Ugo Ojetti, RITRATTI D'ARTISTI ITALIANI - PRIMA SERIE

Stampa PDF

Ugo Ojetti, RITRATTI D'ARTISTI ITALIANI - PRIMA SERIE, 14 fototipie, Indice dei nomi citati: pp. 273-277, Milano, Fratelli Treves Editori, 1911, pp.IX-XV, 1-279

 

 

 

Francesco Paolo Michetti - Telemaco Signorini - Marius Pictor - Edoardo Dalbono - Filippo Carcano - Leonardo Bistolfi - Giovanni Fattori - Domenico Trentacoste - Pietro Fragiacomo - Luigi Serra - Giuseppe Pellizza - Ettore Tito - Davide Calandra - Guglielmo Ciardi

 

L'antefatto della Prima e Seconda serie di: "Ritratti d'Artisti Italiani": "Aprite le  nostre migliori riviste d'arte: L'Arte, La Rassegna d'Arte, La Rivista d'Arte, il ministeriale Bollettino d'Arte, e trovatevi, se potete, un articolo sopra un artista nostro degli ultimi cento anni."; e il loro fondamento: "l'amore per la semplicità e per la discrezione, l'odio per la magniloquenza che allora quanto adesso rimbecilliva artisti e scrittori italiani."[Guglielmo Ciardi, p.263]

 

<Telemaco Signorini: "la macchia">

La forma intesa come linea non esiste, ma è creata dalla luce, come macchie di colore.

 

Quando il pittore o lo scultore è figlio d'arte, approfondisce anche la figura paterna: di Signorini: "Anche suo padre era stato pittore e aveva avuto il suo studio vent'anni prima sulla stessa piazza. Il Granduca lo aveva molto protetto. Pel Granduca, Giovanni Signorini aveva dipinto molti di quei quadretti di vedute e di feste e di costumi fiorentini che sono uno dei più preziosi documenti oggi raccolti nella Casa di Michelangelo dal Museo topografico fiorentino; e nel 1847 aveva dipinto per lui anche quadri patriottici."; di Marius Pictor: "Suo padre, il barone Fabio de Maria, fu un medico che del resto disegnava e dipingeva con vivezza. Il suo bisnonno fu direttore d'orchestra a Pietroburgo. Il suo nonno, Giacomo de Maria, fu invece uno scultore classicissimo le cui opere più insigni sono nel museo di Liverpool e nel Camposanto di Bologna."; di Davide Calandra: "Suo padre, l'avvocato Claudio Calandra, aveva fatto una raccolta d'armi da fuoco di fabbrica italiana che ora è il vanto del museo di Birmingham e il nonno materno, Pietro B. Ferrero, raccoglieva stampe e quadri fra i quali i più erano paesi di Giovanni Migliara."; e di Leonardo Bistolfi: " - Mio padre Giovanni era a Casal Monferrato uno scultore in legno, un decoratore modesto ma assetato d'arte. Dell'arte sua, a casa, non restò nulla. Ebbene, venticinque anni dopo, volli andare da Casale a Sannazzaro a vedere in una villa uno studio in stile rococò tutto scolpito in legno da mio padre. Sul bel tono oscuro della quercia, le masse dei fiori eleganti e sinuosi erano distribuite con un chiaroscuro così sicuro e con una volontà d'espressione così nuova come se io stesso, pur piegandomi a quel vieto stile francese, le avessi scolpite.".

 

<Marius Pictor>

Le visioni macabro-fantastiche, cogli anni, lasciano luogo a "quelle armonie di colori che erano la vera delizia e il tormento dell'artista; e intitolava i suoi quadri alla maniera di Whistler: Due grigi in una scala di gialli, Un giallo sporco in una scala d'azzurri, Toni caldi e toni freddi.".

 

<Luigi Serra (Bologna, 1845-Bologna, 1888)>

Al contrario dei macchiaioli, nei disegni alla Galleria Nazionale di Roma, c'è una mania dell'analisi ostinata della linea: "Ed erano fiori, sassi, monti, alberi, anticaglie, armi, nuvole, rovine, facce umane, intere figure umane, tutte a solo contorno. Era un gioco per me trovare da dove quella linea che delimitava, intagliava, fissava le zone d'ombra e le forme, partisse per girare mai interrotta attorno a tutto un corpo e per tornare a congiungersi esattamente col punto iniziale, chiudendo il cerchio.".

 

Riporta versi - popolari o di poeti di moda - a commento di qualche opera nuova, come per la scultura Fiore di chiostro del Calandra. "Intorno a questa testa di monaca curva di mestizia sotto le bende, fu tutt'un volo di versi patetici. Edmondo de Amicis scrisse un sonetto che cominciava:

 

O giglio sacro, o mesta monachella,
non mai del claustro nella pace oscura,
fronte rifulse della tua più pura,
non mai l'ostia baciò bocca più bella…

Lo aveva preceduto Angelo Cabrini, dichiarando a quella 'di mistico Iddio sterile sposa':


Il rimpianto ti vince; e se la gloria
del sol dà suoni e raggi alla tua cella,
senti passar di desideri un'onda
sulla bianca persona fremebonda:
e la giovane carne si ribella
alla vana glacial giaculatoria!".

 

Di Pellizza da Volpedo - recatosi a porre una lapide sulla casa abitata dal Segantini - cita una pagina, che al pointillisme d'oltralpe associa un umile reperto engadinese: "Stamane sono andato sulla stradetta sopra Savognino verso la montagna che mette al lago Nogiel. Ho scelto una ventina di pietruzze nel torrente che scende verso il paese: mi pare di vedere in esse l'origine della pittura di Segantini, l'embrione della sua tecnica.".

 

<Guglielmo Ciardi>

" - Guarda il bianco di quei panni in trasparenza, e il bianco sordo della strada…
- E quell'erba dietro…
- E il riflesso bianco nell'acqua…
Guglielmo Ciardi è lì fra Beppe e Emma, i due figli pittori e non ode altro. Londra, Monaco, Venezia, le esposizioni, il pubblico, le vendite, tutto scompare per loro davanti all'incanto di quei bianchi, tra l'acqua e il prato, sotto il cielo soffuso d'oro. Ripenso alle antiche famiglie di pittori veneziani dove i più giovani lavoravano intorno ai loro maggiori, stretti nello stesso lavoro e nelle stesse ansie: Il Tintoretto tra Marietta e Domenico, i due Tiepolo a Zianigo poco lontano da qui, Antonio e Bernardo Canaletto, Pietro e Alessandro Longhi. Ricordi eroici che farebbero sorridere i miei compagni se li enunciassi ad alta voce. Le anatre ci raggiungono nel canale e starnazzano e stridono e ci assordano.
- Tasè, maledete. Ti vedi: el xe el publico…".