Paolo Monelli, AVVENTURA NEL PRIMO SECOLO

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Paolo Monelli, AVVENTURA NEL PRIMO SECOLO - Romanzo, @ Milano, Mondadori 1958, Milano, Longanesi & C.1985, pp.1-548

 

Una sera di fine marzo del 1954, nel suo appartamento di Roma, Monelli riceve - apparentemente - la visita d'un suo conoscente, il duchino Mancassola Pusterla.
"L'animuccia da quattro soldi del duchino", però, è stata temporaneamente "sloggiata" dal fu Orazio Bianchetti, morto in guerra dodici anni prima e, dall'aldilà, inviato, dall'AMIUT (Administratio Magna Incolarum [degli abitanti, ndc] Universae Terrae), sezione UDU [Ufficio dei Desideri Umani], per consentirgli di realizzare il desiderio, coltivato da anni, di fare un viaggio nel tempo, e di trovarsi nella Roma imperiale.
Bianchetti/Mancassola è disposto a spedirne l'anima nel corpo d'un diciassettenne, la cui anima troverà, a sua volta, "impiego" in un cittadino romano (della stessa famiglia aristocratica del diciassettenne) prossimo a venire alla luce.
"Traverso la finestra aperta sulla terrazza mi ritrovai nel cielo; in un rapidissimo viaggio senza moto vidi nel corso di pochi minuti, in un vertiginoso alternarsi di luce e buio, ridursi dissolversi e dileguarsi le costruzioni intorno, altre sorgere al loro luogo; e infine approdai a gruppi di alberi e mura candide nella luce delle stelle.": la Roma del Primo secolo.
Sia per Publius Valerius Monellus, sia per il neonato in cui è trasmigrata l'anima del diciassettenne, gli inizi non sono facili: l'uno, "costretto come un bambino ad apprendere a parlare, leggere e scrivere, a fare i calcoli, a imparare le leggi e le consuetudini della sua nuova patria"; l'altro, sorta di mostro che, di pochi mesi, favella e bestemmia a mo' del diciassettenne emigrato in lui.
Segue, nel corso della quarantina d'anni seguente, la descrizione, coinvolgente per la precisione e la vivacità della ricostruzione ambientale, della Roma del tempo.
Dagli ultimi anni del governo d'Augusto, col gruppo di cavalieri e di rampolli di famiglie senatoriali sempre all'opposizione; all'agguato alle legioni di Varo nella selva di Teutoburgo; alla vendetta presane da Germanico, poi eliminato; alla più prudente politica estera di Tiberio; all'ascesa e allo scempio del cadavere del suo prefetto del pretorio Elio Seiano; ai viaggi di Publius Valerius Monellus a Baia e Capri, in Britannia, in Germania, a Cartagine, ad Atene, in Egitto, in Siria, in India, a Palmira, a Petra; alla conoscenza da parte sua di Plinio il Vecchio, che, provvisto di taccuino e schiavo notarius o stenografo, vuol prender nota di tutto senza discriminazione fra bugia e verità, fra fantasie e fatti attestati - respinge come fola la profezia, fattagli da Monellus, della sua morte nell'eruzione del 79 d.C. -, Fedro, Seneca, Petronio e Ovidio - prima a Roma, poi nell'esilio a Tomis -; a una "scoperta" alla rovescia: una flotta di Maia - inabissatasi al ritorno, donde il primato di Colombo - volta dall'America la prua verso l'Oriente, approda in Portogallo, scoprendo per la prima volta l'Europa; all'avvento di Claudio, che costringerebbe Valerio Monello, imputato - percepitane nebulosamente la "doppia" vita - di stregoneria, al suicidio, se questi non morisse, investito in strada da una biga (e si ritrova nella poltrona del suo studio da cui è iniziata l'"avventura").
"..A questa guerra poi, così diversa, e nello stesso tempo così conforme a quelle moderne, mi ci divertivo un mondo, appunto confrontando e cercando somiglianze.".
Non solo a proposito di guerre: "..Augusto parlando si grattava spesso la gamba sinistra con un tic che vidi anni fa ad un console italiano in Scozia che veniva dalla Cina."; "..Vi ho detto  che l'anno 31 ero stato a Cartagine; trovai che circolavano ancora nella provincia monete con la testa del povero Varo, coniate quando era proconsole della provincia d'Africa; tale e quale, solo con le fattezze un po' ringiovanite, e nell'insieme somigliante curiosamente al presidente De Nicola."; "..Ho parlato del teatro dei mimi, quel teatro fra il popolaresco e il raffinato che rappresentava commedie leggere e soprattutto oscene..E qui confesserò che feci spesso bella figura, scrivendo brevi azioni, che mi erano rimaste in mente dal teatro dei Gobbi, o da certe scene comiche dei de Filippo, di Petrolini, di altri."; "..A Harmozia, piccolo porto della Carmania (fruttifera terra fra la Persia e il paese degli ittiofagi, hanno vigne confinanti con steppe e deserti; pochi cavalli allevano e molti asini, e con gli asini fanno la guerra - nulla di nuovo, questo si è fatto anche nel nostro secolo - [Monellus allude, più che alla Prima guerra mondiale, alla Campagna di Grecia nella Seconda, ndc] e festeggiano il dio della guerra sacrificandogli un asino - qui sta la differenza col nostro secolo: noi, lungi dal sacrificarli, li promuovevamo di grado -[permanente polemica di Monellus/Monelli nei confronti del generalume, ndc]) a Harmozia, avendo la scelta fra l'imbarcarmi e l'affrontare un assai più lungo e faticoso cammino per terra, preso da una delle mie solite e improvvise mattane, mi risolsi per il viaggio terrestre."; "..Sapevo che Hostia frequentava..Ovidio Nasone, che avevo già visto più volte dal libraio presso il termopolio del portico di Nettuno, ospite onorando. Ogni volta che lo vedevo pensavo ad un misto di Cardarelli e di Bacchelli: un Cardarelli per la piega amara delle labbra, per il gesto ammonitore, col dito alzato, con cui attirava l'attenzione su quello che stava per dire; un Bacchelli per la maestà dell'incedere e le floride pieghe della pelle sulle guance,  e l'aspetto di uomo fortunato che se la faceva bene, amico dei potenti, vezzeggiato dalle donne."; "..Freschissimi ricordi mi accompagnarono nel viaggio da Damasco a Palmira, fu come riassistere ad una pellicola veduta uno o due anni prima, attribuendo le cose nuove o diverse ad un inganno della memoria..Ricordavo, dell'anno 1953, un tratturo tutto buche e sabbione, dove l'automobile avanzava a fatica, dovendo spesso cercare nella steppa fra i polverosi cespugli un fondo vergine per non insabbiarsi nelle piste vecchie..Oggi, primo secolo della nostra era, vado con una rapida carrozza da viaggio per una strada lastricata di basalto nero..E quel che non potei fare l'anno 1953, che avevo dovuto portarmi una colazioncina fredda in macchina e bere al thermos, ho fatto ora sul mezzodì; mi sono arrestato ad uno di questi posti di guardia; e un pasto saporoso mi è offerto dall'oste della caupona fresca di un pergolato e di mura bianche di calce; e viene a porgermi  da bere acqua freschissima  da un'anfora porosa una fanciulla chiusa in un manto nero, tintinnante di monili dalle orecchie ai polsi, che mi par tutta, alle vesti e al viso, quella che fotografai nel 1953 sulla strada che va da Amman al monte di Mosè.".