Massimo Bontempelli, PRIMI RACCONTI (1905 -1914)

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Massimo Bontempelli, PRIMI RACCONTI (1905 -1914), Milano, Mondadori, 1934, pp.1-356

 

Comprendono "Socrate moderno" @ Torino, Lattes, 1908 e "Altri racconti" (Il caldo e il freddo, Una distrazione, Teorie, La legge del perdono, Candore, Mistica, Avventure di Nicoletta, Il minimo sforzo, L'unica sera, Il collezionista, Barba, Commiato di un fabbricante di novelle).

Il titolo "Socrate moderno" si riferisce al fatto che i primi dieci concernono un gruppo di professori gravitanti attorno al ginnasio-liceo di San Silvestro (MN).

 

<La tavola della signora>

Tre giovani insegnanti del ginnasio di Buriate Lombardo, "sotto sorveglianza speciale" (rigidi orari dei pasti, settemezzo serotino, messa la domenica) dell'affittacamere Maria, coniugata Ottone Luisetti) una sera, dopo una bevuta all'osteria, perdono ogni timor reverenziale nei suoi riguardi.

<Sotto i torchi>

Ancora all'opera "servile" un professore.
Il commendatore padre dei suoi due allievi privati, nell'ottica della domanda per entrare nella carriera governativa, oltre a diploma di laurea, attestato di servizio e atti pubblici, lo spinge a dare urgentemente alle stampe la tesi di laurea.

<Equus asinus>

Terzo professore raffigurato tra volontà di "rialzare la sua dignità calpestata" e "goffo delirio di persecuzione".
"Dopo un anno gli venne un accesso d'itterizia così violento e complesso che in pochi giorni ne morì.".

<La vendetta del flauto>

Un professore di ginnasio quarantacinquenne, che da venti aveva assicurato in classe la disciplina, sequestrando quanto di extrascolastico vi fosse entrato (dalle immaginette ai pettinini), un mattino ritira un flauto, al quale s'appassiona ("La passione è uno spiritello diafano con mille ali; è un tossico lento e invisibile, che fluttua prima incerto nell'aria attorno alla creatura umana, e s'appressa, e poi entra per tutti i pori e tocca tutte le vene e i nervi e penetra lubrico e dà cento inquietudini e move serpendo le arterie e strugge a mano a mano cento esitazioni, fin che è giunto alla rocca del cuore e qui si raccoglie sicuro e ha vinto ogni pudore dell'uomo e domina incontrastato e violento senza possibile rivolta o medicina."); fino a prendere lezioni di musica e, lasciata la scuola, a diventare "sonatore di flauto nella orchestrina di un caffè-concerto, in provincia.".

<Una ispezione>

Quella, che arriva a un professore di ginnasio, si rivela del tutto innocua.

<Il divino ozio>

Un professore di ginnasio è diviso tra "la sua giornata ormai tutta presa di cose volgari" e l'ambizione "alla grande e clamorosa ammirazione del vulgo.".

<Il macauccio>

Marini, professore del ginnasio-liceo di San Silvestro, s'indebita col gioco del macao.

<Amoretto>

Trasferito da Torralba in Liguria in un ginnasio del mantovano, D'Ornelli sogna le vacanze per rivedere una giovane contessa torralbese, che scoprirà essere sposata e madre d'una dodicenne.

<Santippe>

i pettegolezzi delle mogli dei professori del ginnasio-liceo di San Silvestro sui colleghi dei propri mariti.

<Daria e l'Ideale>

Appunti del professor Marini per una sua autobiografia.

<Il caldo e il freddo>

Un ispettore in missione all'ufficio catastale di San Satiro dei Marsi conosce uno sbiadito cancelliere della Pretura, don Cesare Passacantando, fissato con la meteorologia, che ha da poco ottenuto dal Comune un barometro e fa affiggere ogni giorno all'albo comunale il bollettino delle previsioni del tempo, che si muta ("Meno di due gradi sottozero, o dai due allo zero, o da questo ai due più, o più di due, corrispondono a quattro diverse possibilità sull'impiego che don Cesare avrebbe fatto di quel pomeriggio.") in un "alfabeto amoroso segreto" tra l'ispettore e la moglie di don Cesare.
Ma il barometro, per il pugno assestatogli da uno dei pupi, si guasta e la donna (e don Cesare: " - Ma proprio non capisco: uso tutte le precauzioni possibili, e tutti gli anni è incinta di nuovo! - ") è messa incinta.
"Lo sfacelo dell'impresa di don Cesare, le tristi esequie della mia gioconda avventura, stavano dinanzi a me come in forma visibile, legati insieme da un oscuro destino, così com'erano stati legati i loro primi cominciamenti.".

<Una distrazione>

Per una propria distrazione in fatto di chiavi, Luigi Cànova, amante della moglie dell'ing. Bertoli, finisce con lo sposarne la cognata, che viveva coi coniugi.

<Teorie>

Un pittore romano, Mario Dari, produce sempre a periodi "rigidamente separati";  al presente, in base alla vicinanza o all'attesa per quattro mesi di Francesca, suo "grande amore", uno, in cui ha ritratto "belli e forti accoppiamenti sereni, su rive di fiumi, sugli alberi, nei solchi del terreno arato. Nudi forti e nudi morbidi: tutto il maschio e tutta la femmina: la voluttà pura da ogni pudore, grande, sacra." e un altro, all'insegna del: "Ma, perdio, negherai lo spirito? E' il nemico del senso. L'opera millenaria della evoluzione e del progresso civile in che cosa consiste in conclusione? Nell'avere regolato, ingentilito, gli istinti del senso.".

<La legge del perdono>

Arturo organizza una festa domestica con tre amici per aspettare la mezzanotte, ora in cui scatta la sospensione della pena, per aver, cinque anni prima, bastonato la moglie. Scaduto il termine, Arturo, per il rifiuto di sparecchiare, la picchia di nuovo, con riconciliazione finale.

<Candore>

Salito a Bologna sul diretto pomeridiano per Piacenza, l'autore è preso, in una seconda, di una giovane, che, candidamente, gli dice  che era "dalla Giorgetta, in via Unione", un postribolo di terz'ordine di Bologna.
Prese due camere contigue in locanda a Piacenza, l'autore, intenzionato a rivolgerle, non "un ordine", ma "un invito", non trova alcun incoraggiamento dall'ospite, fino al congedo, la mattina seguente.

<Mistica>

La figlia del cavalier Ottavio Pasquali, Teresa, sfumate, per vari motivi, tre occasioni di maritarsi, decide di farsi monaca.
"Questo amore, che travolge macera strazia l'anima piccola in uno sconfinato desiderio dell'ignoto e dell'immenso, e quando par che la lasci abbattuta e fatta misera e nulla, improvviso la solleva e l'aderge, e la fa ritrovarsi pura e semplice nel grembo dell'infinita potenza divina, questo questo certamente era l'amore unico degno, dato a poche anime fortunate ed elette.".

<Avventure di Nicoletta>

Un levriero, Max, cambia quattro volte padrone.

<Il minimo sforzo>

Delusione amorosa d'uno studente.

<L'unica sera>

Tale era stata la sequela d'incidenti domestici occorsigli l'unica volta che l'aveva fatto, che, se trovava ogni tanto qualcuno, gente casalinga, che gli consigliava di passare qualche sera a casa, solo l'idea gli faceva rizzare i capelli in capo.

<Il collezionista>

Il ricchissimo barone Raimondo della Valle ha la vocazione invincibile d'accumulare collezioni (francobolli, farfalle, ex-libris, rose, ventagli, legature artistiche), per arrivare infine a quella di "figli" (numero 1: naturale - numero 2: legittimo - numero 3: adulterino - numero 4: incestuoso - numero 5: putativo - numero 6: postumo), per qualificare il quale si suicida.

<Barba>

"Federico nella vita non ebbe bisogno né di forza, né di astuzia né di bontà né d'intelligenza né di fortuna, perché ebbe la barba. Barba-ragiondessere della vita. Un giorno se la fece levare.
"Non occorre dire che Federico non fu più amato dalle donne, non fu più rieletto deputato, e non ebbe più ragion d'essere nella vita. Non per questo morì, perché si può benissimo vivere senz'averne nessuna ragione.".

<Commiato di un fabbricante di novelle>

Sceso in strada in cerca d'ispirazione per una novella che il "Mercurio", quotidiano commerciale, gli pagherebbe con le quindici lire che gli servono per l'affitto, entra in un antenato del "call center", del Bingo o della sala-giochi con juke-box: "la grande sala quadrata e luminosa dei fonografi pubblici.
Non conosco nulla che sia più macabro e più profondamente istruttivo di quella fila di gente silenziosa lungo le tre pareti bianche, accomodati ciascuno in una poltrona in faccia al muro nudo..Tutti quei silenziosi nella sala muta e vuota vivono una vita intima, che è una vita tutta sonora: il suono che giunge alle orecchie di ognuno, di lui solo e non degli altri, dal microfono ch'egli s'è appoggiato delicatamente entro l'orecchio, dopo aver scelto con cura il numero di un pezzo preferito..
Qualcuno più indifferente non sceglie, si affida al caso.
Ecco si rifà nella sala il silenzio, ognuno ricade nella sua attenzione maniaca. Penso che quel luogo stupido è una immagine perfettissima e amara della vita, nella quale ognuno non sente che una voce, non conosce che un mondo, la sua propria voce, il suo mondo interiore; quello che egli ha saputo suscitare dentro di sé, o che gli fu suggerito, o che ha accettato dal caso, ma che ora è tutto suo, perché qualunque sforzo di comunicazione l'uomo faccia per aprirsi all'altro uomo è inefficace e inutile. Tutta la società umana è una sala di buoni borghesi intento ognuno ad ascoltare il suo fonografo. Si illude di partecipare a una vita comune, e si maraviglia o si stizzisce che, mentr'egli sente una voce gaia, il vicino mostri una faccia malinconica; mentre egli è soddisfatto, il vicino brontoli: - Così non si può andare avanti -.".