Paolo Monelli, LE SCARPE AL SOLE - Cronaca di gaie e di tristi avventure di alpini di muli e di vino

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Paolo Monelli, LE SCARPE AL SOLE - Cronaca di gaie e di tristi avventure di alpini di muli e di vino, @ I.a edizione Bologna, Licinio Cappelli editore, 1921, Milano, Mondadori, 1955, con 24 litografie di M. Vellani Marchi, pp. 1-172



Nel Diario di guerra, che si conclude, dopo la prigionia nel castello di Salisburgo, l'armistizio e il rientro in Italia, con l'avvento "da ogni parte dei corvi ingordi" e degli "scarafaggi filosofi che si tennero in disparte e dicono: Basta, la parentesi è chiusa, cerchiamo di trarre il minor male possibile da questa guerra, ripigliamo le regole di prima, speriamo di rimetterci bene in piedi: per vivere adesso si fa così e così.
Non sappiamo dire che cosa attendevamo dalla bella pace, ma non è questo, non è questo." c'è il ricorso a misure metriche canoniche, ritmicamente regolari (prosa poetica)


Poesia di Monelli a p. 166 e sg. :

Il lago di Costa Brunella (novenario)
orrore di pareti nere (novenario)
oscure acque leggere (settenario)
nella solitudine enorme (novenario)
del taciturno senato (ottonario)
dei macigni canuti. (settenario)
Solo nel ricordo son l'orme (novenario)
dei nemici sopravenuti (novenario)
per macchinare l'agguato (ottonario)
lungo le rive impassibili (novenario)
del lago di Costa Brunella. (novenario)

Il meriggio stagna (quinario)
nel cielo, l'accidia (senario)
del cielo riflettono lisce (novenario)
l'acque, il silenzio polisce (ottonario)
di purità la montagna (ottonario)
dove s'accolse l'insidia (ottonario)
e il lago che chiude il segreto (novenario)
dei morti, che vigila il sonno (novenario)
dei morti, e per essi fiorisce (novenario)
le rive di genzianella, (ottonario)
il lago di Costa Brunella. (novenario)


Spezzoni di prosa poetica

Bombardamento. (quinario)
Ora siamo avvolti (senario)
nella nuvolaglia (senario)
degli scoppi, e chi ci vede (ottonario)
dal basso gli si stringerà (ottonario)
il cuore pensando a noi. (ottonario)
I colpi picchiano il sasso, (ottonario)
sgretolano le rocce, (settenario)
le scheggie partono moltiplicate. (endecasillabo)
Cauriol, mite nome (quinario)
d'agile saltatore! (settenario)
Così. Bocconi sul terreno, (novenario)
offerta all'acqua alla neve alla granata, (dodecasillabo)
distesa di corpi (senario)
sulla cresta flagellata dal vento, (endecasillabo)
martellata dalle mitragliatrici. (endecasillabo)
Il giorno non ha ritmo di luce: (decasillabo)
un uguale crepuscolo (ottonario)
dall'alba alla sera; (senario)
non ha altre cesure (senario)
che la ripresa del bombardamento. (endecasillabo): p. 70

La realtà è ancora e soltanto qui, (novenario)
nello scenario attonito (ottonario)
degli abeti curvi sotto il bianco, (decasillabo)
nel fluire in sordina (settenario)
di un filo d'acqua sotto il cristallo (decasillabo)
dei torrenti irrigiditi. (ottonario)
Invitano con tepore (ottonario)
d'accorata tenerezza (ottonario)
le baite illuminate, (settenario)
confitte nei pendii grigi. (ottonario)
Solo alpini e muli qua su, (ottonario)
nell'austerità delle grandi montagne. (dodecasillabo)
E l'austerità del nostro destino (endecasillabo)
accettata con freddezza. (ottonario)
Non c'è futuro, non c'è passato: (decasillabo)
un presente che si prolunga uguale (endecasillabo)
come una sciata su pendii agevoli, (dodecasillabo)
e la baracchetta illuminata (decasillabo)
dalla candela piantata nel collo (endecasillabo)
del fiasco, odorosa di tavole umide, (dodecasillabo)
è la meta definitiva (novenario)
alla nostra ansia di ieri. (settenario): p. 87

Prende, talvolta, il tedio. (settenario)
Tedio del tempo che lento passa, (decasillabo)
che rapido assomma un groviglio (novenario)
d'immagini che solca (settenario)
la conca di neve maiolica. (decasillabo)
Tedio d'incoerenza. (settenario)
Zaffate di dubbio, di timore, (endecasillabo)
dal sedimento intatto e non scrutato (endecasillabo)
nel fondo del cuore; (senario)
se valga, dunque, questo (settenario)
tradizionale concetto (ottonario)
di patria tanto stento, tanta rovina. (dodecasillabo)
Oggi vorrei imboscarmi. (settenario): p. 89

Fuori non ci sono che le vedette. (endecasillabo)
Due ore di turno e due di riposo, (decasillabo)
perché siamo rimasti troppo pochi. (endecasillabo)
Ambiguità nevosa fra il bosco, (endecasillabo)
calma perfetta, senso d'una rete (endecasillabo)
d'insidia che può stringersi (ottonario)
da un momento all'altro. (senario)
La notte brilla con stelle indifferenti (dodecasillabo)
sull'attesa taciturna. (ottonario)
Insonnia e veglia nel baracchino (decasillabo)
del capitano, del comando (novenario)
di battaglione; e pronto il conforto (decasillabo)
di caffè e di pane arrostito (novenario)
per l'ufficiale di servizio (novenario)
che ha finito il suo giro. (settenario)
Nelle cavernette, nelle baracchine (endecasillabo)
pochi dormono. Dialoghi (novenario)
fra il capoposto e i suoi uomini, (novenario)
attorno al fuoco di legna nel bidone, (dodecasillabo)
fumo acre che morde, (settenario)
facce tagliate crude dalla fiamma (endecasillabo)
che profonda gli occhi in cavità enormi (dodecasillabo)
e incide le bocche segnate (decasillabo)
dalla barba crespa: (settenario)
nidi di mitragliatrici (ottonario)
e d'energia insonne, (ottonario)
se il nemico volesse attaccare. (decasillabo)
Ma noi sappiamo bene che non ci pensa. (dodecasillabo): p. 120

[Dopo l'armistizio]
Sarà, questo, il nostro male. (ottonario)
O il nostro bene - (senario)
ma irrimediabile: (settenario)
avvinti al nostro ricordo, in perpetuo, (dodecasillabo)
e che ciò non divenga un supplizio (endecasillabo)
come del vivo legato al cadavere. (dodecasillabo)
Come è possibile (senario)
che dalla trista vicenda dì angoscie (endecasillabo)
di sofferenze di atona attesa (endecasillabo)
d'una fine qualsiasi - (ottonario)
pace morte ferita - (settenario)
così soave nostalgia (novenario)
si sprigioni che tocca (settenario)
con dita lievi il cuore ed avvia (decasillabo)
per smarrimenti voluttuosi? (novenario)
E' possibile. (quinario)
Un tronco d'albero (senario)
con la sua barba bianca (settenario)
dalla parte di tramontana, (novenario)
una scia di luce sulla neve (endecasillabo)
uguale, una voce lontana (endecasillabo)
che scivola sulla taciturnità (endecasillabo)
della landa; e momenti definiti (dodecasillabo)
del passato rispondono (ottonario)
a quel richiamo: nomi di soldati (endecasillabo)
morti, un atteggiamento di vedetta, (dodecasillabo)
un frusciare di pioggia a (ottonario)
crepuscolo sull'angoscia d'esser troppo (dodecasillabo)
pochi dietro il reticolato scarso. (endecasillabo)
Nostalgia. (quaternario): p. 148.