Ugo Ojetti, IN ITALIA, L'ARTE HA DA ESSERE ITALIANA?

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Ugo Ojetti, IN ITALIA, L'ARTE HA DA ESSERE ITALIANA?, Prefazione di Ugo Ojetti, pp.13-16, Indice dei nomi di luoghi e di persone, pp.361-376, Milano, Mondadori, 1942, pp.1-376




L'arte e la storia

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L'arte e la cronaca

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<I Bassano>
"..E adesso, 1931, un giovane scrittore d'arte, Wart Arslan, appoggiandosi anche agli studi di Lorenzetti e Gerola, ma tutto, dipinti e documenti, rivedendo coi propri occhi, dedica ai Bassano un intero libro, esemplare nel metodo e sicuro nelle conclusioni, con un corredo bibliografico e compiuti elenchi dei loro quadri, con un'accurata, sebbene talvolta disperata, volontà d'ordinare cronologicamente tanta folla di opere: un libro insomma che su questi sei pittori farà testo per lungo tempo."
Wart Arslan (1898-1968) è stato il relatore della mia tesi di laurea: "Osservazioni su Cesare da Sesto", leonardesco.


<Simmetria>
"..A chi sfogli l'ultimo libro dell'architetto Pica sulla Nuova architettura italiana, con quasi trecento tavole, parecchi caratteri comuni saltano agli occhi: e sono, s'intende, caratteri negativi. Quello più evidente è la mancanza di simmetria. Per parlare delle fabbriche grosse, solo la chiesa a Roma di Cristo Re e il palazzo napoletano delle Poste hanno ancora un centro d'equilibrio e una visibile proporzione delle parti..
Diceva Michelangelo, in una lettera al cardinal da Carpi, essere 'cosa certa che le membra dell'architettura dipendono dalle membra dell'uomo'".
Addio. Michelangiolo. Nei quattro quinti degli edifici pubblicati da Pica la simmetria è rifiutata; perché di questa architettura detta nuova il modello non deve più essere l'uomo, ma la macchina.. Il comodo dell'uomo, in questa epoca pratica e meccanica, ha sostituito, come ideale, il modello dell'uomo.".


<La tradizione>

"Leggo sul Tempo del 25 settembre 1941 negl'indiscreti colloqui che Massimo Bontempelli - vent'anni addietro ha scritto che abbiamo un solo modo di collegarci alla tradizione, ed è infischiarcene - ha ogni sette giorni con se stesso, queste quattro righe: 'Tali standardizzazioni creano i falsi-stili dei tempi. I critici storici le studiano con molta seriosità. I più scemi le chiamano la tradizione.'. Bontempelli è uno scrittore esemplarmente rigoroso, e per riposarsi si trastulla talvolta con la libertà dell'avvenire. Io sono tra gli scemi e credo nella tradizione,".


<Cartelloni>
"..Chi pel primo ha portato la fantasia nel cartellone a colori è stato Cappiello, un livornese fissato a Parigi. Fantasia, ma anche ordine, proporzione e convenienza, col senno d'un italiano e d'un toscano. La sua composizione, raccolta in riposo o lanciata in diagonale, era sempre equilibrata dentro un netto profilo, con un calcolo perfetto, si potrebbe dire, del poligono delle forze. S'aggiunga che la scarpa, la bottiglia, la sigaretta, il profumo da lanciare, egli li disegnava e presentava fedelmente; e questa figura reale e precisa al centro del del suo quadro irreale, diventava, per contrasto, cento volte più visibile e memorabile..
Poco dopo Cappiello, il nome d'un altro italiano, Marcello Dudovich, apparve sui muri delle nostre vie..La sua novità è stata ed è nei cartelloni della bellezza e della salute, con donne giovani, all'aria libera, alte, aitanti e ridenti, d'un'eleganza semplice e succinta, con gesti ampi e cordiali, come quello di salutare col braccio da una vetta, o d'appoggiarsi felice alla murata d'una nave in rotta, la fusciacca al vento.".


<Libri illustrati>

"Confesso che un libro di bei caratteri soltanto, e bene stampato, mi piace più d'un libro ornato di bei fregi, e che un libro soltanto ornato mi piace di più d'uno illustrato. Preferisco rileggermi Dante come Dio l'ha fatto, senza che i disegni, sieno pure di Sandro Botticelli, mi definiscano le tre orride facce della testa di Lucifero, ovvero su in Paradiso gli angeli che passano e ripassano dalle corolle al miro gurge. Preferisco che la mia libera fantasia, per quanto poco valga, segua a suo grado la musica del verso, si sogni il colore dell'aria, si culli al va e vieni d'una rima, s'afferri a una parola più scolpita per non sprofondare nel fulgore o nelle tenebre, dia a Matelda o Beatrice il volto che più quella sera le torna..
Come concetto e come lavoro, gl'illustratori si possono dividere in due specie. O vogliono dare, d'una scena del romanzo o del poema, una visione precisa quasi fotografata dal vivo, ma questi sono sempre meno; ovvero intendono soltanto alludere ai fatti narrati, e questi sono i più..
S'intende che fra trenta o quarant'anni il gusto sarà mutato, anche il mio, se ci fossi, Certe concordanze [fra illustrazioni e testo, ndc] forse allora sembreranno contrasti e contraddizioni. Ma quando caratteri, carta, inchiostro, frontespizio, margini, stampa, cucitura, legatura, sieno perfette, e rappresentino il gusto e la moda, sia pur bizzarra, d'un'epoca, il valore del libro d'arte non tramonterà mai, o se per poco tramonterà, risorgerà, se non come arte, come curiosità e documento.".