Paolo Monelli, O.P. OSSIA IL VERO BEVITORE

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Paolo Monelli, O.P. OSSIA IL VERO BEVITORE, 13 disegni di Novello, 12 tavole f. t., pp. 1-313, Milano, Longanesi, 1963



Le lettere O. P. sono le iniziali delle parole latine optimus potor e anche delle due parole greche del vocabolo composto oino-potes, col quale Anacreonte indica il savio cultore del vino.

Rinviando i curiosi d'una gamma più vasta di vini a repertori diversi, Monelli considera il vino "sotto il punto di vista lirico, morale, filosofico": ritiene degni d'esser celebrati quelli che hanno rallegrato particolari momenti della sua vita; o riecheggia fantasie suscitate da una bevuta, o dal luogo dove è avvenuta, o dalle persone che vi hanno preso parte, o da quelle che hanno assistito in polemico silenzio a quanto consideravano intemperanza o vizio: ".. L'uomo savio ha naturalmente sempre presente a se stesso la vanità della vita e d'ogni cosa, la fuga del tempo e, appena passata l'obliosa giovinezza, l'orrore dell'avvenire; ed anche se dalla considerazione di questa sua miseranda sorte lo distraggano un'intensa attività pratica, le cure e le piccole gioie quotidiane, viaggi e spettacoli e labili passioni, sempre gliene torna lo sgomento appena si ritrovi in ozio, in solitudine, in una veglia insonne; ed è indotto allora a meditazioni amare o ad una disperazione senza conforto. Ma quando beve, ecco che quell'amarezza si dissolve in una serena accettazione dell'inevitabile.": p. 212.

I) Profilo dell'O. P.
II) Rapporti fra i caratteri prevalenti del vino d'una data regione e quelli della gente che da secoli l'abita.
III) I nemici del vino: gli osti tranne una minoranza -, i clienti sciattoni e gli astemi.
IV) Abbinamenti di cibi e vini.
V) Vino e altri eccitanti dalla Bibbia al Ramayana al Mahabharata.
VI) Alcuni vini prodotti nel Piemonte, nella Liguria, in Lombardia e nelle Tre Venezie.
VII) Vini dell'Emilia-Romagna, della Toscana, delle Marche, della Campania, delle Puglie, della Calabria e delle Isole.
VIII) Vini stranieri, di California, di Francia, di Germania, della Svizzera, della penisola iberica, della Grecia, efc.
IX) I proverbi sul vino.
X) La birra.
XI) i liquori forti.
XII) Il cocktail.

Lo sciacchetrà delle Cinque Terre - la parola "dicono derivi da sciacca, pigia, e trà, trai; altri invece opinano, ma non mi persuadono, che sciacchetrà sia antica parola vernacola per dire "cinqueterrano" - "è un passito: i grappoli sono stesi sui tetti piani di lavagna perché finiscano di cuocere al sole autunnale; quando sono bene appassiti si scelgono i chicchi ad uno a uno; dicono che i migliori di essi sono quelli beccati dalle vespe.. Quando è di due o tre anni è molto più saporito di quello d'un anno; ma è difficile trovarne d'invecchiato, perché la produzione è così scarsa, che quando si arriva alla nuova vendemmia non se ne trova più.": p, 129.

"La grappa vecchia, che va bevuta alla temperatura della stanza, ha il colore di un glorioso topazio. Anche l'aroma che se ne esala è ermetico, sembra lieve, e nessun'altra acquavite ne ha la potenza.. E' alito di vigne spoglie nello scarlatto autunno, di sassaie ai piedi della parete del monte, di fieno soffice e folto nel chiuso del tabià. L'aria se ne arricchisce tanto che spesso è avvenuto che un astemio, seduto alla tavola di resistenti trangugiatori del liquido, fu il solo ad ubriacarsene senza averne ingoiato una goccia.": p. 235.

Simposio deriva dal greco syn, insieme e posis, bevuta, "sostantivo del verbo pino, "bevo", venerabile parola, dal sanscrito pa o pi, radice pa (anche oggi in hindi bere si dice pinà) ; donde ho tratto l'etimologia della parola "alpino", dal greco àllos, un altro e pino, cioè colui che ne beve sempre un altro; o da hàls, halos, che vuol dire "mare"; cioè colui che berrebbe anche il mare, se fosse di vino.": p. 78, Nota 1