Paolo Monelli, NAJA PARLA

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Paolo Monelli, NAJA PARLA - Le parole della guerra e dei soldati esposte e illustrate con aneddoti, ricordi e considerazioni varie, a diletto dei reduci, a edificazione dei borghesi e ad erudizione dei filologi, Milano, Longanesi & C., 1947, pp. 1-218



Buona parte delle voci raccolte in questo libro comparvero negli anni 1942 e 1943 in una rubrica ("Le parole della guerra") della rivista "Primato" [Avvertenza di P. M.].


<Carro armato>
"E' nel gergo della naja, il pidocchio delle vesti. Per il quale tornarono di moda in questa guerra i termini trottapiano e, collettivamente, cavalleria, già uditi nell'altra guerra e d'origine borghese.".

<Schizzicheare>
"E' il verbo napoletano schezzechià, che vuol dire piovigginare (ricordate Parole d'amore scuntento di Salvatore di Giacomo? 'Schezzechiava. 'O tiempo pareva fatto apposta - pe mme fa' tutto, attuorno, chiù scuro accumparè…'). L'ho sentito in Africa Orientale, all'Ariete, per indicare con efficace metafora l'arrivo di rari colpi, dispersi, intermittenti, una sparatoria debole e incerta, preannuncio di cose più serie.".

<Rastrellare>
"Questo verbo, ed il sostantivo rastrellamento, da lungo tempo nel linguaggio comune col loro senso reale e contadino (rastrellus si trova già in Svetonio Varrone e Columella, era certo già allora antica parola ed antico strumento, sempre quello, parvum rastrum, instrumentum rusticorum dentatum e ferro aut ligno ad terram leviter effodiendam, glebas complanandas, festucas post foeniseciam complanandas) hanno preso nel corso di quest'ultima guerra il significato di azioni per ripulire valli, province, regioni intere da nemici tagliati fuori e che rifiutano d'arrendersi, da insorti, da partigiani.".

<Intrallazzo>

"E' parola siciliana, 'ntrallazzo, che ha risalito la penisola al seguito della miseria, della fame, dei traffici minuziosi d'un'economia sgangherata e rudimentale. Intrallazzo, che significa, con chiara etimologia, scambio, baratto, è il vocabolo dell'arrangiarsi, del trovare scappatoie a soluzioni senza uscita, giustificazione a traffici proibiti.".

<Maresciallo>
".. E'inutile ricordare al dotto lettore che maresciallo e maniscalco sono, da noi, la stessa parola, per quanto riguarda l'origine; o - diciamo - sono due figli dello stesso padre, l'antico germanico marahscalc (marah cavallo, scalc servo), cioè stalliere; da cui il medio tedesco marshalc, il latino medievale mariscalcus, l'italiano maliscalco e maniscalco. Quel servo di stalla già presso i Merovingi era diventato un alto personaggio della corte, un comes stabuli, conte della stalla (da cui connetable) ; quindi maniscalco da noi assunse ogni tanto il significato di grande e potente uomo, o illustre per senno e poesia, sì che Dante chiama 'gran maliscalchi' Virgilio e Stazio. Dal canto loro, i francesi di quel marscalc fecero marechal; ma se il vocabolo in francese suona energico e soldatesco, ed in tedesco addirittura minaccioso (Marschall, Feldmarschall) da noi, non so se per quel sciallo o per altro, suona pigro, pingue, imbelle, evoca visioni di guance cascant di baffi grigi e piegati in giù, di occhiali..".