Ugo Ojetti, OTTOCENTO NOVECENTO E VIA DICENDO

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Ugo Ojetti, OTTOCENTO NOVECENTO E VIA DICENDO, Prefazione di U.O., pp.15-22, Indice dei nomi di luoghi e di persone, pp.317-329, Milano, A. Mondadori, 1936, pp.1-329



<L'ARTE E LA STORIA

La Mostra d'Arte italiana a Parigi
I - Da Duccio al Tiepolo
II - L'Ottocento…
III - …e questo poco di Novecento

La Mostra di Tiziano a Venezia

La "Tempesta" di Giorgione

La fortuna del Correggio

Lorenzo Maitani e il Duomo d'Orvieto

Firenze sacra e il suo tesoro

Giacomo Serpotta

Seicento e Settecento a Bologna e a Brescia

Vetri di Murano

Ville sul Brenta

La Mostra d'Arte francese a Londra

Arte tedesca 1934


L'ARTE E LA CRONACA

Scoprire non è salvare

Gloria e semplicità

La fuga dal reale

La paura dell'antico

L'uso dei quadri

Ogni museo a modo suo

Arti e artigiani d'Italia

Arte sarda

L'arte nuova e il mercato

I lettori e il critico

Troppi

Arte sacra e arte nuova

Per una Galleria a Napoli d'arte moderna

Il concorso per la stazione di Firenze

Il concorso pel palazzo del Littorio

Le Grazie in prigione

Il Camposanto di Pisa e la polvere

La potatura delle statue>



Sobrio, consequenziario, umorale, balanced, diretto, versatile, piano.


<La fuga dal reale>

"..Certamente grammofono, cinema, radio sono tutte invenzioni ammirevoli e utili, piacevoli e quasi indispensabili. Qui osservo solo che, servendocene ormai ogni giorno, finiamo a dimenticare che sono surrogati della realtà e li prendiamo per la stessa realtà, pacificamente; e la nostra umanità che, quando andavamo a teatro, si scontrava per due o tre ore con gli attori e i cantanti vivi, adesso s'isterilisce in solitudine, paga di questi immutabili fantasmi a buon mercato, evocati senza sforzo, cacciati senza rimpianto, da un giro di chiave o di manovella. Dall'altro lato, diminuisce l'umanità degli attori i quali non corrono più il rischio del pubblico giudizio perché al pubblico non arriva che una loro eco o una loro immagine scelte dopo prove e prove. Già da un secolo la fotografia aveva tolto al pittore il monopolio di rappresentarci sopra una superficie piana la natura visibile. Scimmia della natura, lo chiamavano per lodarlo gli antichi. Il punto di paragone era il vero, il vivo e mobile vero. In pochi anni il punto di paragone diventò la fotografia..Basta un argomento: la fine dei ritrattisti. Per giunta sembra che l'idealismo, oggi, dei filosofi aiuti gli artisti in questa fuga..Ma tant'è: il Rinascimento, quello che cominciò con Giotto, fu la riscoperta del mondo esterno e dell'uomo, venne cioè dalla felice fede nella concreta esistenza del mondo esterno e della sensibile realtà. E per questa fede l'arte italiana trionfò nel mondo. Reale, leale: in Toscana il popolo scambia le due parole. Con questa sostituzione del meccanico freddo ricordo d'una cosa o d'una persona alla vista, al contatto e all'affetto per la persona o la cosa stessa, si muta infatti alla lunga il carattere e si fiacca la forza d'una civiltà, specie d'una sperimentata civiltà come la nostra che dette un volto bello ed umano anche a Dio perché fosse adorabile, quasi un vivo e tangibile modello dell'uomo fisico oltre che dell'uomo morale.. Sarebbe perciò l'ora di ricordare che proprio partendo dall'Italia questa fede e fiducia ed amore per la concreta realtà ha un'altra volta salvato e risuscitato il mondo. E sono stati i poeti e gli artisti a cominciare, dietro un uomo il quale parlava al sole, alle stelle, all'acqua, al fuoco, alla terra come a creature vive, davanti a lui, staccate da lui. Che i filosofi più intransigenti perdonino almeno a lui tanta ignoranza, dato che è un santo.".


<L'uso dei quadri>

"..Molti raccoglitori si affidano a studiosi e a critici. Fanno bene, visto che per comprarsi un paio d'occhiali s'ha pur da consultare un oculista; ma fanno male se poi credono ciecamente a quei consiglieri i quali sembrano muoversi liberi verso la luce della bellezza, ma spesso sono legati all'antiquario di Londra o di Milano, di Parigi o di Monaco, e docili al tirare della cordicella dorata. Ormai si sa che anche qualche professore d'Università s'è messo purtroppo su questa altalena tra il mercante e il cliente, e talvolta nello slancio controvento gli si scopre anche quello che pel rispetto dell'ordine gerarchico sarebbe meglio restasse nascosto; ma non avendo saputo che il ministro dell'Educazione si sia mai adontato di siffatte scoperte, perché ce ne dorremmo noi? Il raccoglitore deve quindi badare a formarsi piano piano da sé gusto e giudizio, almeno per quello che riguarda le falsificazioni..
Ma l'amatore sincero non può star pago alle saltuarie esperienze delle sue compere, ma deve, appena può, istruirsi, leggere libri, raccogliere fotografie, frequentare le vendite, conoscere gli artisti, ascoltare i conoscitori e, soprattutto, visitare musei e gallerie e lì guardare i quadri anche da vicino.. Chi insomma per esercitare l'agilità dell'intelligenza e, insieme, per difendere i suoi interessi di raccoglitore, si dia a studiare i capolavori, da principio non si fermi a considerare solo i volti i quali affascinano il riguardante con la loro espressione e quasi gli tolgono la libertà dell'osservazione minuta: ma a Venezia nella Presentazione al Tempio si metta ad osservare la cesta con le uova accanto alla vecchia, e al Prado nella Danae il cagnolino di color tabacco presso il guanciale, e al Louvre la mano inguantata dell'Uomo dal guanto. E' come cercare la firma del pittore. Quando egli avrà imparato a leggerla, a ritrovare cioè anche in pochi centimetri di tela quell'accento, quel tocco, quel rompere una tinta in cento toni, quelle abbreviature corsive e quelle insistenze costruttive, sarà ben difficile che prenda per Tiziano vero un Tiziano falso.".