Antonio Delfini, VAGABONDAGGIO PRIMAVERILE

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Antonio Delfini, VAGABONDAGGIO PRIMAVERILE e altre prose, postfazione di Luigi Martellini, Pistoia, iquadernidiviadelvento - Testi inediti e rari del Novecento (copia ad personam n. 791 di duemila esemplari numerati da 1 a 2000), 2007, pp. 1-36, Eu 4,00



Il volumetto ripropone testi (sette degli undici: Ritorno in città, Le trombe della sera, La passeggiata, C'è una ragazza alla finestra, L'osteria senza avventori, Fumi di una giornata di pioggia, Vagabondaggio primaverile: non figurano: Giorni di Festa, L'aviatore, Addio ovvero vano ritorno, Attesa) di Delfini tratti da Ritorno in città, pubblicato in autoedizione nel '31 dalla Libreria Vincenzi di Modena e, da Guanda, nel '33, in seconda edizione e, nel 1963, col titolo Lettere d'amore e Ritorno in città.

Associazioni mentali: "Il giorno in cui son tornato in città era tutto grigio.
Dopo aver ammirato dal treno quell'immensa distesa che è la pianura padana, dopo aver passato paesi illuminati nel primo oscurar del giorno, tra il fischio delle locomotive e il tornar dei ricordi in un turbine di pensieri senza freno, ho udito il tintinnio regolare della stazione..
Mi sentivo come quando ero bambino. Di ritorno dal mare. Le valige da caricare e la bolletta dei bagagli da consegnare.. E poi c'era la carrozza che io volevo fosse sempre chiusa e con i vetri alzati. Poi si andava chi sa dove, lontano lontano, tra il rumore delle ruote in movimento sull'acciottolato. Invece dopo pochi minuti si arrivava a casa..
Come è poco mutevole il nostro tempo!
Sempre quello.
Almeno per me che appena uscito dalla stazione,.. ho preso una carrozza chiusa con i vetri alzati, e vi sono salito con una nostalgia nel cuore di fatti luci e cose passate, che proprio non sono quelle consistenti e piene di pensiero di cui, si dice, si debba parlare nel mondo..
Pensavo al mondo così sempre uguale.
Chi lo sa se è sempre lo stesso mondo?
Passò accanto un'automobile e chiazzò di fango il finestrino." [Ritorno in città]; metafore: "Sono andato dove non so, dove non sono forse arrivato, dove mi è piaciuto andare, perché la gente se ne avesse a male.
La gente, quella che ti dice sempre la strada e non pensa nemmeno a ripulirla, questa regina degli spazzini scioperati.
Mi pare che la via fosse libera e pulita perché il cielo aveva voluto così..
Udivo un suono di chitarra, un canto di ubriachi, e sentivo un odor di fiori di campo sotto la luna, perché era giorno e la fantasia correva con la sera, così come alla sera va via col sole che nascerà domani." [La passeggiata]; similitudini: ".. Piovigginava ancora quando sono tornato a casa..
Poi mi hanno preso le nostalgie, vuote e scolorite come il desiderio di un caffè all'antica coi rotondi signori che ammiccano al mondo.
Ho visto me stesso, bambino, correre per le sale, cattivo e nervoso, con tanto di schioppa a tracolla e con le mani a mo' di tromba, fingere il ritorno del reggimento da una marcia pesante e triste come la visione che mi procuro adesso su certi ghirigori impercettibili delineati sull'uscio." [Fumi di una giornata di pioggia]; ".. Meglio sarà non fermarmi, proseguire senza guardare più oltre le vecchie case che traspirano il sudore di tanti anni inutili come le rughe di un vecchio bibliografo enigmista." ; e sinestesie: ".. Lungo le vie taciturne la gente infagottata andava rapida..
In una via senza portici, più deserta delle altre, sembrava che il silenzio corresse per riscaldarsi lungo le tortuosità della contrada che correva anch'essa capricciosamente per trovare una meta, perché pareva non ne avesse nessuna." [Le trombe della sera]; "La città del mio sogno è lunga, ha le case bianche, e sul davanzale cinguettano gli uccellini mentre un gatto nero dai grandi occhi gialli li sta guardando con la bocca tremante e quasi piangendo..
Passeggiando una sera sul viale lungomare, ecco che tutto a un tratto, proprio davanti a me si presenta una bella villetta del colore turchino per la notte, cogli uccellini cinguettanti al davanzale..
Finalmente la porta del terrazzino si aprì, e una ragazza venne ad appoggiarsi al terrazzino con un'immagine che non si potrà mai cogliere..
Dire i suoi occhi,.. le sue vesti,.. le sue braccia nude,.. quella fronte modellata in maniera da far pensare al suono delle campane in un tramonto d'agosto, mi sarebbe stato impossibile." [C'è una ragazza alla finestra] "vagheggiano solo un po' di luce, una sensibilità nella realtà che lo circonda, un senso nelle cose deformate, distratte-dimenticate: non pensare. Nel '40 [Delfini] ebbe a dire: 'Deve esser stato Malaparte che ha scritto, mi pare, d'una volontà di surrealismo. Io codesta volontà o desiderio o comodità di non pensare l'ho adottata dal 1932'": postfazione, p. 27 e p. 30.