Antonio Delfini, IL RICORDO DELLA BASCA

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Antonio Delfini, IL RICORDO DELLA BASCA - Dieci racconti e una storia [@ Firenze, Parenti, 1938], Pisa, Nistri-Lischi, 1956, pp-1-265

 

 

Introduzione (pp.1-109) - La modista - Il maestro - Il contrabbandiere - La sorella ballerina - Morte dell'amante - Il fidanzato - L'ultimo giorno della gioventù - Un anno dopo - Un libro introvabile - Il ricordo della Basca

<La modista>

La modista sessantenne Elvira non può "tornare indietro nel tempo", in cui, pensato, per la nomea di fredda insensibilità, di farsi suora - "..ci prendeva gusto a pensare che gli altri la guardavano: 'Suor Elvira, dalla caviglia ben calzata, se tu fossi una donnina come t'avrei baciata.'" - ha, invece, avuto, per compagno nella vita, l'impiegato del gas Arturo, che un giorno "non tornò, non si seppe più niente di lui.".

<Il maestro>

Gustavo Rubesi: ultimo rappresentante d'una famiglia agiata andata in rovina.
"..Chiunque, disgraziato fisicamente o altro, avesse pensato di mantenersi con la questua, andava dal maestro a imparar canto chitarra o mandolino. E andava poi in giro per i caffè e le osterie dei paesi e della campagna a chieder soldi alla gente..
Scrisse anche poesie in dialetto e in lingua. La sua prima poesia gliela ispirò Carisio, lo storpio, il tipografo, che aveva preso in affitto una bottega in casa sua. Lo faceva soffrire. Profetizzava sciagure che poi si avveravano, con grande spavento del maestro..Un giorno Carisio disse: 'Domani muoio e troverai un mio biglietto per te.'. Infatti morì il giorno dopo. Nel biglietto c'era scritto: 'Tu sei stato e sarai sempre un infelice'. Il pubblico che udì la poesia 'Lo Storpio' nel teatrino dei Sordomuti, molti anni dopo, diceva che era una vera porcheria. Ma il buffet del teatrino non ebbe mai tanti clienti che desideravano bere acqua fresca, accusando una speciale arsura in gola.".

<Il contrabbandiere>

Un poetastro, che ha "qua e là" barato al gioco, tornato, dopo sette anni d'assenza, alla guida d'un camion, rivela ai compaesani d'essersene servito per fare il contrabbandiere.

<La sorella ballerina>

Fratello e sorella, d'una famiglia di giuristi precipitata nella scala sociale, in procinto di rivedersi dopo vent'anni, temono "di farsi schifo l'un l'altro guardandosi.".

<Morte dell'amante>

Una modista, che ha appena perso, in un incidente stradale, il ricco amante, rivede in un flash il recente passato

<Il fidanzato>

Teodoro Gondaro, agricoltore trentacinquenne - chiusa la fase della vita in cui "ripartiva e tornava. Stava via degli anni e non sapeva cosa fare al mondo." -, coprendo in calesse le "venti leghe" che lo separano dalle nozze, ripensa allo stratagemma con cui ha conquistato Maddalena Marfuso ("Il giorno del Mak P. 100, la grande festa della scuola di cavalleria, che si svolge ogni estate nei giardini delle antiche scuderie ducali" s'era ubriacato di proposito. "..'Dar calci agli ufficiali superiori. Dire sconcezze. Saltare addosso alla gente e massacrarla. Se lei, con tutto questo mi torna a girare intorno come prima significa che finalmente avrò una famiglia'. Capiva tutto, e metteva in esecuzione il suo piano punto per punto. La posta di quel gioco era tale, che al mondo poteva gettare tutto il suo equilibrio di mente, le sue idee, la sua vita. Perciò l'aveva gettata, la carta, e aveva goduto del trionfo quando lo portarono fuori dal giardino, a viva forza, mentre Maddalena, seguita da un altro gruppo che diceva: 'Signorina, si fermi, è diventata matta?', correva gridando: 'Che cosa gli fanno a mio marito?' ed era caduta a terra priva di sensi."), "che lo stava aspettando, occupata anche lei a ricordare, a fare gli stessi pensieri.".

<L'ultimo giorno della gioventù>

Dirocchi, quarant'anni, ricorda che, a trenta, ha, monologando, delirato: 'Signorina…Ho pensato tanto al modo con cui le avrei rivolto la parola…Per lei avrei voluto trasformarmi, non avrei voluto essere io; poiché temo di non piacerle a presentarmi quale sono. Forse è ridicolo, forse la farò infelice, ma si lasci condurre a casa mia. Faccia un passo! Solo un passo per amor mio!".

<Un anno dopo>

"..La mia fantasia, come sempre, correva...
Sì, Elena vuol bene a suo marito: ma indirettamente, e solo per il grande affetto che ha verso i suoi genitori. Ma che poteva importare a me di tutto questo? Domani sarei stato con Elena, ecco tutto. Andassero dunque al diavolo le vecchie signore, belle e mondane, di M***".

<Un libro introvabile>

Prima Guerra Mondiale. "Alla stazione piccola di M***, quella delle ferrovie provinciali fondate nel 1883 coi materiali della ditta Kraus e C.ie, volute dai cittadini progressisti del tempo", s'incontrano, rimanendo insieme nel trenino più di un'ora, una signora che tiene per mano un bambino taciturno e un giovane ufficiale. "..Correva il bimbo con l'orgoglio e con la fantasia. Si vedeva quando sarebbe stato grande: con molte, molte più stellette di quelle dell'ufficiale.".

<Il ricordo della Basca>

"..Passata quell'età del centro della vita, sui trentatré anni", Giacomo Disvetri rivive l'amore di vent'anni prima, a Lerici, per la coetanea Isabella, figlia d'un geologo basco venuto al golfo della Spezia per farvi degli studi.
"..Passava sotto il velo invisibile del vento, nell'ora dei pranzi e del silenzio, il corteo leggendario di tutti gli amori, producendo nell'aria sorrisi spade veleni e infinite dolcissime lagrime, il cui amaro diveniva più gradito di una rugiada d'estate in uno stadio di giochi olimpici. Pioveva intanto a gocce grosse come le fragole scelte di giugno; e Giacomo, ancora appoggiato contro la spalliera del lungomare, attendeva di rivedere la Basca.".