Ugo Ojetti, I CAPRICCI DEL CONTE OTTAVIO

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Ugo Ojetti, I CAPRICCI DEL CONTE OTTAVIO, Volume I°, Prefazione - A Emilio Treves - di U.O.: pp.VII-X, Indice alfabetico, pp.381-389, Milano, Fratelli Treves Editori, 1908, pp.6-380

 

 

Nei due volumi de "I capricci del conte Ottavio", usciti rispettivamente nel 1908 e nel 1910, vennero pubblicati gli articoli scritti fra il 1904 e il 1908 per la rubrica "Accanto alla vita" dell'Illustrazione Italiana.
L'aggancio del titolo è duplice: al Giovan Battista Gelli (Firenze,1498-1563) de I capricci del bottaio (1546), ragionamenti fra Giusto bottaio e la propria anima; e al Goldoni: "Il giornale illustrato è il  più pratico e documentato di tutti i giornali. Da quattro anni tu ed io - perché tu direttore sei pei tuoi redattori il più prezioso collaboratore - tra due immagini fotografiche e precise di realtà diamo ai lettori dell'Illustrazione, ogni settimana, una rubrica, 'Accanto alla vita', dove quelle immagini sono commentate rapidamente e liberamente. E quattro anni fa, come epigrafe alla prima di queste cronache, posi i consigli rivolti dal Conte Ottavio, nel Cavaliere di buon gusto, al giovane Florindo, il quale gli vantava la sua filosofia universitaria: 'Filosofia da ragazzi! Quella degli uomini ve l'insegnerò io. Buon discernimento delle cose umane; conoscer bene il carattere delle persone; argomentare sugli accidenti che accadono; amare e procurare d'essere amato.'. Sono riuscito a tanto?": Prefazione - A Emilio Treves, p.VIII.

 

La consequenzialità, l'"odio per la magniloquenza"usati e il bollare come un'"invenzione"la "civiltà" americana: "Esposizione di Saint-Louis, 26 settembre 1904 - "L'esposizione dei villaggi e dei selvaggi delle isole Filippine [all'epoca colonia americana, ndc] costa, secondo il catalogo ufficiale dell'esposizione, cinque milioni di lire al governo americano di quell'arcipelago, cioè ai contribuenti Filippini. Ma l'istruzione che se ne trae è naturalmente favorevole alle idee e ai bisogni del governo: serve, cioè, a dimostrare che i Filippini sono degli antropoidi di poco superiori alle scimmie, e che gli americani non potranno mai conceder loro l'indipendenza o almeno il diritto di voto..
Così questi villaggetti cinti da siepi, da graticciate, da griglie come gabbie d'animali feroci, queste capanne di stoppia sulla terra nera o di giunchi sulle palafitte e sull'acqua sporca, formano un'esposizione crudele a due passi dalle gallerie immense della meccanica, delle industrie, delle arti dei loro padroni Americani. Ma la folla americana che si dice moderna e liberale, si compiace in questo spettacolo feroce e affluisce a tutti gl'ingressi, specialmente le donne. Gli adulti gittano soldi, i bambini tozzi di pane e dolciumi agl'indigeni fangosi, e tutti ridono loro in faccia a ogni gesto e a ogni smorfia, con un bel disprezzo d'uomini molto civili..
E, poiché gl'Igorroti dormono più spesso sulla terra possibilmente asciutta e mangiano anche i cani, l'ora del loro sonno e l'ora del loro pasto richiamano una calca dai luoghi più lontani della città e della Mostra. La Dog Feast, la Festa del cane, cioè l'arrostimento d'un cane sopra un fornello di quattro pietre e le danze intorno al cane abbrustolito è la farsa più cara ai visitatori americani, e ieri, avendo uno di essi imitato per dileggio l'abbaiar d'un cane, il pubblico ha raddoppiato i bau bau! valorosamente, finchè gl'Igorroti son fuggiti nelle capanne…La civiltà è un'invenzione dei filantropi."; e il fanatismo religioso: "Il presepe all'Aracoeli, Roma, 30 dicembre 1904 - Di faccia al presepe, al limite dell'opposta navata, è il piccolo palco dove i bambini recitano i sermoni.
E' gran vocio e grande calca attorno al pulpito coperto da un vecchio tappeto a fiorami verdi, e almeno dieci ragazzette sono lì sopra sostenute, sospinte, incoraggiate dalle sorelle o dalle mamme lì sotto. Quelle che non recitano assumono, aspettando la loro volta, un'aria composta ed anche ispirata, quale il curato della parrocchia ha loro insegnato da un mese in qua. Settenari, ottonari, decasillabi piovono giù dal palco sulle donnette, i seminaristi e le inglesi raccolte attorno attorno.
Una bambina è vestita, con qualche eleganza, di bianco: e si confonde e arrossisce e gorgoglia le parole e finisce a piangere.
Un'altra, snella e più sfacciata, fa tre inchini e grida con voce stridula:


- Crudo verno, aspra stagion!
Tu tra il gel, Gesù diletto,
Ricciutello pargoletto,
Perché tremi al rio aquilon?

e sciabola l'aria con le braccette scarne e le mani rosse di geloni. Ad ogni strofa ingoia la saliva e si volge alla madre che sta presso il pulpito, ebete d'ansietà. E' una bambina che promette."

 

<Il suicidio e i quadri del signor Cronier, Parigi, 2 dicembre 1905>

"A Parigi all'Hotel Drouot comincerà domani la vendita della quadreria di quel signor Cronier che si suicidò per il crac degli zuccheri..
L'uomo, che col lavoro e con l'audacia riesce ad accumulare ricchezze, ha due soli modi per farsele perdonare, anzi per mostrare che ne è degno: l'arte e la carità. In questo, noi italiani siamo inferiori a tutti i popoli civili, compresi gli americani.
I grandi industriali, che, come a Milano il Crespi coi quadri del rinascimento e il Gussoni e il povero Pisa con le loro piccole raccolte di quadri moderni han saputo illuminare di bellezza il proprio riposo, sono rari. L'arte non è amata e compresa dalla nostra borghesia. Essa non riesce a sentire che l'arte è un mezzo di dominio, subito dopo essere un mezzo di felicità. E dico un mezzo di dominio, non soltanto perché essa afferma in modo indiscutibile la superiorità mentale di chi sa goderla e può possederla, ma anche perchè essa è la più fresca sorgente di forza, la più sicura rifornitrice d'energia che un uomo di lotta e d'ambizione possa desiderare.".