Ugo Ojetti, SCRITTORI CHE SI CONFESSANO

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Ugo Ojetti, SCRITTORI CHE SI CONFESSANO, Prefazione: Lettera a Benedetto Croce di Ugo Ojetti, pp.V-XVI, Indice dei nomi citati, pp.299-303, Milano, Fratelli Treves Editori, 1926, pp.1-303




Venticinque recensioni librarie di U.O..




<I ricordi di Renato Fucini>

"..Ma dov'è maestro, è nella narrazione della beffa. I tre mercatini di piazza San Lorenzo che nessuno li guarda e fingono una rissa e il popolo accorre e così vendono tutta la merce;.." [R. Fucini, Acqua passata, Firenze, ed. "La Voce", 1921].



<Toscani dell'ottocento>

"..Se dovessi scegliere in questa scelta, non prenderei la prosa narrativa che il Pancrazi ammira tanto, ma ritratti. Chi conosceva, per dare un esempio solo, questo malédico Pietro Fanfani del Provveditore agli studi Barboni?: '..Così rinchioccito [accoccolato, rannicchiato, ndc] sedeva lavorando al suo scrittoio di bibliotecario…C'era d'ogni cosa un po': la polvere prima di tutto, e alta un dito; e poi cannelli di ceralacca spezzettati, candele stroncate a mezzo, lapis di tutti i colori, giacenti fra le scheggette cadute nel temperarli, forbici con la moccolaia [colatura di cera, smoccolatura, ndc] attaccata al taglio; coltellini, stecche, ostie, lettere a rifascio [alla rinfusa, ndc], matassine di spago, una fogliata [incarto, involto, ndc] di pasticche [compresse, ndc] di rosolacci [papavero selvatico, ndc], mucchietti di fagioli coll'occhio, bianchi, rossi, ceciati [che ha il colore giallo-rossiccio del cece, ndc]; patacconi di inchiostro; l'ira di Dio, insomma, rivelantesi nello scompiglio della scrivania d'un filologo malato di milza e di cuore.'. E via così per pagine e pagine che dànno scintille come fossero elettrizzate." [Pietro Pancrazi, I Toscani dell'ottocento, Firenze, ed. Bemporad, 1924].



<Scrittori allo specchio>

"..J.H.Rosny ha scritto alcune dozzine di romanzi d'ogni epoca e razza..Ho durato per anni a tenergli dietro, aspettando sempre il capolavoro. Poi ho smesso di leggerlo. Egli non ha smesso di scrivere. Di tanto leggere m'è rimasta nella memoria una riga del romanzo preistorico Vamireh, l'esclamazione cioè d'un cacciatore primitivo, ventimila anni or sono, al tempo, figuratevi, del mammutte. Quel cacciatore vedendosi fuggire davanti agli occhi un cervo: ' - Llo! Llo!, - fit-il non sans sympathie'. Che voleva dire Llo ventimil'anni fa? Mistero per tutti, compreso Rosny. Forse perciò questo monosillabo mi è rimasto caro. S'era agl'inizi del cubismo e del futurismo. - Che ne dice lei di questo quadro? - Llo, llo io rispondevo come quel cacciatore, non senza simpatia." [J.H.Rosny Ainé, Torches et lumignons, souvenirs de la vie littéraire, ed. "La Force francaise", 1922].