Marco Ramperti, LA CORONA DI CRISTALLO

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Marco Ramperti, LA CORONA DI CRISTALLO - Storia ingenua, Prefazione a me stesso di Marco Ramperti: pp. 9-11, Milano, Bottega di Poesia, pp. 13-400, 1926

 

Sua Maestà Anando XXIV°, re di Serenia, con Monsignor Flaviano, Duca di Brumelandia, con Sua Eccellenza il Primo Ministro, con l'Elemosiniere, con il Cerimoniere, Provveditore di Palazzo e Primo Consigliere del Protocollo e col poeta di corte Supino, lascia in incognito la reggia, per conoscere l'anima del suo popolo "un po' meglio che dalle elezioni e dai parlamenti, dai giornali e dalle spie."

Storia che "proprio non è che un'assurda sbadata storia da fanciulli, senza principio né fine, né allusioni, né propositi, senza guida, senza nesso, senza morale" [Prefazione, p. 10], ripudiata in età matura dall'Autore, ripropone una variante del Ramperti, cui, essendo nato di Natale, un'indovina aveva profetizzato grandi fortune, in prosieguo identificatesi col saper "esser pago" di possedere solo i propri denti d'oro [v. : Benito I° Imperatore e 15 mesi al fresco]: "Piano all'orecchio del Re, il poeta Supino versò un'informazione: - Le conosco. L'una è un'indovina, l'altra una saltatrice da fiera. Vanno, certo, alla fiera di Borgofino. La prima l'ò conosciuta tre anni fa, in una baracca dove io facevo da imbonitore. Me lo ricordo, perché m'à predetto una grandissima fortuna. - Ohimè! mormorò re Anando, ripensando le parole del Ministro. - Tu non fai proprio niente per meritartela. Nè a te nè agli altri. - Voi sapete, sire, ch'io non credo a nulla. Se un'eccezione fosse possibile, tuttavia, sarebbe per le indovine della fiera. Dopo tre anni da quella profezia, io non posseggo, è vero, che un astuccio da sigarette. Però ò la fortuna di contentarmene.": pp. 152-153; e i consueti apoftegmi, qui - si può ben dire - tirati per i capelli: ".. Io credo che la sedia del parrucchiere sia il posto meglio adatto - il solo adatto forse - per collocarvi i nostri contradditori, e obbligarli ad ascoltarci con pazienza, soddisfazione e cortesia.. Prima di tutto, perché la funzione professionale indurrebbe automaticamente a cadenzare e temperare le proprie idee sul ritmo cauto e delicato della lama: e infine perché l'ascoltante, anche se irascibile, e anche se tirato, alla lettera, per i capelli, sarebbe costretto dall'immobiilità alla riflessione, dal rasoio al rispetto, dallo specchio - in cui a poco a poco si vedrebbe, con la scomparsa del pelo, rischiarato nel volto ed abbellito - all'indulgenza.": p. 198 e sg. ; " - Eccola là, [Rosalba, che il giorno dell'incoronazione non era riuscita a distinguere il volto del re nella calca e, sgombrato il cortile, ultima ad andarsene, aveva guardato in su più volte verso le imposte dalle quali Anando spiava; e dal duca Flaviano invitata "a considerarsi l'amica del Re e ad attenderlo, con fedeltà ed onore, in una villa di montagna." ] per il sentiero. Ha sciolto una treccia; la pettina sul palmo. Si direbbe che canti. - Avrebbe il dovere d'essere un po' triste, stasera. I repubblicani minacciano la capitale. Se la monarchia finisce, è finita anche per lei. - Le rivoluzioni, per fortuna, non aboliscono gli occhi azzurri. Non pensate ch'ella continuerebbe ad esser bella anche in regime diverso? - Qualche volta - osservò la donna - la protezione è tutto, anche per la bellezza. Come il sole pei fiori. Immaginate un papavero privato della luce del giorno,": p. 312 e sg.

Romanzo datato e blandamente parenetico, a partire dalla scelta di "una storia, ecco, come ne raccontavano i vecchi accanto al fuoco, quando ancora usavano i caminetti e le storie di re." [Prefazione, p. 10].