. Riuniti così a dozzine, alla luce avvampante delle mostre, le beccacce amanti del romito e dell’opaco stanno a disagio e fuor di luogo. Scappano a una, a due al più, a rifugiarsi in certi quadri fiamminghi, fumosi e velati di casalinga tristezza. O nelle ‘nature’ del Dudreville..”; “Le anitre, l’innumerevole stuolo dei palmipedi, fa mucchi per suo conto dall’altro canto della bottega.. Sibilano passando, s’attuffano sopra gli stampi, cadono intorno alla botte, con tonfo sordo e greve.”; “Abbandoniamo invece gli occhi e il cuore dietro alle corone dei beccaccini.. Un soffio improvviso di vento agita il pènzolo dei beccaccini... Vedi tra la folla braccia alzarsi nell’atteggiamento d’imbracciare la doppietta, sollecitate dall’istinto di stoccare il veloce uccello che s’invola dalla marcita. ”: pp. 222-226.

<Il prato>
“Il prato non è quel soave lembo di cielo, stellato di fiorellini, disteso tra campi e boschetti. Non è neppure pascolo verde e molle dove gli animali si purgano e succhiano grasso umore da travasare in latte. Non è nemmeno fabbrica di fieno abbondante ed essenziato di tutti i profumi della natura vegetale. Il prato è del cacciatore.. Il cacciatore ama il prato, il prato estivo non molto vasto, non molto grasso né fitto. L’agricoltore tutto l’opposto. Ma l’agricoltore ha per il prato un affetto geloso e interessato, mentre il cacciatore lo calpesta e lo scompiglia. E’ per questo che tra cacciatore e agricoltore non corre buon sangue.”.

<La mia bandita>
“.. Conosco un luogo poco lontano dalla città, che ho sempre sognato come la sede della bandita che vorrei possedere..
Lo strano di questa regione è appunto la vicinanza della città, e il contrasto tra la solitudine profonda e sconfinata della verde distesa dei campi con la vita fervida e rumorosa di cui ti sembra di ascoltare il brusìo, che si svolge tra le affollate mura in alcuni giorni della settimana..
Non saprei scegliere tra una dimora in città o una comoda casa di caccia in mezzo alla bandita.. L’autunno e massimamente l’inverno, dopo aver sfangato nelle paludi solitarie e nebbiose, esserti imbevuto di sconfinato silenzio,.. brami la luce e il calore in cui l’umanità si muove si accalca si affanna inseguendo sogni fallaci, mentre tu porti nel cuore la vera completa felicità di una buona giornata di caccia goduta in compagnia di cari amici..
Cibi solidi e semplici, vini poderosi delle celebrate colline che chiudono l’orizzonte della mia terra, dispute accalorate, racconti tinti dalla fantasia ardente e appassionata, cani petulanti e insaziabili, sono complementi necessari alla sanità baldanzosa di una compagnia di cacciatori radunati intorno a una grande tavola rustica e massiccia.
Ma anche una dimora in campagna sarebbe piacevole.. Un isolamento assoluto circonderebbe la dimora nelle serate di nebbia.. Il raccoglimento confidente e amorevole sarebbe più pacato, la caccia acquisterebbe il suo vero carattere di lontananza dal mondo civile, di oblio assoluto di tutto ciò che tiene legato l’uomo ai suoi simili, se non arrivasse nella casa solitaria la voce della radio con l’ultima notizia mondana..
Felicità semplice e sana della caccia, anche se è un sogno.”.

<Ultime cartucce>
“Gli ultimi giorni di caccia sono colorati di malinconia.. La vita non è che un aspettare… niente comincia, tutto finisce. Ho incontrato per la strada il tranvai a vapore che sta trasportando le ultime sue spoglie… finito anche lui, povero tranvai della nostra giovinezza. Si spinge lentamente fin dove le rotaie affogano nell’antica sede sconvolta dal piccone e dalle pale, si carica sulla schiena il fardello delle guide rugginose, già ferrovecchio, rottame di pochi soldi il chilo, le traverse tarlate, marce, legna da ardere. Domani il viaggio sarà accorciato di qualche centinaio di metri, altre rotaie, altro legname portato a casa; tra qualche mese il tranvai non avrà che pochi passi da fare fino al sobborgo, alle porte della città. Avrà cancellato dietro di sè ogni vestigio della sua faticosa esistenza. Le ridicole caffettiere dagli alti fumaioli rimarranno per qualche tempo allineate, addossate sull’ultimo breve tratto di via ferrata, al sereno, alla pioggia, dimenticate lì come i mucchi di mondizie, scarpe rotte, scatole di conserva, bombole di petrolio, dove si versano i rottami della città.”.

<Glossario del purista [a cura del c. ]>
Accorare tr. trafiggere il cuore per finire
Allestrarsi rifl. (detto di animali selvatici) comportarsi
Anatrare intr. il gridare dell’anatra
Angelicare intr. (detto dei falchi) assumere una bellezza angelica, celestiale
Avventare tr. (detto del cane rispetto all’animale) percepire
Bazzichi sm. punti di presumibile passaggio dell’animale
Camiciata sf. grande sudata
Catana sf. giacca del cacciatore
Crocchio agg. indisposto, malaticcio
Erbito agg. erboso
Erratismi sm. migrazioni di alati a corto raggio
Incoticciati part. pass. (detto di cani) penetrati nella cute
Ingagliardia sf. fiacchezza
Lecco sm. cibo appetitoso o bevanda squisita
Lestra sf. rifugio del cinghiale
Mazzicare intr. (detto del cinghiale) digrignare i denti rabbiosamente
Melaggine sf gocce di liquido vischioso rilasciate da foglie e rami
Mensari agg. (detto di taluni cani) voraci e poltroni
Nastreggiare intr. (detto del fiume)
Parvifico agg. economo
Pècchero sm. bicchiere di vino
Pènzolo sm. capo di selvaggina appeso
Pioggecora sf. pioggerella
Polpo agg. (detto di terreno) agevole, pervio
Predosa agg ricca di cacciagione
Refe refe avv. in ristrettezze economiche
Rettare intr. procedere in linea retta
Rogaio sm. roveto
Sbucciafatiche agg. inetto
Schiocco agg. intorpidito
Scorporato, part. pass. (detto della passione per la caccia) di per sè
Sfasciante part. pres. (detto d’una ‘rampicata’) faticosa
Smiracolare intr. lodare ostentatamente
Spedati agg. (detto di cani) fiaccati
Spettrare tr. (detto del cielo) incrinare
Spuleggiare intr. fuggire in fretta
Uliginosi agg. umidicci
Umiderboso sm. erba umida
Vangaticci agg. sottoposti a vangatura
Verginato d’azzurro part. pass. (detto del cielo) asperso




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