Henry David Thoreau, WALDEN OVVERO VITA NEI BOSCHI

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Henry David Thoreau, WALDEN OVVERO VITA NEI BOSCHI, a cura di Pietro Sanavio, pp.1-411, Milano, Rizzoli BUR-Classici moderni, 2010



"Maestro di scuola, ripetitore, agrimensore, giardiniere, contadino, pittore (voglio dire di case),
falegname, muratore, operaio pagato alla giornata, fabbricante di matite, fabbricante di carta
vetrata, scrittore, talvolta poetastro"
- da una lettera del 1847 al segretario della sua classe a Harvard




Effettuando un esperimento, che, tuttavia, con l'assumere risvolti economici e sociali, era una scelta di "disobbedienza civile" verso una società di cui non condivideva gli ideali mercantili, nel luglio 1854, Thoreau (1817-1862) lascia la sua cittadina natale di Concord, Massachusetts, per andare a vivere in una capanna ("Non avevo né cani, né gatti, né maiali,  cosicché si sarebbe detto che ci fosse una certa deficienza di suoni domestici; né a confortarmi avevo il suono della zangola, della macchina da filare, né il fischio della caldaia, né bambini che gridassero. In simili condizioni un uomo all'antica sarebbe impazzito, oppure morto di noia..E nell'aia non v'erano galletti che cantassero o galline che chiocciassero. Non c'era neppure aia - ma la Natura, non costretta da steccati, che giungeva proprio sotto i davanzali..Durante la Grande Nevicata, invece di non avere alcun sentiero che portasse al cancello del cortile, non avevo né cancello, né cortile, né sentiero che mi unissero al mondo civile.": p.192 e sg.; "La vera semplicità e nudità della vita dell'uomo nelle età primitive implicavano questo vantaggio, per lo meno: lasciavano l'uomo ospite della natura. Quando si era ristorato, con cibo e con sonno, egli meditava nuovamente il suo viaggio. Dimorava, per dir così, sotto una tenda in questo mondo, e varcava le valli o attraversava le pianure o saliva sulle sommità dei monti. Ma, ahimè, gli uomini ora sono diventati strumenti dei loro strumenti. L'uomo che quando era affamato coglieva i frutti liberamente, è diventato contadino;  e colui il quale, per riposare, si stendeva sotto un albero, è diventato il guardiano della propria casa. Ora non ci accampiamo più per la notte, ma invece ci siamo piantati sulla terra e abbiamo dimenticato il cielo.": p.96 e sg.) costruita con le sue mani ("Chissà, se gli uomini si costruissero le loro case con le loro mani e provvedessero il cibo per sé e per le loro famiglie con sufficiente onestà e semplicità, se le loro tendenze non sarebbero universalmente sviluppate come negli uccelli, che cantano anche quando si stanno costruendo il nido? Purtroppo, noi facciamo come gli storni e i cuculi, che depongono le loro uova nei nidi costruiti da altri uccelli e non rallegrano alcun viaggiatore con le loro note chiacchierine e discordi. Dovremo concedere sempre al falegname il piacere di costruire le nostre abitazioni?": p.105 e sg.).

Thoreau e Barisoni.

Ricordano i due anni passati a Walden i mesi consecutivi trascorsi da Barisoni sui luoghi deputati, senza procedere ad alcun rientro in città la sera e all'addiaccio o, un'unica stagione di caccia, all'interno del furgone rilevato dagli zingari di cui parla in "Zerbina".

La Natura sentita come Eden: "E' una di quelle serate deliziose in cui tutto il corpo è un solo senso, e inspira felicità attraverso ogni poro. Vado e vengo nella Natura con una strana libertà e sono parte di essa.": p.194; "La nostra vita di villaggio ristagnerebbe se non fosse per le sue foreste inesplorate e per i prati circostanti. Noi abbiamo bisogno del tonico di ciò che è selvaggio - talvolta di guardare le paludi dove il tarabuso e la gallina dei prati si appiattano, e di udire il canto del beccaccino; di odorare la sussurrante saggina, dove solo qualche uccello più selvaggio e solitario si costruisce il nido, e la marmotta striscia con il ventre al suolo. Nello stesso tempo che sinceramente desideriamo esplorare e imparare ogni cosa, noi chiediamo che queste siano misteriose e inesplorabili, che terra e mare siano infinitamente selvaggi, non sorvegliati né sondati da noi, perché impenetrabili. Non possiamo mai avere abbastanza dalla Natura. Dobbiamo essere rinfrescati alla vista di un vigore inesauribile, e di fattezze vaste e titaniche: la costa del mare con i suoi naufragi, i boschi selvaggi con i loro alberi vivi e marcentisi, la nube carica di tuono, la pioggia che dura tre settimane e provoca straripamenti. Abbiamo bisogno di vedere che i nostri limiti vengano trasgrediti e che ci sia vita che pascoli liberamente dove mai noi vaghiamo.": p.392 e sg.

La vivezza nel raffigurare talune specie d'animali (com'e, ad esempio, nel caso di: "Animali del Paradiso" del novarese): "Il sordo ronzio d'una zanzara che faceva il suo invisibile e inimmaginabile giro per la casa, al primo spuntare dell'alba, quando le finestre erano aperte e io stavo seduto presso la porta, mi provocava la stessa emozione che avrebbe potuto darmi lo squillo d'una tromba che avesse suonato per celebrare qualche gloria. Era il requiem di Omero; essa stessa era un'Iliade e un'Odissea aerea, e cantava la propria ira e il proprio errare. C'era qualcosa di cosmico, in essa: un annuncio, che durerà finché non verrà proibito, dell'eterno vigore e dell'eterna fertilità dell'universo.": pp.150 e sg.

L'avversione, comune a entrambi, per il mercantilismo cittadino e rurale e l'elogio dei poveri camminanti: "Godi della terra, senza però possederla.": p.278; "Non ho alcun rispetto, né per le fatiche, né per il podere (dove tutto ha il suo prezzo) di colui che va al mercato per il suo dio, il guadagno, e sul cui podere non c'è nulla che cresca liberamente; i cui campi non danno messe, i cui prati non danno fiore, i cui alberi non producono frutta ma dollari; colui che non ama la bellezza dei suoi frutti i quali, per lui, sono maturi soltanto quando trasformati in danaro. Datemi la povertà che gode la vera ricchezza. I contadini attraggono la mia attenzione e il mio rispetto in proporzione alla loro povertà - poveri contadini. Un podere modello! dove la casa si leva come un fungo in un mucchio di sudiciume, con camere per gli uomini, per i cavalli, per i buoi, per i maiali (pulite o no) l'una accanto all'altra! Pieno zeppo di uomini! Una gran massa di grasso che sa di concimi e scolo di latte! Ecco cos'è un podere modello!": p.267.