Ugo Ojetti (Tantalo), COSE VISTE

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Ugo Ojetti (Tantalo), COSE VISTE - Tomo primo (1921-1922-1923-1924-1925-1926-1927), con una Prosa di Gabriele D'Annunzio, Indice dei nomi e dei luoghi citati: pp.827-846, Firenze, Sansoni, pp.1-851, 1951

 

 

Poeti: [la casa del] Carducci - D'Annunzio - Ada Negri - Francesco Pastonchi - Cesare Pascarella - Adolfo de Bosis - [la casa del] Pascoli - Giovanni Marradi; scienziati : Einstein - Giorgio Abetti, Direttore dell'Osservatorio d'Arcetri - Antonio Berlese, capo della Stazione fiorentina d'entomologia agraria - Sergio Voronoff - VIttorio Putti, chirurgo dell'Istituto ortopedico Rizzoli; militari: Luigi Cadorna - Guglielmo Pecori Giraldi; politici: Leonida Bissolati - Shaim Weizman, capo sionista - [la casa di] Garibaldi - William Mac Kinley, venticinquesimo Presidente degli Stati Uniti - [la camera di] Cavour - [la vedova di] Cesare Battisti; letterati: Papini - Guido da Verona - Gorki - Zola - Proust - Pierre Loti - Enrico Panzacchi - Maurice Barrès - Ferdinando Martini - Maurice Maeterlinck - Anatole France - Alfredo Panzini - Marino Moretti - Paul Adam - Pierre Louys - Paul Valéry - Matilde Serao; attori: Tommaso Salvini - Petrolini - Emilio Zago - Ruggero Ruggeri; pittori: Alfredo Muller - Mariano Fortuny - Vespasiano Bignami - Lorenzo Viani - Albert Besnard - Armando Spadini - Giovanni Beltrami; religiosi: monsignor Ferdinando Apollonio, parroco di San Marco a Venezia - don Enrico Cagnoni, arciprete di Castell'Arquato (PC) - Monsignor Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona - don Celso Costantini, fondatore a Portogruaro d'un ospizio per i figli naturali abbandonati nel '18 dagli Austriaci in ritirata - il cardinal Maffi, arcivescovo di Pisa; musicisti: Consolo, pianista - Puccini - Arrigo Boito; regnanti: La regina Margherita - Vittorio Emanuele III° - Umberto di Savoia; scultori: Antonio Bourdelle - Auguste Rodin - Vincenzo Gemito - André Suarès; collezionisti d'arte: Giorgio Franchetti; costumisti: Vittorio Ferrari - Caramba (Luigi Sapelli); editori: Giovanni Treccani - Emilio Treves; accademici: Carlo Puini, sinologo - Teodoro Mommsen; esploratori: Filippo de Filippi; aviatori: tenente Gino Allegri - Antonio Locatelli; restauratori: Oreste Silvestri; eruditi: Guido Biagi; commediografi: Dario Niccodemi; sportivi: Erminio Spalla - Antonio Ascari.

 

 

<Petrolini>

 

"..Questo suo gioco sospeso tra il comico e il disperato, tra l'idiota e il doloroso, tra la risata contro il pubblico e la risata contro se stesso è oggi la sua forza.
Per farla riconoscere dal pubblico Petrolini s'è dato al tragico francamente: al tragico popolaresco, dialettale e violento, di qualche 'atto unico', dopo il quale sa che il pubblico scorgerà più chiaramente le due facce d'un tipo o d'una 'macchietta' come il Sor Capanna o Gigetto er bullo o la Canzonettista alla moda, d'una parodia come l'Amleto o l'Otello, il Faust o Paggio Fernando.
Anche in queste parodie egli rientra, senza saperlo, in una tradizione secolare e nostrana, raggiungendo di là dal personaggio parodiato la beffa dei sentimenti stessi che quel personaggio simboleggia per tutti noi e suscita in tutti noi. La breve parodia del''Amor mio non muore', con quelle fontane di lacrime e smorfie e gemiti e contorcimenti e sospiri, con l'accasciamento e il singhiozzo finale, il volto nascosto nelle due mani, vale i tre atti d'un melodramma, perché li annulla con un solo schiaffo e li ricrea con un grido solo.".

 

 

<Il punto esclamativo>

 

"Odio il punto esclamativo, questo gran pennacchio su una testa tanto piccola, questa spada di Damocle sospesa su una pulce, questo gran spiedo per un passero, questo palo per impalare il buon senso, questo stuzzicadenti pel trastullo delle bocche vuote, questo punteruolo da ciabattini, questa siringa da morfinomani, quest'asta della bestemmia, questo pugnalettaccio dell'enfasi, questa daga dell'iperbole, quest'alabarda della retorica. E se potessi far leggi, lo bandirei, con la speranza che a non vederlo più gl'italiani se lo dimenticassero anche nel parlare e pensare, e piano piano espellessero questo microbio aguzzo il quale dove arriva fa imputridire i cervelli e la ragione e rimbambisce gli adulti, acceca i veggenti, istupidisce i savi, indiavola i santi.".
D. [rivolta a Enrico Rostagno, paleografo]: "Professore, scusi, quando è nato il punto esclamativo?"
R.: "Certo è che il punto esclamativo non fu conosciuto né dall'antichità classica né dall'antichità medievale: non l'ho incontrato né nei manoscritti né negli stampati fino al tardo cinquecento.
Solo nel 1598 Giacomo Vittorii da Spello nel suo dialogo sul 'modo di puntare le scritture' scrive: 'L'effetto dell'esclamativo, affettuoso o ammirativo, è il palesare gli affetti e le passioni dell'animo senza desiderio di risposta' mentre 'l'effetto dell'interrogativo è il dimandare con desiderio di risposta'.
Ma con lui entriamo nel seicento e nel bel teatro barocco quando nasce il melodramma, quando ognuno, come s'usa sulla scena, con la pittura dei volti e i gran tacchi sotto i piedi e i gesti spiegati vuole apparire più di quel che è, e magari quello che non è. E' giusto che tra tanti pennacchi spunti anche il punto esclamativo.".

 

 

<Giacomo Boni>


Nato a Venezia nel 1859, dal 1895 direttore dell'Ufficio Regionale dei Monumenti di Roma, a partire dal 1898 direttore degli scavi del Foro Romano, a cui si aggiungono quelli del Palatino, dal 1907 alla morte, nel 1925.
Esperto, oltre che d'archeologia, di chimica e fisica, d'etnografia e d'agiografia, di botanica e d'economia, d'agricoltura e d'ingegneria, d'igiene e d'idraulica, nel discorrere, dalla notizia storica e dall'indicazione topografica passava a ricordare i miti e i simboli religiosi e morali.
"..Quando salì ad abitare nel Casino Farnese al Palatino, pian piano, cogli anni e i malanni, qualcosa del vecchio Ruskin che l'aveva amato come un figlio fedele, riapparve sul suo volto austero e barbuto, e anche nel suo pensiero, ansioso non più soltanto di scoprire il vero sotterra o nei libri, ma addirittura di migliorare gli uomini e il mondo, di curarli e di guarirli, di plasmare con le proprie mani un poco di grandezza e di felicità per tutti..
Oggi era la crociata contro l'ubriachezza e contro il vino; domani il progetto di bonificare il deserto con piantagioni di ginestre, o di spartire le terre incolte tra i reduci; posdomani la propaganda per le danze nelle scuole, o il miglior sistema per ingrassare i terreni fissando il nitrogeno dell'atmosfera, o per correggere nella laguna veneta il regime dell'acque..
Era un poeta, voglio dire un artista; e ha dato la sua vita alla scienza. In trenta o quarant'anni di lavoro scoprendo ruderi e tombe, non ha trovato mai niente che fosse, di per sé, bellezza: lo vivificava con la dottrina, la venerazione e la fantasia..Ma la fortuna negli estremi anni gli è stata benigna.
Tra le rovine della torre Frangipani nel cuore dell'area palatina egli ha trovato una mozza Vittoria di marmo pentelico ch'è tutta slancio e volo. L'ha alzata sopra un ciocco d'albero accanto alla sua tavola da studio, e fino all'ultimo giorno, egli che ormai si muoveva a stento, ha contemplato e adorato questa statua calda e palpitante sotto il peplo che il vento della corsa le schiaccia in pieghe modulate contro i seni rotondi, contro il ventre liscio, contro le gambe sode. E le è morto accanto.".