Antonio Delfini, NOTE DI UNO SCONOSCIUTO

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Antonio Delfini, NOTE DI UNO SCONOSCIUTO - inediti e altri scritti, a cura del Comitato di redazione di Marka: Tiziana Alberti, Eugenio De Signoribus, Giuseppe Piccioni, Clio Pizzingrilli, postfazioni: Un enigma della Basca, di Giorgio Agamben, pp.93-96; Il passato eventuale, di Ginevra Bompiani, pp.97-102; Il Ricordo della Basca, di Cesare Garboli, pp.103-110; Il campo della preparazione, di Clio Pizzingrilli; Appendice su un caso di eroismo, di Rosetta Loy, Ascoli Piceno, Marka, pp.1-127, 1990

 

 

Note sui curatori di Delfini

Antonio Delfini, VAGABONDAGGIO PRIMAVERILE e altre prose, a cura e con postfazione di Luigi Martellini: L'infinito temporale e spaziale: pp.27-31, Pistoia, Edizioni Via del Vento, pp.1-32, 2007

Sei (Le trombe della sera; La passeggiata; C'è una ragazza alla finestra; L'osteria senza avventori; Fumi di una giornata di pioggia e Vagabondaggio

primaverile) degli undici (non figurano: Ritorno in città; Giorni di Festa; L'aviatore; Addio ovvero vano ritorno - Lettera sentimentale; Attesa) degli undici

poemetti in prosa di Ritorno in città, @ Autoedizione, Modena, Libreria Vincenzi, 1931e col titolo: Lettere d'amore e Ritorno in città, Parma, Guanda, 1963.

 

Antonio Delfini, MISA BOVETTI E ALTRE CRONACHE, a cura di Vanni Scheiwiller, Milano, All'Insegna del Pesce d'oro, pp.1-101, 1960

Nota dell'Editore: "Raccolgo sotto il titolo di Misa Bovetti e altre cronache quattro racconti di Antonio Delfini mai raccolti in volume.

Gli avventurieri del giornale da 'L'Illustrazione Italiana', Milano, 7 luglio 1954; La stagione a V…(originariamente si leggeva: a T*) da: 'La Chimera', II, 10,

Firenze, gennaio 1955; La gola da: 'Palatina', II, 5, Parma, gennaio-marzo 1958; Misa Bovetti da: 'Tempo presente', IV, 8, Roma, agosto 1959; leggermente

ritoccati dall'autore." [V.S.]

Questo invece è un Delfini rarissimo che meritoriamente riunisce racconti usciti su riviste.

 

Antonio Delfini, LA ROSINA PERDUTA, Firenze, Vallecchi, pp.1-233, 1957

Altro Delfini praticamente introvabile.

La Rosina perduta (pp.5-12)

Simulazione (pp.13-19)

Racconto non finito (pp.21-58) [ristampato, con prefazione di Cesare Garboli, Viareggio, Pegaso, 1992]

La Madonna di Castelfranco (pp.59-83)

Fine di una festa (pp.85-91) [pubblicato nel settimanale Domani di Roma il 12 luglio 1941]

La difesa del Re (pp.93-97)

Emergenza (pp.99-102)

Manifesto clandestino (pp.103-105) affisso in un punto remoto della città di Firenze, pochi giorni dopo l'occupazione alleata, agosto 1944

Lapalissini politici (pp.107-112): stelloncini stesi dall'autore nei primi mesi dell'occupazione alleata a Firenze, dati per la pubblicazione al giornale dell'esercito La Patria, ma trovati inopportuni dal direttore.

Conversazioni dell'autore a Radio Firenze, ottobre 1944-febbraio 1945: "Lo scrittore": pp.115-122; "I moti del '31": pp.123-129; "Lamento": pp.131-139; "L'arte e

la libertà": pp.141-146

Automatics (Firenze, dicembre 1944-febbraio 1945):
"Automatic n.2": pp.149-153;
"Dialogo di questi giorni": p.155 e sg.;
"25 dicembre 1944": p.157 e sg.;
"28 dicembre 1944": p.159 e sg.;
"Di una ballerina spagnola": pp.161-163;
"Storia di un duca": pp.165-169.

Il fanalino della Battimonda: pp.171-230, @ Firenze, Edizioni di Rivoluzione, 1940 [ristampato, con Introduzione di Cesare Garboli, Milano, Lombardi,1992]

 

Antonio Delfini, Note di uno sconosciuto - inediti e altri scritti, Ascoli Piceno, Marka, pp.1-127, 1997

Comprende:

- La sola "Prefazione" di: Note di uno sconosciuto [dattiloscritto conservato nel Fondo Delfini della Biblioteca Estense di Modena]: pp.5-7

- Un romanzo d'amore [dattiloscritto conservato al Fondo Delfini della Biblioteca Estense di Modena]: pp.8-11

- Volantino rosso del poeta [appunti sparsi in possesso di Giovanna Delfini, inediti del periodo '31-'33]: pp.13-15

- Poesie dal Quaderno n.1 [@ Modena, Autoedizione in 150 esemplari, 1932]: pp.17-29

- Ritorno in città [non figurano: 'Le trombe della sera', 'Attesa' e 'Ritorno in città']: pp.46-69

- 2 Automatics: 'Automatic n.2' e 'Di una ballerina spagnola'

(Nel solco dello Scheiwiller di "Misa Bovetti e altre cronache", Milano, All'insegna del Pesce d'Oro, pp.1-101, 1960):

- Frammenti poetici 1933-'36 [in: "Il Caffè", IX, 5, ottobre 1961]: pp.30-32

- Sera d'inverno [in: "Lo Spettatore Italiano", II, 1-2, Bologna, 20 febbraio 1929]: pp.34-38

- Il tempo non è passato [in: "Vita giovanile", I, 13, 31 luglio 1938]: p.39 e sg.

- Borgo Felino [in: "Palatina", II, 7, 7 settembre 1958]: p.41

- La verità in faccia [in: "La Riforma letteraria", II, 6-7, 4 maggio 1937]: p.42

- Dialogo sopra un pezzo di fango [in: "Il Tesoretto. Almanacco dello Specchio. Milano, Primi Piani, 1939]: p.43 e sg.

- Primo incontro con d'Annunzio [in: "Letteratura", 10.3.2., aprile '39]: pp.75-77

- La vita [in: "Oggi", 1.5, 18 giugno 1933]: pp.79-82

- Icsipsilon II [in: "Caratteri", I. 4, 6 luglio 1935]: pp.83-86

- I pro e i contro (1941) [in: "Il Caffè", N.S. XVI. 5/6 Fine '69/Inizio '70]: pp.87-89

 

Gli "aggregati"dei curatori, esperiti su un Delfini autodidatta, "scrittore ingenuo, di primo grado,..posseduto dalla letteratura, ma non quando scrive" (Cesare Garboli, Prefazione a: Antonio Delfini, DIARI 1927-1961, Torino, Einaudi, 1982, p.XVIII), non sempre premianti, inducono a "disaggregare", a privilegiare, cioè, il non caduco, le perle isolate, del tipo, qui, d'una precoce anticipazione del Delfini politico:

"..Il figlio della marchesa massese aveva volato su Vienna con d'Annunzio. Naturalmente io mi sentii molto emozionato perché ero amico del giovanotto e di sua madre. Quando l'aviatore venne in licenza regalò anche a noi di quei manifestini che aveva gettato su Vienna..
Tornando in città mi dichiarai dannunziano, poiché mi pareva mio dovere di esserlo; tanto che alla fine del '20 m'iscrissi al Fascio di Modena perché in questo modo, come mi aveva detto qualche compagno, sarebbe stato più facile andare a Fiume. Avevo dodici anni, e a Natale doveva finire l'avventura fiumana di d'Annunzio.": p.76; e dell'articolo "La vita": "..La vita ha tante cose grandi e piccole (più di queste che di quelle) ch'è inconcepibile come si possa dimenticarle. Come si fa a vedere soltanto la 'diafana asperità dei campanili' o 'il muto volgere degli archi' e simili? E quelli che invece, nel campo contrario, 'realisti' secondo loro, raccontano la vita come se questa fosse composta di cose avvenimenti e gente tutta precisa, con quelle date passioni, con quella stessa universale accettata educazione, catalogo diviso per materie, classe aristocratica borghese e plebea, impiegati, liberi signori che viaggiano il mondo in prima classe. Questo mondo, che tante volte ci hanno rappresentato, non esiste. E' troppo realizzabile per essere vero. Troppo vero per essere vero, si potrebbe dire..
L'arte sta nel trasformare la realtà nella propria inconfondibile visione..
La vita della signorina Y., inutile artificiosa mondana, difficile a cogliere perché non vi si può trovare altro che banalità, può diventare tuttavia interessante per il fatto che è stata vissuta. Così quella dell'impiegato di banca, dell'ufficiale effettivo di fanteria, del campione di boxe ecc. Ma guai a farne un cliché di questa gente, come si finisce sempre per fare. Ci sono le folle in movimento, e le frasi colte nella folla, dette da persone che sono sì nella folla, ma restano uomini con la loro casa, il loro pane e il loro portamonete..
La vita: ecco quello che veramente c'interessa.
In essa il nostro tempo, pieno, come mai, di ogni cosa che la fantasia più spinta si sia mai immaginata. Guerre rivoluzioni reazioni crisi. Crollano i castelli dei più complicati sistemi filosofici. Le idee non trovano validi sostenitori. Le chiese si rinchiudono nell'ortodossia più severa, come moribondi che esalando l'ultimo respiro lasciano in sospeso la parola rivelatrice. I movimenti d'avanguardia, nati con tre ideuzze da caffè, fanno i capelli bianchi prima d'imparare a camminare. I mistici ingrassano coi capponi. I poeti, professori laureati di liceo, inaciditi, parlano come girovaghi che svelano gli arcani della calligrafia altrui per pochi soldi. Il letterato insegna a far di cucina. Il dott. Freud rivela il segreto dell'amore, come il monco di Bari dava i numeri del lotto. Resta la vita sempre più nuova, più varia, con tutto il suo mistero e le sue contraddizioni.": pp.80-82.

 

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