Massimo Bontempelli, MIA VITA MORTE E MIRACOLI

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Massimo Bontempelli, MIA VITA MORTE E MIRACOLI, Roma, Alberto Stock editore, 1931, pp.1-149



Nel 2006 Elena Pontiggia apre la sua Postfazione a: Massimo Bontempelli, REALISMO MAGICO e altri scritti sull'arte, Milano, Abscondita editrice, pp.1-158 con questo giudizio: "Bontempelli è stato il maggior non-critico d'arte italiano del Novecento.". Si può, analogamente, parlare, per questo libro di memorie, d'un celebre non-autobiografo.

Bontempelli, allora cinquantatreenne, premette, che strettamente autobiografici erano i sessantotto racconti, riuniti in cinque volumi (dei quattordici pubblicati dopo la guerra), a cui dà qui un - un unico - quadro di collegamento: il richiamo bontempelliano alle interpretazioni magiche delle cose comuni.

La terza parte del titolo, infatti, non sta qui per: 'raccontarsi nei minimi particolari', ma per l'evocazione d'un periodo, di almeno due anni, in cui il miracolo usciva da ogni sua azione o nasceva intorno a lui, dalla cui persona - afferma - emanava un potere non naturale, di tipo esoterico.

<Capitolo primo>
Primo contatto, nell'infanzia, con l'inconoscibile: l'eco, cui dapprima non aveva voluto credere: "Avevo scoperto il tratto in cui dal prato più chiaramente la voce dell'eco giungeva: l'angolo ove una piccola scanalatura del suolo s'incontrava con un nodo di vecchie radici.".
<Capitolo secondo>
A una corsa al galoppo all'Ippodromo - "..Poi il gruppo s'allungò, si sfilò. Vedevo i cavalli uno per uno, i loro colli s'erano spinti in linea rettissima, sopra i loro corpi i dorsi e i capi dei fantini disegnavano un'altra retta più breve. Le zampe erano nascoste dall'erba, e ogni cavallo pareva scivolare sopra un invisibile pàttino." - da un gruppo appartato di quattro cavalli montati da carabinieri uno salta nella pista e vince la gara.
<Capitolo terzo>
Impiegatosi in un'agenzia di matrimoni, accompagna una vedova da un inserzionista vedovo, che, avendo, appese in camera da letto, diverse fotografie della defunta, disgusta la visitatrice.
Entrato in un corpo di pompieri - "professione piena di idealismo e d'igiene" - nell'incendio della cittadina di Lurgazzano - "..Le mura esterne della prima di quelle tre case, in breve, crollarono. L'unica a resistere fu un'enorme cassa metallica: era talmente arroventata che l'acqua al toccarla evaporava fischiando come un cobra quando scappa.
Ed ecco le pareti di metallo per la forza del fuoco si ammollirono e si accasciarono. L'interno apparve pieno d'oro; un'enorme massa d'oro liquefatto, che subito precipitò fuori in forma di torrente mandando bagliori gialli e spandendo una luce insostenibile, come un pezzo di sole caduto sulla terra. Chiudemmo gli occhi abbagliati; quando li riaprimmo quel fiume d'oro era scomparso, assorbito nelle viscere della terra o evaporato nell'aria." - il miracolo consiste nel salvataggio di due bambini.
<Capitolo quarto>
Abbandonata la professione di pompiere, alla pensione Fullendmaler del lido di Santa Miriana, il miracolo consiste nel fatto che, in sala da pranzo, tutti, come senza guardare, rifacevano esattamente, uno dopo l'altro, tutti i suoi gesti.
<Capitolo quinto>
Tra la mezzanotte e le quattro d'una notte di primavera, Atenaide, conosciuta a un ballo, è riaccompagnata in taxi dall'autore, che però ha in tasca pochi spiccioli, a casa, dove, tramite la statuina d'una divinità, toccando la quale e formulando un desiderio qualunque quel desiderio si compie, lo chauffeur in attesa del pagamento è trovato morto per apoplessia fulminante.
<Capitolo sesto>
Ha incontrato, "una notte di gran vento, in un caffè pieno di fumo" e di ballabili, la sua futura moglie: una donna addormentata a un tavolino, che inizia a russare e riconosce per la Bella Addormentata Nel Bosco.
"..Come i più sono inesperti nel collocare la divina facoltà della meraviglia!..
Capii, capii con certezza che non c'era pericolo: La Bella Addormentata Nel Bosco non si sarebbe svegliata per consumare di secoli.
Pieno di letizia e d'orgoglio m'alzai, feci a lei un perfetto inchino per invitarla a ballare, e senza aspettare consenso la sollevai.
Lei ballava leggera, una mano appoggiata alla mia spalla e l'altra sempre impegnata a reggere il capo che dormiva, e ballando russava. Grida di meraviglia e di gioia accolsero per tutto il caffè pieno di fumo il miracolo. L'eccitazione universale mi ubriacò, continuando a ballare gridai: 'Vi presento la mia Donna, per ora e per sempre: preparate la festa nuziale.'"