Ugo Ojetti, I TACCUINI 1914-1943

Stampa PDF

Ugo Ojetti, I TACCUINI 1914-1943, Premessa di Paola Ojetti: pp.IX-XIII, Indice dei nomi di uomini e di luoghi citati: pp.579- 607, Firenze, Sansoni, 1954, pp.1-607

 

Quando penso che io dedico tutta la mia giornata a scrivere pagine e libri di quella così detta letteratura amena a cui gli uomini seri danno, sì e no, un quarto d'ora al giorno tra due sbadigli e, in Italia, sì e no, un quarto d'ora all'anno, mi sento umiliatissimo.

Perché il quadro in cui Pellizza si propone di rappresentare il sole, m'è sempre dispiaciuto come una stolta sfida? Perché per le necessità della pittura il sole non può essere riprodotto, ma solo rappresentato o meglio suggerito. E questa è la regola d'ogni arte, anche della mia: regola, cioè legge e limite, e misura della mia forza: suggerire, con le parole o coi colori, l'ineffabile e l'irripetibile.

 

 

Centosessanta dei quattrocento appunti raccolti in questo volume sono inediti: gli altri - l'embrione, il seme di "Cose viste" : v.: <San Vincenzo, 21 luglio 1922> "Consolo è qui da ieri. Voglio delineare un profilo di lui in Cose viste." - sono stati pubblicati in terza dal Corriere della Sera.

 

Molto brio e nessuna enfasi e profusione d'arte diaristica.

 

<Firenze, 24 agosto 1920>

"Con una lettera di Tumminelli è venuto a trovarmi all'Arte della Lana un pittore bolognese, Giovanni Grandi, che è appena tornato dalla Russia..La prigione non sarebbe un gran pericolo senza i pidocchi; ma in cento in una stanza tutta pidocchi il tifo è quasi inevitabile. Il pidocchio è un'istituzione nazionale. Se ne vendono in fiale ben chiuse per cinquecento rubli, uno per fiala, di sicuramente tifogeni, ai soldati che vogliono imboscarsi. Essi si fanno pungere, s'ammalano: forse guariscono, certo non vanno a combattere.".

 

<Firenze, 24 novembre 1922>

"Berenson m'ha parlato oggi di Proust morto tre giorni fa. Il più grande psicologo dopo Dostojevski. Sporco, unto, cinedo. Voce acuta stridente. Parlava, parlava. O invisibile o teatrale. Spettinato, colletto sbottonato, abito logoro, bohème. Mai luce di sole nella sua stanza. Odor di gabbia di cani. Scuoiava gentilmente, strato per strato, fino all'osso, ogni personaggio. Swann e Dreyfus. Guermantes-Gontot. Calus-Montesquiou. Niente nel suo parlare faceva prevedere la sua scrittura. Sì, noioso a leggersi. Anche il Don Chisciotte lo è.".

 

<Saltino, 14 agosto 1930>

"..Questo era Sforza [Sottosegretario, poi Ministro degli Esteri, ndc]. D'ingegno? Tutti hanno ingegno in Italia. A chi si nega l'ingegno?

Un giorno (narra Scialoja) erano insieme Sforza, Luigi Medici del Vascello ora ambasciatore a Madrid e malatissimo, Giovannino Visconti Venosta. E Giovannino: - Curioso; qui c'è un Medici che non ha niente a che fare coi Medici, un Visconti che non ha niente da spartire coi Visconti, uno Sforza che non ha niente di comune cogli Sforza. - L'unico che s'offese fu Sforza.".

 

<Venezia, 12 settembre 1938>

"..Usciamo. Andiamo verso Santa Fosca e la Cattedrale. La luna fa saltare innanzi tutti i bianchi. La croce di marmo sul fianco di Santa Fosca. Giro dietro l'abside: alte finestre a due o tre aggetti. Arabi. Con la luna tutto sembra intatto, perfetto. Ottavo, nono, decimo secolo? Il cielo tra gli archi. Il prato sotto il campanile. Odore di menta. Grilli. Cielo bianco lontanissimo. Stelle. Vento. Silenzio. Hitler-Benes 1938. Tutto scomparso. Si vive nell'immobile eternità.".