Ugo Ojetti, ALLA SCOPERTA DEI LETTERATI

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Ugo Ojetti, ALLA SCOPERTA DEI LETTERATI, Nabu Public Domain Reprints, USA [Harvard College Library, H. Nelson Gray Risorgimento Collection], Edizione anastatica di: @ Milano, Fratelli Bocca Editori, Prolegomeni di U.O.: pp.V-XVI, 1899, pp.1-334

 

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Colloqui con: Giosuè Carducci - Enrico Panzacchi - Antonio Fogazzaro - Paolo Lioy - Giovanni Verga - Marco Praga - Federico de Roberto - Cesare Cantù - Enrico Butti - Edmondo De Amicis - Giovanni Pascoli - Giovanni Marradi - Camillo Antona Traversi - Ferdinando Martini - Luigi Capuana - Cesare Pascarella - Ruggero Bonghi - Arturo Graf - Edoardo Scarfoglio - Matilde Serao - Arturo Colautti - Roberto Bracco - Giacinto Gallina - Giuseppe Giacosa - Domenico Oliva - Gabriele d'Annunzio

"In Italia non v'ha critica sulla letteratura contemporanea.": Prolegomeni, p.V.
Di qui le interviste a domicilio - solo col Graf c'è una corrispondenza epistolare - degli "dei veri e bugiardi della letteratura nostra", ai quali sottopone un triplice questionario: la loro opinione sull'odierna letteratura italiana (narrativa, poesia, teatro).
Sette i pessimisti, anche per il futuro: Carducci, Cantù, Bonghi, Lioy, de Amicis, Marradi, Graf.
Dieci gli ottimisti, almeno per una delle tre discipline: d'Annunzio, Giacosa, Fogazzaro, Capuana, Antona Traversi, Verga, Oliva, Butti, Panzacchi, Bracco.
Sei gli incerti: Serao, Scarfoglio, Martini, Gallina, de Roberto, Colautti.
Questa invariabilità di schema mostra che, in quest'opera giovanile, non  aveva ancora acquisito l'assoluta libertà nell'inquadrare personaggi, eventi, opere d'arte, che lo caratterizzerà in seguito.

Nato nel 1874, ha comunque l'opportunità d'intervistare la generazione precedente: Carducci (1836-1907), Verga (1840-1922), Capuana (1839-1915), Graf (1848-1913), Martini (1841-1928), Panzacchi (1840-1904), Pascoli (1855-1912), Giacosa (1847-1906), il cui decano è lo storico Cesare Cantù (1804-1895), "il vecchio", "il vegliardo", "il Superstite".
"Quando giunsi a Milano e domandai notizie di Cesare Cantù, un editore mi rispose seriamente:
- Ma Cantù non è morto?
E pazientemente dovetti, innanzitutto, scoprire l'indirizzo di lui: via Morigi..
Cesare Cantù ha un piccolo viso pallido e rugoso, naso aquilino ed esili labbra; i capelli di un color bianco giallastro sono ancora folti sul sommo del capo e tutti accuratamente pettinati all'indietro così che su l'occipite sono lunghi ed eguali; i baffi ha piccoli e volti all'ingiù e dello stesso colore dei capelli. Tra gli occhi e le labbra errava un sorriso tra piacente ed ironico, come di chi si senta oggetto di meraviglia e ne rida, pure per cortesia dissimulandolo..
La domestica è entrata e ha fatto scorrere su le rotelle la poltrona del vecchio e, aprendo una delle due vetriate, l'ha spinto in giardino..
Poco dopo io mi sono congedato, temendo di stancare il Superstite. Egli è rientrato nello studio..
Mentre la domestica mi accompagnava all'uscita, io la interrogavo:
- Ma egli è solo, sempre così solo?
- Sempre.
- Non ha parenti? Persone affezionate?
E la domestica con un sorriso indefinibile ha soggiunto:
- Ghe n'a avuu, ma i'a minga sposaa!
E anch'io ho sorriso e ho rammentato i fiori rossi ardenti nel giardino rinchiuso.".

 

Milano, agosto del '94