Paolo Monelli, IN CORSICA, 15 legni di F.Giammari

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Paolo Monelli, IN CORSICA, 15 legni di F. Giammari, pp. 1-154, Milano, Garzanti già Treves, 1939



In questo resoconto d'un viaggio del dicembre 1938, per "accertarsi dell'italianità dell'isola", omesso un paio di poco profetiche "sbandate": ".. - Peuh - risponderà il professore. - Son quattro gatti, questi autonomisti. Un capo e sei accoliti. E nessuno gli ascolta. - Vorremmo ricordare che anche Hitler, uscito dalla guerra civile, cominciò così: con sei oscuri compagni.": p. 71; e, nella visita al poeta dialettale Gian Paolo Codaccioni: ".. Lodo il poeta: ma egli sorride perché ha tenuto per ultimo il buon boccone. Riapre il quaderno, si scosta perché non gli legga di sopra le spalle, comincia: 'Al Duci Mussolini'. - Eh? - Ammicca, e continua:

Ora saria
ch'e' m'introduci
a salutari
a voi, gran Duci,
per quistu fattu
chi si produci.": p. 100 e sg.,



Monelli osserva una società, conflittuale all'esterno (Francia), ma anche all'interno (clan, l'uno differente dall'altro) con lucido distacco e spirito d'osservazione libero e originale.

Dal programma dei corsisti riprende 'le sette piaghe della Corsica': "a pulitica, u francesismu, a malaria, u funzionarismu [il 'posto sicuro', erogato da Parigi, ai residenti e ai còrsi emigrati in Francia, negli impieghi, nella burocrazia, nell'esercito e nelle colonie, alimenta il lealismo e insidia il patrimonio storico, economico e linguistico locale, ndc], a miseria, u militarismu coloniale e l'emigrazione: p. 74.

E ha udito còrsi dire: abimato (fr. abimé, sciupato), sopprimato (fr. supprimé, soppresso), trompato (fr. trompé, ingannato), melangiu (fr. melange, miscuglio), faglitta (fr. faillite, fallimento), museliera (fr. muselière, museruola), mere (fr. maire, sindaco), matalò (fr. matelot, marinaio), gara (fr. gare, stazione), ragli (fr. rail, rotaia), sceffu di gara (fr. chef de gare, capostazione).
"Ma sono ottant'anni ormai che s'è abolita la lingua italiana nelle scuole e negli uffici e negli atti pubblici; e il dialetto, non più sorretto e alimentato dalla lingua scritta, s'imbastardisce.": p. 32 e p. 48.

".. L'ho conosciuto, uno di questi bardi paesani..
- Il poeta Gian Paolo Codaccioni?
- So eju..

Ecco, mi vuol declamare una sua poesia, conosco quella dell'Impinzutitu [da: pinzuti, in còrso i francesi, dal berretto pinzuto, a tre punte, che avevano i primi francesi che vennero nell'isola a guerreggiarvi e nel 1769 schiacciarono a Pontenovo le milizie di Pasquale Paoli, ndc]? Eccola qui, me la vuol leggere lui..

Quando e li sentu discorra
so' chiappu da lo frisson;
un dicinu una parolla
ch'ell'un ci sia un voyons;
finamenti a li castagni
ni sentu chiamà marrons!

Tempu (appena) sbarcatu in Marsiglia
subitamenti è struitu;
vi juru chi in pocu tempu
parla francesi scannitu;
parino tutti aggrigati
e licenziati in drittu.




Ogni due versi leva gli occhi sopra gli occhiali per scrutar l'effetto, ad ogni strofa commenta come fra sè: 'Cusì è cusì è'. Ahimè, ma il buon poeta non s'accorge che mentre se la prende con gli imbastarditi anche la sua lingua si guasta; dice aggrigatu (agrégé) invece di professore; dice licenziatu (licencié) invece di laureato..
Ripartiamo; ed appena messa in moto la macchina il conducente si volge verso di me con la faccia furba e si picchia la fronte col dito. Ma vedendo che io non gli do retta, anzi metto via con cura i foglietti poetici che il vate mi ha regalato, si mette a canticchiare una canzonetta francese. Diamine, lui ha viaggiato.": pp. 97-102.


"Dai e dai, ho dovuto anch'io un bel giorno ad Ajaccio occuparmi di Napoleone..

Sì, ma viene il giorno che il ricordo di Napoleone diventa prepotente. Monumento a Napoleone e ai quattro fratelli sulla piazza del Diamante, monumento a Napoleone primo console fra le palme e i platani della piazza marina, corso Napoleone, riva Napoleone, via Buonaparte, piazza Letizia, via del Re di Roma, museo napoleonico.. Poi cominciano a ronzare nella memoria quei versi del Carducci: 'O solitaria casa di Ajaccio - cui verdi e grandi le querce ombreggiano - e i poggi coronan sereni - e davanti le risuona il mare!'. Perbacco, questa solitaria casa me la voglio vedere anch'io.
Ma ahí geografía dei poeti sedentari, ahí loro disdegno di documentarsi. Solitaria non è la casa, costruita dal dottor Carlo Bonaparte padre di Napoleone, ma serrata da altre case umili, all'angolo di due vie anguste, nel cuore della città genovese. Nessuna quercia l'ombreggia, e non ce n'è bisogno, chè si prende solo un po' di sole di sbieco al mattino. Nulla si vede dei poggi che coronano la città; e non si vede il mare, e all'appartamento oscuro sale lo strepito d'un cortiletto su cui si affacciano balconi e panni sciorinati e donne in faccende. Quando poi vedo come hanno rimaneggiata la casa.. e hanno allineato contro il muro pochi mobili del tempo tutti uguali, e non c'è un segno della vita vera, intima, dell'Uomo e della famiglia, mi chiedo perché si vengono a vedere di queste cose. E do ragione allora al poeta sedentario, fece benissimo lui ad immaginare la casa protesa sul mare, davanti al golfo che tende due braccia di roccia e di macchia lontano sul mare, verso le rosse sere che arrossano gli scogli a guardia dell'entrata, sì che giustamente si chiamano Isole Sanguinarie (è naturalmente un felice errore, perché erano le Isole Sagonarie, dal vicino golfo di Sagone).": pp. 105-110.


 

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