Paolo Monelli, MUSSOLINI PICCOLO BORGHESE

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Paolo Monelli, MUSSOLINI PICCOLO BORGHESE, @ "Memorie e documenti" Garzanti, 1950, "I rossi e i blu" Garzanti, 1966, pp.1-396

 

Ma questo mio libro
non è la storia del fascismo,
è il ritratto di un uomo; [p.205]

 

Rispetto a "Roma 1943"(con cui ha in comune il format storiografico), a quelle, là prevalenti, d'ambito diplomatico-ministeriale, subentrano fonti d'informazione più "basse"e "personali".

"Si narrano cento episodi di questa cintura di poliziotti che gli stava sempre attorno, detta 'la presidenziale'; questo che vi racconto è stato giudicato autentico." (p.139); "Forse a questo punto converrà veder da vicino un'altra sua capacità, quella di suonare il violino, Interroghiamo la Sarfatti.." (p.151); "A questo proposito racconta un prezioso aneddoto Arturo Rossato, suo intimo i primi tempi.." (p.151); "Un biografo tedesco di Mussolini, Richard Wichterich, che si mostra diligente, ma ha tuttavia il difetto di non sottoporre che raramente a un esame critico le sue fonti.." (p.170); "Antonio Aniante in un libro uscito a Parigi nel 1933 poté scrivere (traduco dal testo francese):…Aniante era certo male informato.." (p.179); "Altre volte, racconta Senise che era allora capo della polizia.." (p.225); "Un giorno di luglio un mio conoscente che le [di Claretta, ndc] era molto amico, si trovava con lei alla Camilluccia nella sua camera da letto.." (p.240); "il mio racconto si attiene, salvo alcuni particolari d'altra fonte, a quanto hanno scritto a due mani Pedro e Bill in un loro libretto, Dongo ultima azione." (p.284); "Debbo queste informazioni al dottor Riccardo Pascoli di Tolmezzo, medico veterinario a San Leonardo di Passiria.." (nota 10); "Ho pubblicato a puntate sulla rivista Tempo (dic. 1947 al febbraio 1948) una storia di Claretta Petacci e del suo amore, intitolata La Favorita. Di quella storia mi sono liberamente servito in questo libro.." (nota 32); "Il Bombacci nel 1937 o giù di lì era povero in canna, e Mussolini lo aiutò, ed a questo proposito Sandro De Feo mi ha raccontato un fatterello.." (nota 44); "Per la narrazione della notte di vigilia [dell'esecuzione dei cinque di Verona, ndc] mi sono servito di informazioni personali e di fonti sicure, come il libro del suo segretario privato Dolfin, Con Mussolini nella tragedia, le memorie del console Moellhausen, La carta perdente, un diario del suo ministro degli esteri in quel tempo, Marzolini, riportato dal Tamaro nel suo Due anni di storia, etc. (nota 46); "La descrizione dell'incontro fra Hitler e Mussolini avvenuto a Rastenburg il 20 luglio 1944 segue il racconto contenuto nello studio di Allen Welsh Dulles, Germany's Underground.." (nota 48); "Una conferma indiretta di un suo terzo viaggio in Germania in questo tempo, si ha nell'aneddoto narrato dal Moellhausen.." (nota 49).

[Nel 1919, lascia la direzione dell'Avanti per quella del Popolo d'Italia, che diventa "giornale dei combattenti e dei produttori"]
"..camminava a lunghi passi su e giù per lo studio e brontolava: 'Benedetta la trincea, che bastava ubbidire; accidenti a questo dover sempre dirigere e pensare e dare ordini.'": p.96.

[Deputato alla Camera nel '21]
"Nel gennaio '22, in un viaggio a Cannes, aveva sollecitato un'intervista con Briand; accortosi poco prima dell'incontro di avere le scarpe rotte, andò per comprarsene un paio; ma dal calzolaio vide un paio di ghette bianche e pensò che mascherando con le ghette le magagne delle scarpe vecchie poteva evitare la spesa di un paio nuovo. Così fece; e da allora le ghette diventarono, e furono per parecchi anni, rifinitura necessaria del suo vestire.": p.103 e sg.

[Capo del governo (1927)]
"Una sola cerimonia all'infuori dei pasti riuniva tutta la famiglia intorno al suo capo; ed era lo spettacolo quasi quotidiano della proiezione dei 'Giornali Luce' che gli venivano mostrati perché li approvasse in una palazzina costruita nel parco di villa Torlonia..In quell'ambiente familiare, alla buona, e magari un po' irrispettoso (quei ragazzi amici di Vittorio e di Bruno chiacchieravano ad alta voce di problemi del cinematografo o del campionato di calcio), Mussolini si sbottonava, per così dire, usciva in commenti che non si sarebbe mai sognato di fare altrove, quando apparivano sullo schermo i gerarchi ne commentava i gesti: 'Ecco Starace che porta a spasso il suo medagliere,' diceva, 'ecco il solito Alfieri che fa lo sportivo', 'ecco Rossoni e la sua sagra dell'uva'. Dopo il 'Giornale Luce' si proiettava quasi sempre una pellicola da spettacolo, ma quasi sempre Mussolini si alzava e se ne andava; eccetto che fosse una di quelle pellicole umoristiche che lo divertivano molto, per esempio, come narra Vittorio, commedie comiche alla Mack Sennett 'con fughe chilometriche e torte in faccia', o le vicende di Stan Laurel e Oliver Hardy. Di quei 'Giornali Luce', accompagnati dal solito testo adulatorio, pare non fosse mai molto soddisfatto, d'altro canto li accettava come una necessità della propaganda. Una volta scattò, udendosi definito in uno di quei commenti 'l'insonne': 'Che insonne d'Egitto, io dormo come un bambino. Togliete quella stupidaggine.': pp.190-192.

"Nell'impacciato discorso che pronunciò alla Camera il 16 marzo 1938, Mussolini disse che 'quanto è accaduto [la faccenda dell'Anschluss, ndc] doveva fatalmente accadere'; e più avanti: 'Quando un evento è fatale, val meglio che si faccia con voi, piuttosto che malgrado voi'…chissà se si ricordava di quelle parole dette al Ludwig sei anni prima, e dal Ludvig riportate nel suo libro: 'Fato! Tutte le volte che gli uomini di stato sbagliano, danno la colpa al fato.'": p.198 e sg.

[Il professor Francesco Saverio Petacci e consorte]
"La vera padrona di casa, come spesso càpita, era la madre, la signora Giuseppina, alta, un po' pingue, in quell'anno 1936, con tracce della bellezza giovanile; chiacchierona, un po' intrigante, ficcanaso, gelosa e orgogliosa delle figlie; donna di casa quanto occorre, di quelle che vanno in cucina, stanno addosso alla serva, ma poi amano pavoneggiarsi in salotto, nei ricevimenti.": nota 32, p.339.