Paolo Monelli, QUESTO MESTIERACCIO

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Paolo Monelli, QUESTO MESTIERACCIO, pp. 1-354, Milano, Fratelli Treves Editori, 1930



Inviato dal "Corriere della Sera", alla ricerca di materiale per "articoli da ospitarsi nel posto d'onore della terza pagina, in bei caratteri elzeviri", assiste alla tourada, la corrida portoghese, "senza il morto, nè toro, nè cavallo, nè cristiano" (il toro è inguantato con un rivestimento di cuoio attorno alle corna): pp. 86-94; visita os Capuchinos, "il più meschino eremitaggio ch'esseri viventi abbiano mai cercato per umiliarsi a Dio: sei sette cellette minuscole, ciascuna con una porticina piccolina, con gli stipiti interni di sughero; e quando ci s'è entrati carponi, ci si può appena muovere in quei tre metri quadrati calvi, senza tracce di nicchie o di chiodi, la finestrina a livello del suolo. Qua e là la muraglia è rotta dalla roccia umida e gonfia che la sostituisce.": pp. 99-102; a Zante entra a forza, col grimaldello e le minacce, e un codazzo d'autorità locali e di curiosi, nella casetta natale di Ugo Foscolo con annessa Foscoliana: "Questa è la Foscoliana, professori studiosi romantici d'Italia. Forse evocavate, ripetendo il nome austero e arcaico, un lindo museo, un po' triste, un po' oscuro, ma ordinato e reverente, ove si conservassero piamente cimeli e memorie del poeta e dei suoi tempi. E invece ecco cos'è la Foscoliana, sappiatelo tutti con raccapriccio: una verminaia ove marciscono libri omaggi manoscritti memorie.": p. 152.
Soggiorna a Malta: ".. In tutti i paesi le acconciature originali nacquero a un tempo con la pietra i costumi e le osservazioni del clima, e con esse s'armonizzano.. Tanto offende la vista d'una camiciola last fashion che scenda taccheggiando le viuzze scalinate, quanto appare invece naturalissimo l'improvviso apparirvi d'una di queste figure nere di donna con la faldetta, la gonna di seta nera che, foderata di stecche di balena per tenerla ampia, si tirano avanti sul capo e sulla fronte, per coprirsi dal sole e dagli sguardi.": pp. 165-173; e all'Isola del Gozo: ".. Ma tutto questo è Sicilia, è inutile stiracchiare la geografia; il canale di Malta non è che un canale, le etichette non sono che etichette; questo terreno scarso lo conosciamo, questo polverone mediterraneo è l'alimento originario dei nostri polmoni, queste cicale strillan così forte per farsi sentire da quelle dell'altra riva; questo è l'ultimo sasso d'Italia.": pp. 174-183.
In Egitto scala la piramide di Cheope: ".. La si attacca per lo spigolo nord-est. Si lascia al basso la giacca; ci si è già muniti di scarpe di corda o di gomma. Ci s'innalza per i grandi blocchi ammassati, per gradini levigati dal tempo. La salita è impossibile, bisogna cercare con l'occhio l'appiglio migliore, tentarlo con la mano; e una guida ti afferra per la destra e l'altra per la sinistra, e allora si mette via la superbia e ci si lascia squartare. Ancora tre salti; eccoci sulla cima, fulminata dal sole…
Queste piramidi, esattamente orientate secondo i quattro punti cardinali, così disposte che la diagonale nord-est sud-ovest della seconda piramide si trova sul prolungamento di quella della prima, cred'io davvero che siano formule matematiche pietrificate, origine d'ogni speculazione terrestre e celeste, chiave per le più ardue equazioni a infinite incognite. I savii ne calcolavano la corsa degli astri e il ritornare delle ecclissi, vi lessero le guerre avvenire, il numero degli anni benedetti e degli anni maledetti.": pp. 217-225.
In Palestina giunge al mar Morto: ".. Deserto di Giudea, che scende per millecento metri per balze di roccia marcia e di sabbia sino alla fossa del Giordano: depressione maligna che si profonda fino a quattrocento metri sotto al livello del Mediterraneo, e bolle d'una perpetua calura che nessuna galoppata di venti rimuove. Qui son nate le sbigottite lamentazioni dei profeti…
Ed ecco il mare, in un'improvvisa leggerezza d'aria: chiaro dolcissimo refrigerio azzurro…
E' inganno; e questo silenzio è mortale. Non è vita; è ancor più desolato annichilimento. Ci si tuffa nell'arridente mare: ed è una repellente acqua oleosa, che porta in alto le gambe e tira giù la testa, che si fende a fatica, che morde il corpo, densa e viscida. Se ne beve un sorso: è la più spaventosa bevanda del mondo, e dopo ne bruciano per ore e ore labbra e palato.
Tutto il giorno fuma il tristo mare, solo compensato dall'abbondante fiumana del Giordano che vi si gitta dentro; e alita una pèste che uccide gli uccelli dell'aria, inaridisce le piante delle rive. L'acqua contiene anch'essa il veleno; i pesci che vi si versan dentro muoiono tosto; solo una derelitta specie di pesci vivipari ci vive che nessuno osa pescare. Enormi blocchi d'asfalto si staccano dal fondo, galleggiano lividi sulla superficie.": pp. 227-235.
E a Gerusalemme: ".. Le enfiagioni dei poeti, i sogni dei pittori, e - recentissime - le profanazioni cinematografiche perpetuano nei secoli, di questa angusta topografia evangelica, un'immagine iperbolica. E tutto invece è raccolto in cento metri quadrati; la basilica del Santo Sepolcro, sotto la sua cupola azzurra a stelline d'oro che piove in calcinacci sui fedeli, custodisce tutti questi sacri luoghi: il Calvario, la valletta, il Sepolcro, la cisterna, la pietra dell'unzione, il sasso spaccato dal tremuoto…
Con meschina cura gli altari sono suddivisi fra cattolici, greci, russi, copti, abissini, armeni, siriani: occhi allucinati d'immagini bizantine accanto al soave cattivo gusto dei festoncini francescani, stalattiti di grevi lampade auree, rozzi crocefissi copti; e quando i cattolici hanno funzione solenne debbono erigersi un altare provvisorio e disfarlo poi in fretta quando scocca l'ora, sotto il sospettoso controllo dei preti greci barbuti come mendicanti e chiomati come femmine.": pp. 236-244.
A Siviglia, un giovedì e venerdì santo, dà spazio al selvaggio e all'allucinato della folla: ".. C'è una quarantina di confraternite, ciascuna delle quali possiede uno o, più spesso, due simulacri, di Gesù Cristo e della Vergine; figure in legno, molte antiche e scolpite da celebri artisti: Madonnine soavissime, Cristi d'una straziante realtà, come il famoso detto di Cachorro..
Ora avviene spesso che questa fede, eccitata dalle canzoni e dal manzanilla, divenga prepotente e baldanzosa, e i complimenti alle Madonne siano acri e appassionati come d'un innamorato a una proterva fanciulla, e vivaci le ironie o le offese ai simulacri dei quartieri avversari. La Vergine degli zingari del sobborgo di Triana e quella della porta della Maccarena sono antiche rivali e hanno gelosissimi devoti.": pp. 308-317.
E conclude sul mestieraccio: ".. Eppure ci siamo illusi, un giorno, di creare un 'genere'; di dar forma a un nuovo scrittore: moderno, vero, aderente alla vita; scrittore con fantasia, ma non d'invenzione; devoto alla lingua e allo stile, ma non schiavo delle tradizioni, dei modelli, dei luoghi comuni; scrittore che ricorda, non che descrive; che non inventa casi eleganti, ma scopre la realtà; che scrive magari in prima persona, ma pensa in terza; tutt'al contrario del romanziere che scrive in terza persona ma pensa e opina e argomenta soltanto egocentricamente.": p. 349.