Massimo Bontempelli, LA VITA OPEROSA

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Massimo Bontempelli, LA VITA OPEROSA - Nuovi racconti d'avventure, @ Milano, Mondadori, 1920, Mondadori, 1925, pp.1-207

 

 

<Aperta campagna>

Arrivato "due mesi dopo l'armistizio" a Milano, "aperta campagna per le maggiori battaglie della vita", la pubblicità (le insegne luminose e i cartelloni) gli veicola "il nuovo Dio, che si chiama
OGGI
OGGI è il nome della Volontà di vivere nata dalla rassegnazione a morire [la vita in trincea, ndc].

 

<La statua di Bartolo>

Ancora sulla pubblicità.
All'autore, che s'è impiegato presso un'agenzia del ramo, "fioriscono idee semplici ed efficaci.".

 

<Pescecanea>

Tema del dialogo tra l'autore e un capitano d'industria è uno spaccato della società del dopoguerra: "..Vediamo oggi due grandi energie in lotta: c'è chi le chiama borghesia e proletariato, c'è chi le chiama energia rinnovatrice ed energia conservatrice..E'una vasta battaglia tra due eserciti, che insieme assommano all'intera umanità. A ogni fenomeno storico che si produca o si riproduca nel mondo, ciascuno dei due eserciti cerca di farsene uno strumento della lotta. Così è stato della guerra. Così è, ora, della pace. Il simile avverrà press'a poco delle nostre costruzioni - danaro, lavoro, organismi di uomini - che noi pescicani stiamo accumulando laboriosamente: un bel giorno, o se ne impadroniranno le forze conservatrici per tentare l'ultimo colpo, o, se esse saranno state disfatte, le afferreranno gli altri, un minuto dopo la vittoria.".

 

<Per Belloveso>

L'autore fabuleggia di far stendere a competenti un progetto edilizio per costruire una strada in onore del gallo Belloveso, mitico fondatore, 2500 anni fa, di Milano.

 

<L'ultimo Vampiro>

"Gli affari innanzitutto": l'autore s'incarica d'una mediazione ("..Avevo letto in un giornale una violenta campagna contro i mediatori, il cui intervento nefasto è una delle principali cagioni del disagio postguerresco; ed eran paragonati ai vampiri.": p,112): la vendita di sei vagoni di legna tagliata "a undici al quintale": p.96.

 

<L'isola di Irene>

Irene è venuta sei mesi prima ad abitare a Milano con suo marito, il suo primo marito, portandosi il loro bambino di due anni. Ma a Milano hanno trovato a stento una camera, una sola, piccola e brutta: ci vivevano in tre stretti, malissimo, come si può immaginare. Suo marito aveva un amico, Giulio, che era scapolo e solo e aveva un appartamento grande. Allora, "come era giusto", Irene ha divorziato da Pietro e ha sposato Giulio.": p.130.

 

<Pantelestesi>

Un inventore, Bruno, gli mostra il "microfono moltiplicatore a isolatore acustico" dei suoni prodotti dagli "infinitesimi e inesauribili movimenti atomici della materia organica"; e il "gabinetto pantelestetico": un antenato del videotelefono.
Ma i tempi, nel 1919, non sono maturi: "m'invase un così disperato e rabbioso furore che quasi cieco e pazzo..ne fuggii non so come: appena ricordo che per giorni e giorni errai tremando le vie più paurose della città, sconquassato, pavido d'ogni ombra e d'ogni luce, scontroso a ogni forma apparente e mobile della vita; e solo dopo assai tempo riuscii a ritrovare la mia casa: ma ivi chiuso per più giorni ancora me ne stetti macerato in un odio torvo contro ogni intelligenza dell'uomo, in un sincero spasimo di desiderio verso l'indifferente inerzia delle cose insensitive e dei bruti.".

 

<Il Dàimone nell'anticamera>

All'autore gli si materializza il Dàimone [genietto personale, ndc].

 

<Consolazione della filosofia>

Tra due opzioni: ambire a un "solenne, invidiato e esemplare collocamento nel mondo sociale" e fare ciò verso cui si è nati, ha scelto la seconda.