Massimo Bontempelli, L'AVVENTURA NOVECENTISTA

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Massimo Bontempelli, L'AVVENTURA NOVECENTISTA, @ Firenze, Vallecchi, 1938, Introduzione di Ruggero Jacobbi: pp.IX-XXII, Indice dei nomi e delle cose notevoli: pp.357-368, Firenze, Vallecchi, 1974, pp.1-374

 

 

Articoli tratti da Bontempelli, nel 1938, per lo più, da Novecento, la rivista letteraria fondata con Curzio Malaparte, che iniziò a essere pubblicata nel settembre 1926, con cadenza trimestrale e in lingua francese e continuò a uscire, trasformandosi poi in mensile in lingua italiana, fino al giugno 1929.

 

 

 

Avventuranovecentista 2011

 

 

<Il suffragio di tutta una generazione non è il segno più sicuro della validità d'un creatore>

 

"Chi è Angelo Mazza?

Lui vivente (verso la fine del Settecento e poi per un po' dell'Ottocento) tutta l'Italia 'sonava delle sue lodi' (dice il Carducci). Anche i maggiori poeti e critici suoi contemporanei gareggiavano nel riconoscerne ed esaltarne la grandezza: volerla misconoscere o anche soltanto menomarla, sarebbe stato vergogna, delitto di lesa poesia italiana. Metastasio scriveva, di certi versi ch'erano tra i suoi più decantati: 'Sarebbero degnissimi d'aver luogo tra gli esempi del sublime che ci ha proposti Longino'; e le lodi continuarono, fino al Foscolo. Certo siete curiosissimi di leggere il passo di quella poesia, famosa a quei tempi come oggi, che so io? La pioggia nel pineto, o ieri Idillio maremmano. Ecco il passo: 'L'aura son io, che suggere / godea le note sante / che di Dio piene uscivano / da quel bel labbro amante. // E del Signor de' secoli / io le recava al trono: / m'apriro il varco, e tacquero / e le tempeste e il tuono. // '

Una medaglia con l'effigie di Angelo Mazza, eseguita dall'incisore Weber, reca nel rovescio l'epigrafe: Homero viventi. Nessuno parlava di Mazza senza citare Pindaro e Dante.

La gloria di Angelo Mazza non declinò mai fino alla sua morte, che fu del 1817. Se qualcuno prima di quel giorno avesse osato dire che in Italia Parini e Foscolo (il quale aveva già scritto le due odi e i Sepolcri) erano i due grandi poeti dell'epoca e Mazza no, avrebbe fatto ridere. Chi avesse avvertito che un giovane di nome Manzoni e un giovanissimo di nome Leopardi davano già segno di valer molto di più del vecchio vate, sarebbe stato bastonato.".

 

Dicembre 1931

 

 

<Cronache>

 

" a Ugo Ojetti - Quel fastidio della perfezione, di cui parlavo con Borgese, non è, caro Ugo, altro che un prezioso avvertimento del nostro istinto, che ci fa sentire come appunto per quella via si arriva a quello ch'è il vero decadimento dell'arte nostra: il passaggio dalla letteratura come creazione alla letteratura come bello scrivere..

Il bello si è che i più grotteschi esempi di tale orrore del semplice li danno i giornali sportivi. Quando il lunedì ci gettiamo sopra i rendiconti delle partite del Campionato di calcio, vediamo subito come la cosa è andata per le squadre meno importanti, perché un titolo semplice ci informa per esempio Bari-Modena 2-2, e simili. Ma per le squadre  più in vista la faccenda si complica: un titolo a tre righe su quattro colonne ci fa sapere che 'La foga travolgente dei verdoni ha costretto a un'amara parvenza di pareggio l'avanzante astuzia dei bianco-porpora' e siamo costretti a ritradurre per capire che cosa è accaduto.".

 

Giugno 1932

 

 

 

<Due anni dopo, ecco (Cacciatore si nasce, 1932) la smentita vivente: Barisoni>

 

"..In certi periodi sarà forse necessario a una generazione letteraria fare una cura di realtà. Oggi sarebbe piuttosto da insegnare agli scrittori a liberarsi da ciò che vedono e toccano, visto che non sanno farlo diventare fantasia (la realtà, quando è fatta arte, è pura fantasia), anzi non vi trovano che impaccio, e l'incentivo a una prudente mediocrità.

Il male è così grave che proporrei di fare una legge che proibisca per cinquant'anni agli scrittori di parlare di ciò che hanno veduto: per esempio agli ammogliati di dipingere la vita coniugale, a quelli che vivono in campagna di fare racconti rusticani, ai cacciatori di scrivere scene di caccia, e così via.".

 

Giugno 1930

 

 

 

<Per ragioni teoriche, fa anche fette di Voyage au bout de la nuit (1932), ritenuto oggi un capolavoro>

 

"..Anche la Francia ha esaltato, sono pochi mesi, il Voyage au bout de la nuit di Céline, libro infernale..

L'uomo e il mondo veduti come un miracolo e un mistero, tale è sempre stata la mia ansia. La verità quotidiana considerata quale materiale d'uso, dal quale il poeta trae qualche elemento che gli fa comodo, per trasformare quella verità, agitarla in combinazioni nuove, spingerla a germinare atteggiamenti non prima conosciuti: creazione, intorno al mondo come sta, di un sopramondo vivente in un'atmosfera che è tutta opera dell'immaginazione [realismo magico]. L''arte che si vuole imporre all'Italia è un'arte di disfacimento..C'è nei romanzieri una morbosa corsa al materiale umano più basso. Se nella guerra hanno visto soldati coraggiosi e soldati paurosi, è il pauroso quello che più li alletta, e nel dipingere la sua vigliaccheria avran cura di mostrarla come la qualità più persistente e naturale dell'uomo (vedi Céline). L'uomo di debole volontà, preda dei suoi più facili istinti, incapace di ogni risoluzione, antivirile, è il tipo prediletto messo di moda da questi detriti del più basso romanticismo europeo.": p.172, p.178 e p.191.

 

Marzo 1934