Paolo Monelli presenta L'ALFABETO di Bernardo Prisco

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Paolo Monelli presenta L'ALFABETO di Bernardo Prisco, Milano-Roma, Treves-Treccani-Tumminelli, 1932, pp.1-270

 

 

 

L'autunno del 1930 Monelli inizia una collaborazione alla pagina letteraria dell'Ambrosiano con una rubrica di paradossi, intitolata "Ragionando per estremi". Aveva già pubblicato i capitoletti A e B, quando dovette interrompere la serie, avendo assunto nel frattempo obblighi con un altro giornale. Qualche settimana dopo, il direttore dell'Ambrosiano gli comunica d'aver conosciuto un giovane, certo Bernardo Prisco, che si diceva suo ammiratore da tempo e s'offriva di continuare nello stesso stile e maniera la rubrica da lui iniziata.
Completati gli articoli dalla C alla Z e riunitili in volume, Prisco chiede a Monelli di presentarli al pubblico e di poter aggiungere i due capitoli iniziali scritti da lui.
Il risultato è il prodotto letterario d'un Carneade, con i due articoli iniziali che lasciano il rimpianto di quello che sarebbe potuto essere un "Alfabeto" di paradossi, tutto farina del sacco di Monelli.

 

<B: Bellezza>

"..Voglio dire che la bellezza è soggettiva cosa, anzi è un mito, una convenzione, con cui adombriamo cose più reali e tangibili, come il desiderio amoroso. Il desiderio amoroso fa sì che si trovi bello il corpo femminile che è una deformazione per mezzo di escrescenze e di anormali sviluppi adiposi e piliferi del corpo maschile; come se domani alla Piramide di Cheope nascesse una bozza tonda nelle pareti ed una muffa d'alghe sulla cima e la trovassimo più bella..
Poiché anche lasciando da banda le belle donne e attaccandoci al bello in genere, esso non è che moda, atteggiamento, reazione di spiriti originali o supina acquiescenza del gregge. Perché le pitture di Michelangelo son belle e quelle di Menighella di Valdarno goffe e dozzinali, se non perché Michelangelo cadde nel gusto dei cardinali e Menighella in quello dei villani che non potevano imporre e tramandare il loro modo di sentire?".